K metro 0 – Madrid – In Spagna è già tempo di dichiarazione dei redditi, dall’8 aprile, per la precisione. RTVE.ES ha provato così a “illuminare” molti contribuenti che si trovano di fronte a termini a loro sconosciuti o che, magari, dimenticano di anno in anno. Come “usufrutto”, ad esempio, o “locatario”. Usufrutto. Se l’immobile
K metro 0 – Madrid – In Spagna è già tempo di dichiarazione dei redditi, dall’8 aprile, per la precisione. RTVE.ES ha provato così a “illuminare” molti contribuenti che si trovano di fronte a termini a loro sconosciuti o che, magari, dimenticano di anno in anno. Come “usufrutto”, ad esempio, o “locatario”.
Usufrutto. Se l’immobile è in affitto e si percepiscono redditi in qualità di usufruttuario, occorre dichiararli. Se si è messo in affitto l’immobile di cui si è usufruttuario, bisogna dichiarare anche tali redditi. Se l’immobile è rimasto vuoto, senza essere affittato, sarà necessario dichiararne il valore catastale. Si può anche essere usufruttuario della propria abitazione abituale senza percepire redditi da essa, cosa che dovrà essere indicata.
Come si applicano, invece le fasce Irpef?
Da 0 a 12.450 euro: ritenuta del 19%.
Da 12.450 a 20.199 euro: ritenuta del 24%.
Da 20.200 a 35.199 euro: ritenuta del 30%.
Da 35.200 a 59.999 euro: ritenuta del 37%.
Da 60.000 a 299.999 euro: ritenuta del 45%.
Oltre 300.000 euro: ritenuta del 47%.
Per semplificare, se nel 2025 si è guadagnato 60.000 euro, non si applica una ritenuta del 45% sull’intero importo, ma i primi 12.450 euro saranno tassati al 19%; i successivi fino a 20.199 euro, al 24%, e così via. Verrà applicata un’aliquota del 45% solo alla parte che supera i 60.000 euro.
Locatore o locatario
I proprietari sono tenuti a dichiarare i redditi derivanti dall’affitto. Devono indicare il tipo di locazione e il numero di giorni in cui l’immobile è stato affittato, e altri dati. È inoltre possibile dedurre alcune spese per riparazioni, e via dicendo. Gli inquilini, invece, non hanno alcun obbligo, ma possono comunque ottenere agevolazioni se la comunità autonoma applica detrazioni agli importi pagati per l’affitto dell’abitazione abituale. Esse cambiano in ogni territorio e di solito sono limitate in base al livello di reddito.
Nel caso si percepisca l’indennità di disoccupazione, il salario minimo o il reddito minimo vitale, bisogna presentare comunque la dichiarazione dei redditi?
Frequenti i dubbi sul fatto che debbano presentarla coloro che percepiscono il salario minimo interprofessionale, il reddito minimo vitale o l’indennità di disoccupazione. Un reddito basso non esclude i contribuenti dall’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi, almeno non sempre.
Per la legge spagnola, è obbligatorio presentare la dichiarazione dei redditi quando si percepiscono più di 22.000 euro all’anno da un unico datore di lavoro. Se si hanno due o più datori di lavoro, l’obbligo di presentarla scatta a partire da un reddito superiore a 15.876 euro all’anno. Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate raccomanda di verificare i dati fiscali e, in caso di dubbi, di utilizzare i suoi canali di assistenza. Anche se non è sempre obbligatorio presentare la dichiarazione, in molti casi farlo comporta un saldo a credito e la possibilità di ricevere un rimborso.
Per i disoccupati, inoltre, c’è stato un cambiamento importante. Fino ad ora, chi percepiva l’indennità di disoccupazione era tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi, anche se i propri redditi erano bassi. A partire da questa campagna fiscale non sono più tenuti se non superano i limiti economici generali stabiliti per gli altri contribuenti.
Nel caso in cui si percepisca il salario minimo interprofessionale (SMI) non sempre si è esentati dalla dichiarazione dei redditi. Nel 2025 era fissato a 16.576 euro lordi annui in 14 rate, per cui non è necessario dichiararlo, a meno che non vi siano più datori di lavoro, poiché in tal caso si superano i 15.876 euro fissati per quel caso.
Il Governo spagnolo ha poi introdotto una novità: una detrazione fino a 340 euro nell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPF), pensata appositamente affinché i percettori del salario minimo interprofessionale non vedano ridotto il proprio potere d’acquisto a causa dell’effetto fiscale dell’aumento salariale. In altre parole, lo stipendio aumenta ma non si pagano più tasse grazie a questa detrazione compensativa.













