K metro 0 – Golfo Persico – Almeno 20 installazioni militari statunitensi in Medio Oriente sarebbero state danneggiate dagli attacchi iraniani dall’inizio del conflitto. È quanto emerge da un’inchiesta di BBC Verify basata sull’analisi di immagini satellitari e materiale video, secondo cui l’impatto delle operazioni di Teheran sarebbe stato più esteso rispetto a quanto finora
K metro 0 – Golfo Persico – Almeno 20 installazioni militari statunitensi in Medio Oriente sarebbero state danneggiate dagli attacchi iraniani dall’inizio del conflitto. È quanto emerge da un’inchiesta di BBC Verify basata sull’analisi di immagini satellitari e materiale video, secondo cui l’impatto delle operazioni di Teheran sarebbe stato più esteso rispetto a quanto finora riconosciuto ufficialmente da Washington.
Le strutture colpite si troverebbero in diversi Paesi della regione, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Iraq, Giordania, Bahrein e Oman. Tra gli obiettivi figurerebbero sistemi radar, infrastrutture logistiche, depositi di carburante, hangar e apparati di difesa aerea di elevato valore strategico.
Mentre emergono questi dettagli, la tensione tra Stati Uniti e Iran torna a salire nello Stretto di Hormuz. Il Comando Centrale americano (Centcom) ha reso noto di aver effettuato nel fine settimana una serie di attacchi contro obiettivi militari iraniani, descritti come azioni difensive in risposta alle attività di Teheran nell’area.
Secondo la ricostruzione fornita dall’esercito statunitense, i raid hanno interessato siti radar e centri di comando per droni nella zona costiera meridionale dell’Iran e sull’isola di Qeshm. Washington sostiene che gli obiettivi rappresentassero una minaccia per la sicurezza della navigazione nello stretto, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio energetico.
La reazione iraniana è arrivata poche ore dopo. Le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato di aver colpito una base utilizzata dalle forze americane per condurre le operazioni contro il territorio iraniano. Nella nota diffusa da Teheran non vengono indicati né il luogo dell’attacco né una valutazione dei danni, ma viene ribadito che eventuali nuove azioni statunitensi riceveranno una risposta ancora più severa.
A preoccupare ulteriormente la comunità internazionale è quanto segnalato dal Kuwait. Le autorità del Paese hanno comunicato che i sistemi di difesa aerea sono entrati in funzione per contrastare missili e droni ostili. L’agenzia statale KUNA ha riferito che le sirene d’allarme sono risuonate in varie aree del Paese, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli sulla provenienza delle minacce.
Sul piano diplomatico, intanto, resta in bilico il tentativo di trasformare l’attuale cessate il fuoco in un’intesa più ampia e duratura. Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato sui social di essere convinto che un accordo sia ancora possibile, sostenendo che l’Iran abbia interesse a raggiungere una soluzione negoziata.
Tuttavia, secondo quanto riportato da CBS News, i colloqui avrebbero incontrato nuovi ostacoli dopo la richiesta americana di modificare alcuni punti dell’intesa in discussione. Tra i temi più delicati vi sarebbero la piena riapertura del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e nuove condizioni riguardanti il programma nucleare iraniano.
Da parte sua, Teheran continua a sostenere che non firmerà alcun accordo che non garantisca integralmente i propri interessi nazionali.
L’inchiesta della BBC evidenzia inoltre come gli attacchi iraniani abbiano colpito asset militari particolarmente sensibili, compresi sistemi di difesa avanzati e velivoli impiegati per sorveglianza e rifornimento. Diversi analisti interpellati dall’emittente britannica ritengono che la capacità offensiva dimostrata dall’Iran sia stata sottovalutata e che le strutture statunitensi nella regione restino vulnerabili nel caso di una ripresa delle ostilità.
Con il negoziato ancora lontano da una conclusione e nuovi incidenti militari registrati nelle ultime ore, il fragile equilibrio raggiunto nelle scorse settimane appare sempre più precario.
di Sandro Doria













