Spagna, Germania, Italia. Molti si dichiarano cattolici, ma i praticanti sono sempre di meno

Spagna, Germania, Italia. Molti si dichiarano cattolici, ma i praticanti sono sempre di meno

K metro 0 – Madrid – La “cattolicissima Spagna”, quella legata a doppo filo con la Chiesa di Roma dal XV secolo, quando “Los Reyes Católicos”, Ferdinando e Isabella, scacciarono i Mori (i musulmani) e gli ebrei dalla penisola iberica, è oggi profondamente secolarizzata. Più della metà degli spagnoli si dichiara cattolica. Sulla carta. Ma

K metro 0 – Madrid – La “cattolicissima Spagna”, quella legata a doppo filo con la Chiesa di Roma dal XV secolo, quando “Los Reyes Católicos”, Ferdinando e Isabella, scacciarono i Mori (i musulmani) e gli ebrei dalla penisola iberica, è oggi profondamente secolarizzata.

Più della metà degli spagnoli si dichiara cattolica. Sulla carta. Ma i praticanti sono sempre di meno. Con un calo significativo, a partire dagli anni ’70, nella fede e nell’osservanza religiosa. Anche se la visita di Papa Leone XIV in Spagna (da 6 al 12 giugno) coincide con un’impennata di religiosità tra le giovani generazioni, alimentata dai social media.

Secondo l’ultimo sondaggio (maggio 2026), in Spagna si identificano come cattolici circa 26,2 milioni di persone. Circa 8 milioni sono praticanti, i restanti 18 milioni non lo sono. Quasi un terzo degli spagnoli si dichiarano atei, agnostici o indifferenti alla religione. Ciò nonostante, in un contesto caratterizzato da un calo del 50% nel numero di coloro che scelgono di finanziare la Chiesa cattolica con il 7×1000 della dichiarazione dei redditi, l’ammontare raccolto è paradossalmente in aumento. Di fatto, è praticamente raddoppiato: da 247 milioni nel 2011 a 429 milioni nel 2024, secondo la Conferenza Episcopale Spagnola.

Un aumento cospicuo, a fronte di un calo dei contribuenti, e di una crescente riluttanza a finanziare la Chiesa attraverso le dichiarazioni dei redditi. In sintesi, sempre meno persone scelgono la Chiesa cattolica nella dichiarazione dei redditi, ma chi lo fa ha più soldi che mai. Si tratta essenzialmente di persone anziane con un elevato potere d’acquisto.

Da un punto di vista sociologico, spiega   Rafael Ruiz Andrés, dottore in Studi Religiosi, è comune trovare più cattolici tra le classi superiori, ma anche tra le classi inferiori. “Le classi medie, invece sono le più secolarizzate“. Ma se il numero di contribuenti che finanziano la Chiesa si è dimezzato negli ultimi 17 anni, rimane invece quasi stabile (è diminuito dal 34% del 2007 all’attuale 30%) quello di coloro che optano per la casella “opera sociale”: Casella 106 (“Fines Sociales / X Solidari”) a sostegno di progetti per l’inserimento lavorativo, l’aiuto agli anziani, l’infanzia e la protezione dell’ambiente.

In alcuni paesi europei (Francia, Irlanda, Regno Unito) è previsto esclusivamente l’autofinanziamento, in quanto si ritiene che la funzione di promozione religiosa non sia di competenza dello Stato. In altri Paesi (Germania e Austria), i cittadini pagano in vece una tassa aggiuntiva e i proventi vengono girati alle confessioni a cui essi appartengono.

In Germania il finanziamento alla Chiesa cattolica avviene attraverso la Kirchensteuer ovvero l’imposta ecclesiastica prelevata automaticamente dallo stipendio di chi è registrato ufficialmente come cattolico. Questo vale anche per chi è registrato come protestante o appartenente ad alcune comunità ebraiche. Ma è in arrivo anche per gli islamici, quasi 5 milioni in Germania (un migliaio le moschee ufficiali).   

La Kirchensteuer corrisponde all’8% dell’imposta sul reddito in Baviera e Baden-Württemberg, al 9% nel resto della Germania, come Berlino. Non si calcola sul reddito lordo, ma sulla tassa che già si paga allo Stato. Ad esempio, se in un anno paghi 7.000 € di imposte, circa 630 € vanno alla Chiesa.

La Kirchensteuer esiste anche in Austria (dove viene chiamata Kirchenbeitrag: contributo alla Chiesa) e in Svizzera. Per non continuare a pagarla, si deve dichiarare ufficialmente la propria uscita dalla Chiesa (Kirchenaustritt).

I cattolici in Germania sono quasi 20 milioni (il 23,7% circa della popolazione). In calo rispetto agli anni precedenti. Il 43,8% della popolazione tedesca non professa ufficialmente alcuna religione, a dimostrazione dell’inesorabile avanzata della secolarizzazione e del declino della religiosità istituzionale. Drastico il calo delle vocazioni sacerdotali. Nel 2024, solo 29 uomini sono stati ordinati sacerdoti in tutta la Germania. Si veda il rapporto congiunto (14 marzo 2014) della Conferenza episcopale tedesca e del Consiglio della Chiesa evangelica tedesca.

In Italia, a differenza della Spagna (dove la Chiesa incassa solo i denari di chi l’ha scelta con una firma sulla dichiarazione dei redditi) la Chiesa incassa anche i contributi di chi non ha effettuato alcuna scelta, beneficiando della ripartizione delle quote dei “qualunquisti” che non scelgono di destinare a qualcuno l’8×1000. 

Il sistema dell’8×1000 è stato introdotto in Italia nel 1984 con il “Concordato bis” fra Chiesa e Stato che sostituiva i Patti Lateranensi del 1929, escludendo il principio della religione di Stato, in virtù del quale lo Stato elargiva stipendi ai preti attraverso il sistema della “congrua”, sostituito con la destinazione di una quota del gettito IRPEF alla Chiesa cattolica (o ad altre confessioni). Un’ operazione che ha dato indubbiamente linfa vitale alle strutture ecclesiastiche italiane, che se ne sono giovate ampiamente, come mostrano le cifre e l’andamento sostanzialmente costante delle entrate a loro favore.

“L’Italia si sente ancora cattolica, ma vorrebbe una Chiesa al passo con i tempi” titolava il quotidiano dei vescovi “Avvenire” riferendo una ricerca del CENSIS del 2024. Più di 7 italiani su 10, sintetizzava Matteo Liut nel suo articolo, si dicono cattolici, ma la maggior parte vive la religiosità in modo individualista. Una forma di individualismo religioso che spinge il 55,8% degli italiani a una pratica saltuaria o assente, pur pensandosi cattolici. Gli italiani che si definiscono cattolici sono il 71,1% della popolazione: il 15,3% si dice praticante, il 34,9% dichiara di partecipare solo occasionalmente alle attività della Chiesa e il 20,9% afferma di essere “cattolico non praticante”.

In conclusione, se con il Concordato bis del 1984 la chiesa ha cessato di essere “religione di Stato”, dallo Stato italiano continua a ricevere ingenti finanziamenti tra cui l’8×1000, finanziamenti a scuole e università  cattoliche, a mezzi di comunicazione cattolici, finanziamenti per l’assistenza religiosa negli ospedali pubblici, esenzioni e agevolazioni fiscali ed altro ancora…

In Italia incassa anche i denari di chi non ha effettuato nessuna scelta. Così in Spagna l’introito derivante dal fisco è di poco più di 250 milioni di euro, mentre in Italia è di circa un miliardo di euro.

Lo Stato italiano ha consentito alla Chiesa cattolica di acquisire risorse importanti, specialmente grazie alla legge successiva, promulgata nel 1985, sul cosiddetto 8×1000. Un’ operazione che ha dato indubbiamente linfa vitale alle strutture ecclesiastiche italiane, che se ne sono giovate ampiamente, come mostrano le cifre e l’andamento sostanzialmente costante delle entrate a loro favore.

Condividi su:
Condividi:

Posts Carousel

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos

Che tempo fa



Condividi su: