K metro 0 – Khartoum – Nel deserto del nord Sudan si scava giorno e notte. Uomini armati di pale e metal detector cercano oro in miniere improvvisate dove spesso manca tutto: controlli, sicurezza, attrezzature adeguate. In molte zone del Paese l’estrazione artigianale è diventata l’unica possibilità di sopravvivenza per migliaia di famiglie travolte dalla
K metro 0 – Khartoum – Nel deserto del nord Sudan si scava giorno e notte. Uomini armati di pale e metal detector cercano oro in miniere improvvisate dove spesso manca tutto: controlli, sicurezza, attrezzature adeguate. In molte zone del Paese l’estrazione artigianale è diventata l’unica possibilità di sopravvivenza per migliaia di famiglie travolte dalla guerra civile.
A Dalgo Mahas, come in molte altre aree minerarie, i lavoratori trascorrono ore sottoterra o tra le rocce sotto temperature estreme. Dopo aver estratto il minerale, utilizzano mercurio per separare l’oro, respirando sostanze tossiche e mettendo a rischio anche chi vive nei villaggi vicini.
Molti minatori arrivano dal Darfur o da altre regioni devastate dai combattimenti. La guerra tra esercito regolare e Rapid Support Forces ha distrutto intere comunità e costretto milioni di persone a lasciare le proprie case.
“Prima lavoravo nell’agricoltura, ma non riuscivo più ad andare avanti”, racconta Atta al-Khazin, 28 anni. “Qui almeno posso guadagnare qualcosa”. Ne riferisce AP.
Negli ultimi anni l’oro è diventato sempre più importante per l’economia sudanese, soprattutto dopo la perdita delle entrate petrolifere seguita alla separazione del Sud Sudan nel 2011. Oggi rappresenta una delle principali fonti di valuta per il Paese. Ma il controllo delle miniere è diventato anche uno degli obiettivi strategici del conflitto. Secondo esperti delle Nazioni Unite, parte dell’oro viene esportata illegalmente e utilizzata per finanziare i gruppi armati presenti nelle regioni del Darfur e del Kordofan.
Il prezzo umano della corsa all’oro continua però a crescere. Gli incidenti nelle miniere sono frequenti e spesso mortali. Nelle ultime settimane diversi minatori hanno perso la vita in crolli avvenuti nel Mar Rosso e nel Sudan meridionale.
Le condizioni di lavoro restano estremamente precarie, soprattutto nelle miniere non controllate dal governo. Gran parte dell’estrazione avviene infatti fuori dai canali ufficiali.
Secondo dati della Sudanese Mineral Resources Company, nel 2025 il Sudan ha prodotto circa 70 tonnellate d’oro, con entrate stimate attorno a 1,8 miliardi di dollari.
Dopo la caduta di Omar al-Bashir nel 2019, il governo civile di transizione aveva tentato di introdurre nuove regole nel settore minerario. Ma il colpo di Stato del 2021 e lo scoppio della guerra hanno fermato ogni progetto di riforma.
Mentre il conflitto continua, migliaia di persone restano così intrappolate in un sistema dove l’oro rappresenta insieme una speranza di sopravvivenza e una delle cause della violenza che sta devastando il Sudan.
Red/S.D/2026













