K metro 0 – Tbilisi – Dopo sette anni alla guida della Repubblica Autonoma di Ajara, Tornike Rizhvadze ha annunciato ufficialmente le sue dimissioni dalla carica di primo ministro. La notizia è arrivata direttamente dallo stesso Rizhvadze, che ha pubblicato un messaggio sui propri canali social contenente il testo integrale della sua dichiarazione ufficiale. Nel
K metro 0 – Tbilisi – Dopo sette anni alla guida della Repubblica Autonoma di Ajara, Tornike Rizhvadze ha annunciato ufficialmente le sue dimissioni dalla carica di primo ministro. La notizia è arrivata direttamente dallo stesso Rizhvadze, che ha pubblicato un messaggio sui propri canali social contenente il testo integrale della sua dichiarazione ufficiale.
Nel comunicato, Rizhvadze ha voluto esprimere la propria gratitudine verso il partito che ha sostenuto la sua ascesa politica, il “Sogno Georgiano”, e in particolare verso il suo fondatore, l’influente oligarca Bidzina Ivanishvili.
Il premier uscente ha poi rivolto parole di ringraziamento anche al primo ministro georgiano Irakli Kobakhidze e al presidente Mikheil Kavelashvili per il sostegno fornito durante il suo mandato, definendo il loro appoggio un elemento fondamentale per portare avanti i progetti e le riforme avviate nella regione autonoma.
“Voglio ringraziare il popolo di Ajara per la fiducia che mi ha accordato in tutti questi anni. È stato un onore servire questa regione e contribuire al suo sviluppo. Ora però sento che è giunto il momento di intraprendere una nuova strada, di provare qualcosa di diverso, di guardare avanti con rinnovata energia”, ha detto Rizhvadze.
Le dimissioni di Rizhvadze arrivano in un momento politicamente delicato per la Georgia, segnata da forti tensioni interne e da una crescente polarizzazione tra il governo e l’opposizione.
Sul fronte della politica estera il presidente del Parlamento georgiano, Shalva Papuashvili, nel corso di un’intervista rilasciata alla stampa locale, ha dichiarato: “Siamo pronti a rilanciare le relazioni con gli Stati Uniti, sulla base di un rispetto reciproco e di una partnership strategica paritaria”, ha affermato Papuashvili, sottolineando tuttavia che Tbilisi da sola non può determinare un cambiamento.
Papuashvili è tornato anche sulle cause che hanno portato al deterioramento dei rapporti tra i due Paesi, attribuendole in parte alla condotta dell’amministrazione statunitense precedente: “Ho spesso ribadito che per superare la crisi diplomatica era importante che la precedente leadership americana riconoscesse i propri errori”.
Il Parlamento georgiano si mostra dunque disposto a un riavvicinamento, ma pone alcune condizioni: relazioni basate sulla sovranità, l’equilibrio e la non ingerenza, in un contesto regionale sempre più complesso, segnato da pressioni russe, ambizioni europee e tensioni interne.
Di tutt’altro tono le dichiarazioni dell’opposizione. Giorgi Vashadze, leader del partito “Costruttori di Strategie”, ha lanciato un duro attacco all’attuale esecutivo, guidato proprio dal “Sogno Georgiano”. Secondo Vashadze, la linea politica di Bidzina Ivanishvili — figura centrale del partito e accusata da più fronti di esercitare un’influenza oligarchica sul governo — avrebbe portato la Georgia a un crescente isolamento internazionale.
“È una catastrofe per la sicurezza e la pace del nostro Paese. Stiamo guadagnando nemici, non alleati. La Georgia era al sicuro quando godeva del sostegno degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e delle principali potenze economiche occidentali. Ora che ci hanno lasciati soli, il rischio aumenta giorno dopo giorno”.
Il leader dell’opposizione ha avvertito che ogni giorno in cui il partito di governo resta in carica rappresenta un aggravamento della situazione: “La pace non arriva con le chiacchiere, né con l’autocrazia, né in un Paese impoverito. La pace si costruisce con alleati forti, partner affidabili, governi trasparenti e un’economia solida”.













