K metro 0 – Islamabad – Da Islamabad, capitale del Pakistan, dove da pochi giorni erano iniziati quelli che risultavano i primi incontri diretti ad alto livello tra gli Stati Uniti e la Repubblica iraniana nel pieno della notte è giunto un lapidario annuncio del Vicepresidente USA: “Gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo
K metro 0 – Islamabad – Da Islamabad, capitale del Pakistan, dove da pochi giorni erano iniziati quelli che risultavano i primi incontri diretti ad alto livello tra gli Stati Uniti e la Repubblica iraniana nel pieno della notte è giunto un lapidario annuncio del Vicepresidente USA: “Gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo con l’Iran”. A bloccare l’intesa a Islamabad tra negoziatori americani e iraniani sono stati – tra gli altri – il mancato accordo su due temi essenziali, quello del controllo sullo Stretto di Hormuz e quello del rifiuto di Teheran di rinunciare alle proprie scorte di uranio arricchito.
Secondo il vicepresidente americano, stamani già ripartito dal Pakistan, “non c’è la promessa da parte dell’Iran di abbandonare definitivamente l’arma nucleare”. “Siamo stati piuttosto flessibili, ma non siamo riusciti a compiere progressi” ha detto Vance, citato dall’edizione online di Al Jazeera. I colloqui, ad alta tensione, si sono protratti per 21 ore, ha spiegato ancora Vance ai giornalisti, sottolineando di essere rimasto in costante contatto con il presidente Trump e con altri membri dell’amministrazione. “La realtà è semplice: abbiamo bisogno di un impegno chiaro e concreto che non cercheranno di ottenere un’arma nucleare e che non acquisiranno gli strumenti necessari per svilupparla rapidamente. Questo è l’obiettivo fondamentale del presidente degli Stati Uniti. Ed è ciò che abbiamo cercato di ottenere attraverso questi negoziati”.
Secondo Teheran, invece, “i negoziati sono falliti per le richieste irragionevoli degli Usa”. “La controparte non è riuscita a conquistare la fiducia della delegazione iraniana in questo ciclo di negoziati”, ha dichiarato su “X” Mohammad Bagher Ghalibaf, Presidente del Parlamento iraniano e capo della delegazione negoziale con Washington. Il fallimento dei colloqui è dovuto alle “eccessive richieste degli Stati Uniti” su questioni come Hormuz e il dossier nucleare, ha precisato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran Baghaei. Anche secondo il “New York Times”, lo Stretto di Hormuz e l’uranio arricchito, insieme all’altra importante questione degli asset di beni iraniani da anni congelati in importanti circuiti finanziari internazionali, sono stati i nodi della trattativa. Dopo il fallimento dei colloqui, l’Iran non mostra fretta di avviare un nuovo negoziato. Il lavoro costante della diplomazia, comunque, ha precisato ai media lo stesso Ghalibaf, proseguirà.
Le principali richieste avanzate da Teheran includono le riparazioni di guerra e il controllo dello Stretto di Hormuz. Ad affermarlo, sui social, è stato il primo vicepresidente iraniano, Reza Aref. Avere “l’autorità sullo Stretto di Hormuz” e perseguire un risarcimento per i danni causati dagli attacchi statunitensi e israeliani sono “diritti del popolo [iraniano]”.
“Questo è il nostro fermo impegno per un Iran forte”, ha concluso.
Intanto Trump ha postato sui social in un articolo sull’ipotesi di un ‘blocco navale’ del Golfo da parte Usa (simile a quello già adottato a suo tempo contro il Venezuela, prima della ”spedizione” americana per catturare Maduro) per danneggiare l’Iran, in caso di mancata intesa. Il fallimento dei colloqui mette a rischio la tregua temporanea di due settimane raggiunta pochi giorni fa, che aveva sospeso una guerra iniziata a fine febbraio con bombardamenti massicci.
Vladimir Putin ha parlato al telefono con il Presidente iraniano Massoud Pezeshkian poche ore dopo la fine dei negoziati fra Stati Uniti e Iran di Islamabad, con la mediazione del Pakistan. Putin “ha sottolineato la sua disponibilità a facilitare ulteriormente la ricerca di una soluzione politica e diplomatica del conflitto e a effettuare una mediazione degli sforzi per arrivare a una pace giusta e duratura in Medio Oriente”, ha reso noto il Cremlino.
Il Primo Ministro britannico Keir Starmer ha esortato Iran e Stati Uniti a “trovare una soluzione” dopo il fallimento dei colloqui in Pakistan. In una conversazione con il Sultano dell’Oman, Starmer ha affermato che il proseguimento del cessate il fuoco è “vitale” così comeil fatto che “tutte le parti evitino un’ulteriore escalation”, riporta Downing Street.
Intanto, prosegue il calvario libanese. Nonostante l’accordo del 7 aprile tra Iran ed Usa per una tregua di due settimane (tregua che, nell’interpretazione dell’accordo fatta da Iran e dal mediatore Pakistan, ma non da Israele, doveva riguardare anche il Libano), sin dal primo giorno del cessate il fuoco, Tel Aviv ha bombardato fortemente il territorio libanese, e in particolare Beirut. Negli ultimi raid israeliani nel sud del Paese, sono stati registrati almeno 11 morti.
di Fabrizio Federici con Redazione













