Usa-Iran, il teatrino della minacce mentre la diplomazia cerca accordi

Usa-Iran, il teatrino della minacce mentre la diplomazia cerca accordi

K metro 0 – Teheran – Anche un “attacco limitato” da parte degli Stati Uniti in Iran sarebbe considerato un’aggressione a cui rispondere. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, rispondendo a domande dei giornalisti durante un briefing. “Penso che non ci sia un attacco limitato, un atto di aggressione è

K metro 0 – Teheran – Anche un “attacco limitato” da parte degli Stati Uniti in Iran sarebbe considerato un’aggressione a cui rispondere. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, rispondendo a domande dei giornalisti durante un briefing.

“Penso che non ci sia un attacco limitato, un atto di aggressione è un atto di aggressione. Punto. E ogni Stato reagisce a un atto di aggressione come parte del diritto all’autodifesa”, ha spiegato Baghaei. Parlando alla stampa, il portavoce ha detto che “mentre i diplomatici sono impegnati nelle trattative nel contesto dei negoziati”, le forze militari “monitorano gli sviluppi con maggiore vigilanza”. Ogni violazione della sincerità della controparte, ha affermato il funzionario iraniano, “sarà affrontata con posizioni ferme e proporzionate”. Baghaei ha poi ribadito: “Abbiamo dimostrato più volte che non arretreremo sotto alcuna minaccia”. Lo riporta Nova.

Venerdì 20 il presidente statunitense Donald Trump ha confermato che la sua amministrazione sta considerando l’opportunità di effettuare un “attacco militare limitato” sull’Iran. L’ipotesi di un “intervento limitato” era stata ventilata in precedenza dal “Wall Street Journal”, secondo cui Trump starebbe valutando un primo attacco militare limitato contro l’Iran per costringerlo ad accettare le sue richieste su un accordo nucleare. Il primo passo sarebbe pensato per fare pressione su Teheran affinché raggiunga un’intesa, ma senza arrivare a un’operazione su vasta scala che potrebbe provocare una forte ritorsione. L’attacco iniziale, che se autorizzato potrebbe avvenire entro pochi giorni, colpirebbe alcuni siti militari o governativi, secondo persone informate sui fatti. Se l’Iran dovesse comunque rifiutare di conformarsi alla direttiva di Trump di porre fine all’arricchimento dell’uranio, gli Stati Uniti risponderebbero con una campagna più ampia contro strutture del regime, potenzialmente mirata a rovesciare il regime di Teheran. Una delle fonti ha affermato che Trump potrebbe intensificare progressivamente gli attacchi, iniziando in modo limitato prima di ordinare operazioni più ampie, finché il regime iraniano non smantelli il proprio programma nucleare o non cada.

Intanto, mentre i media statunitensi hanno riferito che un attacco sarebbe possibile già nel fine settimana, secondo “Axios” alcuni consiglieri di Trump hanno raccomandato al presidente di avere pazienza, sostenendo che, con il passare del tempo e con il rafforzamento del dispiegamento militare statunitense, aumenterà anche la sua leva negoziale. “Il presidente non ha ancora deciso di colpire. Lo so perché non abbiamo ancora colpito. Potrebbe non farlo mai. Potrebbe svegliarsi domani e dire: ‘Basta così’”, ha affermato un alto consigliere di Trump.

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