Gli affreschi della Tomba Francois, capolavori dell’arte etrusca, tornano patrimonio pubblico

Gli affreschi della Tomba Francois, capolavori dell’arte etrusca, tornano patrimonio pubblico

K metro 0 – Roma – Game over. Il gioco si è concluso. Lo Stato acquisisce, finalmente, gli affreschi della Tomba François, capolavori dell’arte etrusca, scoperti, nel 1857, dall’archeologo fiorentino Alessandro François nella necropoli di Ponte Rotto dell’antica città di Vulci, nei pressi di Canino (Viterbo) cuore della maremma laziale. Un ciclo di affreschi che

K metro 0 – Roma – Game over. Il gioco si è concluso. Lo Stato acquisisce, finalmente, gli affreschi della Tomba François, capolavori dell’arte etrusca, scoperti, nel 1857, dall’archeologo fiorentino Alessandro François nella necropoli di Ponte Rotto dell’antica città di Vulci, nei pressi di Canino (Viterbo) cuore della maremma laziale. Un ciclo di affreschi che formano uno straordinario complesso d’arte. Una testimonianza incomparabile della pittura funeraria etrusca, per la estensione delle superfici raffigurate, per la varietà dei soggetti e per la peculiarità degli schemi e degli stili ispirati ai modelli della tarda età classicistica ellenica.

Un tesoro, rimasto a lungo proprietà privata dei Torlonia, torna oggi patrimonio pubblico, acquistato dal Mic (ministero della Cultura) per 15 milioni di euro. L’operazione, rappresenta uno degli investimenti più rilevanti realizzati negli ultimi anni dal Mic nel campo delle acquisizioni patrimoniali.

Uno dei massimi capolavori della pittura etrusca e dell’arte antica viene così definitivamente restituito alla fruizione pubblica. E verrà collocato in modo permanente presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Oltre che una delle più importanti testimonianze tramandateci dagli etruschi, gli affreschi della Tomba François sono l’unica pagina di storia etrusca narrata da loro stessi mediante gli splendidi dipinti che in origine si trovavano sulle pareti dell’ipogeo.

Nel 1857 il principe Alessandro Torlonia, divenne proprietario di tutte le tenute che furono di Luciano Bonaparte (fratello di Napoleone, che lo nominò principe di Canino) e avviò una campagna di scavi archeologici che portò al ritrovamento della famosa tomba.

Il destino degli affreschi fu però presto separato da quello della tomba. Staccati dalle sue pareti, senza autorizzazione del Papa (all’epoca, Pio IX), furono   trasferiti, nel 1863, a Villa Albani, la grande villa settecentesca sulla via Salaria, di proprietà della famiglia: 37 pannelli, staccati nell’Ottocento, alleggeriti negli anni Ottanta del Novecento, restaurati più volte e conservati.  

Da allora gli affreschi sono rimasti a Roma, inaccessibili al pubblico (tranne una esposizione a Vulci nel 2004) e visibili agli studiosi solo in circostanze eccezionali. Un ciclo pittorico che per troppo tempo è rimasto sospeso tra fama mondiale e invisibilità concreta (Arturo Zampaglione “Etruscan Times”).   

I Torlonia erano saliti alla ribalta della cronaca romana nei primi anni del XIX secolo, dopo aver accumulato enormi ricchezze grazie alle loro attività commerciali e soprattutto finanziarie. Giovanni Raimondo Torlonia ottenne da Pio VII, nel 1814, il titolo di Princeps Romanus (di Civitella) appositamente creato.

I prestiti insoluti alle nobili e decadute famiglie romane rendono ai Torlonia enormi ricchezze in termini di palazzi e opere d’arte, che in poco tempo si ritrovano tra le mani “la più importante collezione privata d’arte antica del mondo”: così molti esperti definiscono la loro raccolta di sculture greche e romane.

Gli affreschi della Tomba François furono aggiunti alla collezione più tardi. Legittimamente, per le regole dell’epoca, visto che allora era permesso ai proprietari dei terreni di venire in possesso di ciò che si trovava nel sottosuolo.

Anni fa si era tornato a parlare con insistenza degli affreschi perché sembrava ormai certa la vendita da parte dei Torlonia a Comune di Montalto, Regione Lazio e Soprintendenza. Ma improvvisamente la famiglia romana disse no alla cessione e non si degnò neppure di rispondere alla richiesta di esporre i preziosi dipinti alla grande  Mostra sugli Etruschi in corso al Palazzo delle Esposizioni nel 2014.

Ma finalmente, venerdì 29 maggio 2026, alla presenza del ministro Giuli e degli eredi Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, Massimo Osanna, il direttore generale Musei ha firmato l’atto di acquisto per 15 milioni di euro. Da mesi, nei corridoi del Mic, circolavano voci insistenti sulla possibile cessione. Gli eredi Torlonia, divisi tra loro e non tutti in condizioni finanziarie floride, sarebbero stati propensi alla vendita. Si parlava di valutazioni milionarie, di trattative riservate, di allarmi sullo stato dei pannelli, di una offerta della Fondazione Luigi Rovati. Poi la conferma è arrivata quasi all’improvviso.

L’arrivo degli Affreschi della Tomba François al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia segna il ritorno sulla scena pubblica di uno dei più potenti racconti figurati prodotti dalla civiltà etrusca. Affreschi “che certo vanno annoverati fra i più importanti e belli dell’Etruria” come ha scritto Ranuccio Bianchi Bandinelli, uno dei maggiori archeologi italiani del Novecento (L’arte etrusca, Roma, Editori Riuniti, 1982). 

L’arrivo degli affreschi a Villa Giulia coinciderà con una mostra dedicata, che sarà inaugurata giovedì 25 giugno. Il progetto dovrebbe affiancare ai pannelli anche le copie ottocentesche eseguite da Carlo Ruspi, oggi in Vaticano, e una selezione di reperti legati alla tomba, oggi dispersi fra il British Museum, altri grandi musei internazionali e collezioni pubbliche e private.

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