K metro 0 – Berlino – Il cessate il fuoco di due settimane e la tregua nello Stretto di Hormuz – minacciata comunque dai Pasdaran islamici per gli attacchi continui di Israele al Libano – ci consentiranno di tornare a volare a costi più economici? “La più grave crisi per il trasporto aereo dai tempi
K metro 0 – Berlino – Il cessate il fuoco di due settimane e la tregua nello Stretto di Hormuz – minacciata comunque dai Pasdaran islamici per gli attacchi continui di Israele al Libano – ci consentiranno di tornare a volare a costi più economici?
“La più grave crisi per il trasporto aereo dai tempi del Coronavirus” la definisce Jens Bischof, presidente dell’Associazione federale dell’industria aerea tedesca. Il quale ha dichiarato letteralmente al quotidiano Welt: “Stiamo vivendo la più grave crisi per il trasporto aereo dai tempi del Coronavirus, con ripercussioni significative sui costi, sulle capacità, sulle rotte e sulla situazione competitiva delle compagnie aeree. Allo stesso tempo, la guerra è un campanello d’allarme: l’Europa non deve rendersi dipendente da hub situati in una regione sempre più soggetta a tensioni geopolitiche”.
I prezzi del kerosene e della benzina, causati dal blocco delle rotte marittime, mettono in effetti in luce la dipendenza energetica del Vecchio continente. Anche dopo la riapertura dello stretto, i costi potrebbero rimanere elevati, poiché le raffinerie sono danneggiate. Per l’industria aeronautica la crisi petrolifera è lungi, dunque, dall’essere superata, ha affermato il direttore generale dell’Organizzazione internazionale del trasporto aereo (IATA), Willie Walsh.
Egli prevede sì un calo dei prezzi del greggio, ma anche se le raffinerie dovessero riaprire e rimanere aperte, “a mio avviso ci vorranno ancora mesi prima che la situazione dell’approvvigionamento raggiunga nuovamente il livello necessario”.
Di norma, infatti, 130 petroliere attraversano ogni giorno lo Stretto di Hormuz. Durante il blocco iraniano erano solo cinque o sei. Il petrolio è quindi scarso e costoso. E con esso anche i costi del cherosene. Alcuni aeroporti italiani hanno addirittura razionato il cherosene, come quello du Brindisi, in Puglia. Il capo della più grande compagnia aerea europea, Ryanair, Michael O’Leary, ha quindi lanciato l’allarme: “Se la guerra continua e con essa anche le difficoltà di approvvigionamento, a maggio e giugno fino al 25% delle forniture di cherosene sarà a rischio”.
L’Asia è al momento la regione più colpita dalla crisi del kerosene, ha dichiarato l’esperto di aviazione Simon Calder a ZDFheute. Gli aeroporti europei, invece, si riforniscono per la maggior parte di carburante proveniente dagli Stati Uniti, dall’Europa e dal Nord Africa. Inoltre, le compagnie aeree hanno in gran parte garantito i prezzi del kerosene a lungo termine tramite contratti.
Ciononostante, il prezzo del petrolio, i costi aggiuntivi dovuti alle deviazioni per aggirare le zone di crisi e le cancellazioni dei voli verso il Medio Oriente pesano sul business. E la crisi non è finita nonostante il cessate il fuoco, secondo l’esperto Simon Calder: “Temo che la situazione peggiorerà inizialmente, prima di migliorare. In tutta Europa, e in particolare in Asia, persiste una grave carenza di cherosene. E ci sono navi che non sono ancora entrate nel Golfo”.
A suo dire, le compagnie aeree dovrebbero ora verificare quali tipi di carburante per aerei sono disponibili nonostante le interruzioni delle infrastrutture e procurarsene il più possibile. “Pertanto, ritengo che potremo contare su un ritorno alla normalità solo a giugno, forse addirittura a luglio”.
La notizia della tregua e della riapertura dello Stretto di Hormuz ha comunque portato giovedì un primo momento di sollievo nel settore del trasporto aereo europeo: le azioni delle principali compagnie aeree europee hanno registrato in mattinata un aumento di circa il dieci per cento.
Tuttavia, secondo le previsioni degli esperti, i prezzi dei biglietti non scenderanno così rapidamente. Chi non ha ancora prenotato il volo per l’estate dovrebbe farlo il prima possibile, ha aggiunto sempre l’esperto di aviazione Simon Calder alla testata tedesca online.
Nella posizione più svantaggiata si trovano coloro che non hanno ancora prenotato, ma vogliono assolutamente andare in Grecia o in Portogallo. “Potrebbero scoprire che non ci sono più posti disponibili o che sono incredibilmente costosi”.
Chi desidera recarsi nell’emisfero sud con le compagnie aeree del Golfo potrebbe tuttavia trovare buone offerte il prossimo inverno: “Queste compagnie torneranno disperatamente sul mercato: abbasseranno i prezzi e si potranno fare ottimi affari”.
di Sandro Doria













