K metro 0 – Washington – Cresce la tensione in Medio Oriente, l’imponente dispiegamento di forze aeree, navali e militari Usa intorno all’Iran ormai induce a credere che l’attacco americano a Teheran è imminente. Trump, vuole costringere l’Iran a cedere su tutto, ma Teheran promette risposte e si aprono nuovi scenari sul futuro del conflitto
K metro 0 – Washington – Cresce la tensione in Medio Oriente, l’imponente dispiegamento di forze aeree, navali e militari Usa intorno all’Iran ormai induce a credere che l’attacco americano a Teheran è imminente. Trump, vuole costringere l’Iran a cedere su tutto, ma Teheran promette risposte e si aprono nuovi scenari sul futuro del conflitto e degli equilibri regionali. Intanto, il dialogo continua tra mille dubbi e poche certezze.
Con l’Iran “dovremo discutere di qualcosa che vada oltre il solo programma nucleare, ma se non si riesce nemmeno a fare progressi sul nucleare, sarà difficile farne anche sui missili balistici”. Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio parlando in conferenza stampa a Saint Kitts e Nevis.
L’Iran “possiede un numero molto elevato di missili balistici, in particolare missili balistici a corto raggio che rappresentano una minaccia per gli Stati Uniti, per le nostre basi nella regione e per i nostri partner regionali. E per tutte le nostre basi negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar e in Bahrain. Possiedono già armi che possono raggiungere gran parte dell’Europa, già in questo momento”, ha avvertito il segretario di Stato, secondo cui Teheran si sta “avviando su un percorso che un giorno potrebbe consentirgli di sviluppare armi in grado di raggiungere il territorio continentale degli Stati Uniti”. Ma il Ministero degli Esteri della Repubblica Islamica ha categoricamente smentito le recenti dichiarazioni Usa, bollandole senza mezzi termini come “grandi bugie” e propaganda.
Il portavoce del dicastero iraniano Esmaeil Baqaei ha respinto l’intera narrazione americana, allargando il campo della smentita. Baqaei ha infatti dichiarato che le accuse di Washington sul programma missilistico e sulle reali ambizioni di quello nucleare sono totalmente infondate. Inoltre, il portavoce ha definito deliberatamente false anche le stime diffuse dagli Usa in merito all’alto numero di vittime registrate durante le proteste e i disordini interni divampati nel Paese lo scorso gennaio
Intanto, gli influenti consiglieri del presidente degli Stati Uniti Donald Trump ritengono politicamente più sostenibile un eventuale intervento militare contro l’Iran se fosse preceduto da un attacco di Israele. Secondo fonti a conoscenza delle discussioni citate dal sito d’informazione “Politico”, un’azione militare israeliana seguita da ritorsioni iraniane contribuirebbe a rafforzare il sostegno dell’opinione pubblica statunitense a un coinvolgimento diretto di Stati Uniti.
Il calcolo è essenzialmente politico: i sondaggi indicano che molti cittadini statunitensi, specie tra i repubblicani, sostengono un cambio di regime in Iran, ma non se ciò dovesse comportare perdite tra i militari statunitensi. Un attacco subìto, diretto o contro un alleato, renderebbe più accettabile una risposta armata statunitense.
Stando a “Politico”, tra gli scenari considerati da Washington figura un’operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele, sebbene pubblicamente la Casa Bianca eviti conferme. Le opzioni militari allo studio vanno da attacchi limitati per forzare un accordo o operazioni più ampie contro siti nucleari, infrastrutture missilistiche e vertici del potere, inclusa una possibile “decapitazione” della leadership guidata dall’ayatollah Ali Khamenei. Tuttavia, funzionari statunitensi temono ritorsioni estese contro basi e personale Usa in Medio Oriente ed Europa, con conseguenze militari e politiche rilevanti. Ulteriori preoccupazioni riguardano l’esaurimento delle scorte di munizioni e il rischio che un impegno militare prolungato offra opportunità strategiche ad altri attori globali.













