ONU contro Israele: “Liberate subito gli attivisti della flottiglia”

ONU contro Israele: “Liberate subito gli attivisti della flottiglia”

K metro 0 – New York – L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha dichiarato oggi che Israele deve liberare immediatamente e senza condizioni il cittadino spagnolo di origine palestinese Saif Abukeshek e il brasiliano Thiago de Avila, membri della Flotilla Global Sumud, arrestati in acque internazionali giovedì 30 aprile e trasferiti

K metro 0 – New York – L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha dichiarato oggi che Israele deve liberare immediatamente e senza condizioni il cittadino spagnolo di origine palestinese Saif Abukeshek e il brasiliano Thiago de Avila, membri della Flotilla Global Sumud, arrestati in acque internazionali giovedì 30 aprile e trasferiti in Israele, dove rimangono in custodia accusati dalla Procura di possibili reati di terrorismo. Oggi un tribunale israeliano esaminerà un ricorso contro la decisione di prorogare la loro detenzione fino a domenica.

Ávila e Saif sono stati arrestati scorso insieme ad altri 170 attivisti, quando l’esercito israeliano ha intercettato circa la metà dei 58 barconi della Flotilla a circa 100 km a ovest dell’isola greca di Creta, in acque internazionali. L’iniziativa, per il secondo anno consecutivo, mirava a rompere il blocco di Gaza e a portare aiuto umanitario alla Striscia. La Marina israeliana ha sbarcato tutti gli attivisti, eccetto questi due, sulle coste greche e li ha trasferiti in territorio israeliano. Sabato mattina sono arrivati ad Ascalon, dopo essere rimasti due giorni sotto custodia navale.

Domenica, i detenuti, che sono in sciopero della fame dal momento del loro arresto, sono stati portati davanti a un giudice che ha esteso la loro detenzione di due giorni – la polizia ne chiedeva quattro – e martedì un altro giudice ha deciso di prolungarla di sei giorni, decisione che è stata impugnata.

“Esigiamo che Israele ponga fine all’uso di detenzioni arbitrarie e alla sua legislazione antiterroristica, definita in modo ampio e impreciso, incompatibile con il diritto internazionale dei diritti umani. Israele deve anche porre fine al blocco di Gaza e consentire e facilitare l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, che è sotto assedio, in quantità sufficienti”, conclude Al-Kheetan, portavoce dell’ufficio che fa capo all’Alto Commissario Volker Türk. Ne riferisce RTVE.ES.

Secondo quanto riportato da Europa Press, il gruppo legale Adalah, che rappresenta i due attivisti, ha fatto sapere che il procuratore ha presentato una lista di presunti reati che includerebbero “assistenza al nemico in tempo di guerra”, “contatti con un agente straniero”, “servizio a un’organizzazione terroristica” e “trasferimento di proprietà a un’organizzazione terroristica”, riferendosi al gruppo islamista Hamas, anche se non è stata ancora formalizzata alcuna imputazione.

“Sono sottoposti a interrogatorio per la loro presunta affiliazione a un’organizzazione terroristica che aiuta il nemico durante la guerra, per avere qualche collegamento con un agente straniero o per aver prestato servizi a un’organizzazione terroristica, tutto ciò in relazione alla loro attività nelle flotillas”, aveva dichiarato lunedì 4 maggio l’avvocata Hadeel Abu Salih. Secondo quanto affermato, gli attivisti sono stati pertanto interrogati riguardo a possibili legami con Hamas, considerata un’organizzazione terroristica da Israele, legami che gli attivisti hanno negato.

I collettivi che difendono i diritti umani e lo stesso governo spagnolo definiscono la situazione come un “sequestro”, dal momento che l’operazione è stata condotta in acque internazionali, a circa 1.200 km dalla Striscia di Gaza. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha dichiarato martedì in un’intervista a La Hora de La 1 che “non ci sono prove né relazioni che giustifichino l’arresto degli attivisti da parte delle autorità israeliane”.Siamo di fronte a una detenzione completamente illegale: nessun agente israeliano ha giurisdizione in acque internazionali”, ha affermato.

L’avvocato Hadeel Abu Salih, ha così parlato apertamente di “una detenzione illegale basata esclusivamente sul fatto che sono attivisti umanitari che tentano di rompere il blocco illegale”. La legale ha inoltre riferito che i detenuti hanno subito violenza fisica e psicologica. “Si rifiutano di collaborare, vengono minacciati di rimanere in prigione per mille anni o di essere giustiziati”, ha concluso.

Red/S.D/2026

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