Spagna, muore Tejero, simbolo del colpo di stato, desecretati i documenti del 1981

Spagna, muore Tejero, simbolo del colpo di stato, desecretati i documenti del 1981

K metro 0 – Madrid – A quarantacinque anni dal tentato colpo di Stato del 23 febbraio 1981, la Spagna apre i suoi archivi e consegna a storici e cittadini 153 unità documentali finora classificate. Poche ore dopo la pubblicazione dei documenti, è giunta la notizia della morte all’età di 93 anni di Antonio Tejero Molina,

K metro 0 – Madrid – A quarantacinque anni dal tentato colpo di Stato del 23 febbraio 1981, la Spagna apre i suoi archivi e consegna a storici e cittadini 153 unità documentali finora classificate. Poche ore dopo la pubblicazione dei documenti, è giunta la notizia della morte all’età di 93 anni di Antonio Tejero Molina, tenente colonnello della Guardia Civil e divenuto il simbolo del tentato colpo di Stato. Lo ha riferito il quotidiano “El Pais” riprendendo l’annuncio dato dall’avvocato della famiglia, Luis Felipe Utrera Molina.

La desecretazione getta nuova luce su responsabilità, piani e dinamiche interne alle Forze armate durante una delle notti più drammatiche della giovane democrazia spagnola. Tra le carte più significative figura un manoscritto risalente alla fine del 1980, in cui gli autori della congiura delineavano la pianificazione dell’azione. Il testo fa parte delle 153 “unità documentali” rese pubbliche dal Consiglio dei ministri e contiene un’analisi autocritica degli “errori” commessi, con indicazioni su come correggerli in eventuali “azioni successive”.

Secondo questo documento, uno dei principali errori individuati dagli insorti fu “lasciare il Borbone libero e trattarlo come se fosse un gentiluomo”. Con questa frase alcuni dei golpisti sembrano criticare la scelta di non “neutralizzare” il re Juan Carlos, ritenuto un potenziale ostacolo alla riuscita del piano. I golpisti erano persuasi che il sovrano avrebbe proseguito nel suo “tentativo suicida” di formare un governo con i socialisti e, per questo, affermano che non poteva essere considerato “nemmeno un simbolo da rispettare”: “È quindi un obiettivo da abbattere e annullare”. Il documento attribuisce al re una posizione controversa: da un lato ne critica la possibile influenza politica, dall’altro respinge l’idea di trattarlo come un simbolo intoccabile, “come se fosse un cavaliere”. Si prospetta così uno scenario di ulteriore radicalizzazione in caso di nuove iniziative eversive.

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