K metro 0 – Kabul – Più di 100 persone (alcune fonti stimano 400) sono state uccise in un raid aereo pakistano che ha colpitpo un centro di cura per tossicodipendenti nella capitale afgana. Molto probabilmente si tratterebbe di un errore nella definizione dell’obiettivo. Dallo scorso anno si sapeva che le crescenti tensioni tra talebani
K metro 0 – Kabul – Più di 100 persone (alcune fonti stimano 400) sono state uccise in un raid aereo pakistano che ha colpitpo un centro di cura per tossicodipendenti nella capitale afgana. Molto probabilmente si tratterebbe di un errore nella definizione dell’obiettivo.
Dallo scorso anno si sapeva che le crescenti tensioni tra talebani al potere in Afghanistan e il Pakistan potevano degenerare in una crisi più ampia o in uno scontro armato nel 2026.
Erano stati resi noti attacchi transfrontalieri dei terroristi come la principale causa delle tensioni tra i due vicini. Sebbene gli analisti della regione non avessero classificato il rischio di conflitto come “alta priorità”, era palese che un’escalation non era né improbabile né inevitabile. C’era il rischio di nuovi scontri armati legati all’aumento dell’attività militante transfrontaliera, e si era palesato che le tensioni si potevano periodicamente trasformare in scontri militari lungo la frontiera tra i due paesi.
Certamente l’attenzione del mondo e dei media rimane rivolta agli accadimenti in Iran e Ucraina ma quando si parla di Afghanistan gli eventi devono essere sempre attenzionati con cura.
Fonti del dipartimento di medicina legale di Kabul hanno dichiarato che l’attacco subito sia stato molto grave e i talebani hanno fornito cifre molto alte sulle vittime. Le Nazioni Unite si sono attivare immediatamente e hanno chiesto un’indagine rapida. Il Pakistan ha negato di aver colpito la struttura deliberatamente, affermando di aver “mirato con precisione a installazioni militari e infrastrutture di supporto al terrorismo”.
Il conflitto transfrontaliero (era principalmente circoscritto a quell’area) era riesploso il mese scorso, con il Pakistan che aveva accusato l’Afghanistan di ospitare gruppi di terroristi che attaccavano il suo territorio. Tale accusa era stata da subito smentita da Kabul ma la smentita appare poco credibile.
La Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) ha condannato l’attacco di queste ore, affermando che è stato condotto dalle forze pakistane contro l’ospedale per la cura delle dipendenze di Omid. “UNAMA ha ribadito il suo appello alla de-escalation, a un cessate il fuoco immediato, e chiesto che le parti rispettino i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale per garantire la protezione dei civili. Certo che chiedere ai talebani di rispettare i diritti umani sembra qualcosa di impossibile visto le condizioni in sopravvive la popolazione di quel paese con riferimento principale alle donne.
Secondo i funzionari locali parrebbe che circa 2.000 persone fossero state in cura presso il centro di riabilitazione, e si stima che il numero dei feriti possa essere di centinaia.
Il portavoce del Ministero della Salute afghano, Sharafat Zaman Amarkhail, ha dichiarato che non vi sono installazioni militari nelle vicinanze del centro di riabilitazione.
Lunedì alcuni residenti hanno riferito di aver udito forti esplosioni in tutta Kabul, seguite dal frastuono sia di aerei sia di sistemi di difesa aerea. Kabul ha fatto sapere che familiari delle persone ricoverate nel centro si sono radunati all’esterno, cercando disperatamente notizie dei propri cari. Come già accennato il governo talebano sostiene che il bilancio delle vittime ha raggiunto almeno 400 morti, ma le cifre vanno verificate in modo indipendente.
Il ministero dell’Informazione pakistano ha affermato che gli attacchi a Kabul e nella provincia orientale di Nangarhar sono stati effettuati con precisione e condotti con attenzione per garantire che non venissero causati danni collaterali. Il Pakistan ha respinto le dichiarazioni dei talebani definendole a una “falsificazione dei fatti che cerca di fomentare l’odio, coprendo il sostegno illegittimo al terrorismo transfrontaliero”. L’area in cui è avvenuto l’attacco, un tempo base militare statunitense, era un noto ritrovo di cura per tossicodipendenti. Quando i talebani sono tornati al potere nell’agosto del 2021, hanno trasformato lo spazio della base in un centro di riabilitazione, ospitando persone provenienti da tutta la capitale. I soccorritori hanno continuato le ricerche dei sopravvissuti senza pausa e le stesse sarebbero ancora in corso.
Le ultime violenze seguono mesi di scontri, nonostante le due parti avessero concordato un cessate il fuoco a ottobre 2025. Almeno 75 persone sono state uccise e 193 ferite in Afghanistan per i continui combattimenti transfrontalieri tra i due Paesi tra il 26 febbraio e il 13 marzo. Il governo della Cina Popolare, che ha cercato di allentare le tensioni perché’ preoccupato delle ripercussioni del conflitto sulle direttrici commerciali utilizzate da Pechino nella regione, ha affermato che il suo ministro degli Esteri, Wang Yi, ha parlato con i suoi omologhi afghano e pakistano la scorsa settimana per cercare di allentare la tensione. Per palese e mero interesse nazionale la Cina Popolare chiede un cessate il fuoco “al più presto” e Pechino già da lunedì ha esortato i due Paesi a “mantenere la calma ed esercitare moderazione e confrontarsi faccia a faccia” il prima possibile.
In conclusione “siamo alle solite: quando parliamo di Afghanistan, uno stato “incubatore” di conflitti e terrorismo. Ci sono ancora, appunto, dei gruppi terroristici in territorio afghano, al confine fra i due Paesi, che sconfinano e compiono azioni in territorio pakistano perché rivendicano l’autonomia della regione in cui agiscono. L’escalation del 2026 è stata innescata, da operazioni antiterrorismo da parte delle forze armate di Islamabad a cui erano eseguiti attacchi dei talebani afghani via terra che alla fine avevano fatto segnare i più di trecento morti. I ribelli/terroristi fanno capo alla sigla Tehreek-e-a Taliban Pakistan (TTP0 e il Pakistan, come in passato, accusa l’Afghanistan di proteggerli e di lasciare che si addestrino e organizzino sul suo territorio.
Islamabad vuole che Kabul metta fine a questi ripetuti attacchi terroristici, non protegga queste formazioni, non contribuisca alla loro formazione e ne impedisca il passaggio del confine per le loro azioni.
Per quanto precede, da segnalare che, attesa la confusione e gli attacchi sempre più importanti, il governo italiano ha chiesto ai pochi italiani presenti nel paese di lasciarlo al più presto.













