K metro 0 – Washington – “Faccio saltare tutto il paese per aria, sarà l’inferno se i bastardi dell’Iran non aprono il fottuto Stretto di Hormuz”. L’ennesimo ultimatum di Donald Trump all’Iran è totale. Il presidente degli Stati Uniti invoca la riapertura dello Stretto di Hormuz, paralizzato da settimane da Teheran, entro la scadenza inizialmente
K metro 0 – Washington – “Faccio saltare tutto il paese per aria, sarà l’inferno se i bastardi dell’Iran non aprono il fottuto Stretto di Hormuz”. L’ennesimo ultimatum di Donald Trump all’Iran è totale. Il presidente degli Stati Uniti invoca la riapertura dello Stretto di Hormuz, paralizzato da settimane da Teheran, entro la scadenza inizialmente fissata al 6 aprile. Tra dichiarazioni e post su Truth, la deadline slitta a quanto pare alle 20 – ora locale di Washington – di martedì 7 aprile: così almeno lascia intendere uno dei messaggi che Trump affida ai social.
Davanti al diluvio di parole di Trump, l’Iran non modifica minimamente la propria linea. Come accade da settimane, la voce di Teheran è Mohammad-Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento, che si rivolge direttamente al presidente americano: “Le tue mosse sconsiderate stanno trascinando gli Stati Uniti in un inferno per ogni singola famiglia, e tutta la nostra regione brucerà perché insisti a seguire gli ordini di Netanyahu”, scrive su X. “Non illudetevi. Non otterrete nulla commettendo crimini di guerra. L’unica vera soluzione è rispettare i diritti del popolo iraniano e porre fine a questo gioco pericoloso”, aggiunge. Anche l’ex ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Velayati avvertw che “se la Casa Bianca ripeterà i suoi errori sconsiderati, si renderà presto conto che il flusso di energia e il commercio globale possono essere interrotti con un solo segnale”.
Al di fuori delle dichiarazioni, Stati Uniti e Iran stanno discutendo, grazie al gruppo di Paesi mediatori (Pakistan, Egitto e Turchia), e con contatti diretti fra l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi, con scambi di messaggi, per un possibile cessate il fuoco di 45 giorni è articolata in due fasi: la prima un cessate il fuoco di 45 giorni durante il quale sarebbe negoziata la fine della guerra.
Nel frattempo, un migliaio di mercantili sono in attesa di passare e mentre le maggiori economie sono in crescente affanno per i mancati rifornimenti energetici. Comprensibile che Israele, in difficoltà come gli Stati Uniti nella guerra all’Iran, ambisca a coinvolgere europei e arabi nel conflitto, e lo status quo di Hormuz non è immutabile. Le iniziative si rincorrono e si intrecciano in un crescendo che appare confuso. La mancanza di una posizione condivisa degli Stati, sulla scelta di sbloccare Hormuz porta a un scenario molto più ampio e drammatico di quanto non sembri. L’idea di Trump di usare la forza per ristabilire la libertà di navigazione nello stretto potrebbe concretizzarsi a breve quando entreranno in azione i marines destinati a neutralizzare le difese iraniane costiere dello stretto. Tuttavia, se il Consiglio di sicurezza volutamente indebolito funzionasse regolarmente, sarebbe stata emanata di certo una risoluzione coercitiva autorizzando tutti gli Stati a far uso di tutti i mezzi necessari per ristabilire la libertà di navigazione.
La chiusura dello Stretto di Hormuz come conseguenza della guerra tra Israele-Usa e Iran continua a destabilizzare i mercati globali, dalle Borse al petrolio che ieri è volato sopra i 110 dollari al barile.
L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas dopo la riunione convocata, dalla ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper con oltre 40 paesi sulla crisi dello stretto, ha affermato che la missione navale europea Aspides “deve essere ampliata”. In un messaggio pubblicato su X, ha ringraziato Cooper per aver riunito più di 40 paesi sul tema, definendo Hormuz “un bene pubblico globale”.













