K metro 0 – New Delhi – E’ partita il 9 aprile la prima tornata elettorale per il rinnovo delle assemblee legislative negli stati federali dell’Assam, Bengala Occidentale, Kerala, Pondicherry, e Tamil Nadu. In tre tornate, nel corso del mese di aprile, saranno chiamati alle urne circa 174 milioni di cittadini. I “conti” – anche
K metro 0 – New Delhi – E’ partita il 9 aprile la prima tornata elettorale per il rinnovo delle assemblee legislative negli stati federali dell’Assam, Bengala Occidentale, Kerala, Pondicherry, e Tamil Nadu. In tre tornate, nel corso del mese di aprile, saranno chiamati alle urne circa 174 milioni di cittadini. I “conti” – anche nel senso di una verifica dei rapporti di potere fra le varie forze politiche in lizza e il governo centrale del premier Nerendra Modi – si faranno alla fine, quando i risultati elettorali saranno pubblicati in un’unica data, il 4 maggio.
Alle urne sono andati per primi i cittadini di Assam, Kerala e Pondicherry, la “città-stato” (244mila abitanti, che salgono a 629mila includendo l’intero agglomerato urbano) ex colonia francese in Tamil Nadu, oggi capoluogo dell’omonimo distretto federato di Pondicherry (735mila abitanti).
Queste votazioni hanno grande importanza per il BJP (Bharatiya Janata Party), il partito suprematista indù del premier indiano Nerendra Modi, che si augura di guadagnare ampio consenso anche in aree nelle quali, sinora, non ha mai sfondato, come il Kerala, il Tamil Nadu e il Bengala Occidentale.
Nella prima tornata elettorale l’affluenza alle urne è stata elevata. Le elezioni, vedono contrapporsi il BJP e i suoi alleati regionali a una serie di partiti di opposizione. Assam e Pondicherry sono governati dall’Alleanza Democratica Nazionale (NDA) guidata dal BJP, mentre il Kerala è governato dall’opposizione.
Altri due stati governati dall’opposizione, il Bengala Occidentale e il Tamil Nadu, sono chiamati alle urne in aprile, in un ciclo di elezioni chiave che metteranno alla prova, come spiega Sheikh Saaliq (corrispondente per l’India e l’Asia meridionale dell’Associated Press), la capacità del partito di Modi di penetrare nelle roccaforti dell’opposizione.
Le elezioni si svolgono in un momento in cui l’opinione pubblica è preoccupata per l’aumento dei costi energetici e la scarsità di gas da cucina a causa della guerra in Medio Oriente.
Un buon risultato per il partito di Modi rafforzerebbe anche il suo governo federale dato che le elezioni nazionali del 2024 hanno costretto il suo partito al potere a fare affidamento su alleati regionali per formare il governo.
Altrettanto cruciali sono queste elezioni anche per i partiti di opposizione che cercano di costruire una sfida duratura al dominio del BJP in tutto il paese.
Nel nord-est dell’Assam, il BJP cerca di mantenere il potere puntando su una linea dura sull’immigrazione, una questione annosa e controversa in questo stato al confine con il Bangladesh, che accusa di immigrazione clandestina i musulmani di lingua bengalese. In Assam la sfida principale sarà tra due coalizioni nazionali: la National Democratic Alliance (NDA) del BJP, guidata da Himanta Biswa Sarma, attuale capo del governo locale, che promette riforme, e il partito del Congresso, che ha imperniato la sua campagna sui diritti delle popolazioni indigene.
A Pondicherry, il BJP fa affidamento su una coalizione con un partito regionale per rafforzare la sua posizione. Ma la competizione elettorale più attesa e controversa è quella del Bengala Occidentale, dove il partito regionale Trinamool Congress è al potere da tre mandati consecutivi. Il partito di Modi non ha mai governato il Bengala Occidentale.
Diversa la sfida nel Kerala meridionale, dove il potere si alterna, tradizionalmente, tra alleanze guidate dal Congresso Nazionale Indiano e dai partiti comunisti. La disputa vede in gioco tre principali contendenti. Il Left Democratic Front (LDF) attualmente al potere, dovrà affrontare sia l’United Democratic Front, coalizione guidata dal partito del Congresso, data in ripresa dagli analisti, sia il Bjp, che ha coinvolto molti leader di livello nazionale, dal premier Modi al ministro degli Interni Shah.
La vittoria sarà decisa dal voto delle due minoranze, i musulmani e i cristiani, che in Kerala hanno sempre sostenuto l’Udf: si prevede che i musulmani riconfermeranno la preferenza, mentre i cristiani, circa il 18% della popolazione totale potrebbero spostarsi verso l’ LDF o votare per il BJP.
Il partito di Modi ha faticato a guadagnare terreno nello stato, ma ha investito molto per espandere la sua presenza. Qui come altrove, del resto, il Bjp fa il pieno di finanziamenti. Secondo l’ultimo report dell’Association of Democratic Reforms, tra il 2024 e il 2025 il BJP ha ricevuto finanziamenti fino a dieci volte superiori a quelli di tutti gli altri partiti, per un totale di circa mezzo miliardo di euro.
I partiti di opposizione affermano che la cosiddetta “Revisione Intensiva Speciale” (SIR) intrapresa dalla Commissione elettorale indiana, ha impedito a milioni di cittadini di votare a causa di un numero elevato di cancellazioni rispetto alla popolazione adulta stimata, colpendo in particolare i musulmani appartenenti alla minoranza. Accuse respinte dalla Commissione, secondo la quale l’operazione ha eliminato dalle liste elettorali i nomi di elettori deceduti, duplicati e falsi.
In conclusione, ad eccezione dell’Assam, negli altri stati in cui si voterà il partito al governo nazionale, il Bharatiya Janata Party (BJP), ha un peso minore e le elezioni saranno decise soprattutto in base all’operato dei governi statali e ai dibattiti locali. Proprio per questo motivo queste elezioni rivestono un’importanza significativa: questi stati rappresentano infatti il più ampio blocco di opposizione ideologica al BJP all’interno del Paese. I risultati potranno quindi dire molto sul livello di polarizzazione politica che l’India ha vissuto negli ultimi cinque anni e offrire un quadro sugli attuali equilibri politici nel paese.













