Morti, caos e milioni sprecati: sotto accusa il più grande centro ICE degli Stati Uniti

Morti, caos e milioni sprecati: sotto accusa il più grande centro ICE degli Stati Uniti

K metro 0 – Washington – Tre decessi in pochi mesi, un suicidio che avrebbe potuto essere evitato, prove scomparse durante un’indagine, una fuga, una pistola smarrita e milioni di dollari pubblici finiti in un sistema inefficiente. È quanto emerge da un rapporto del Government Accountability Office (GAO), l’organismo indipendente del Congresso che controlla l’utilizzo

K metro 0 – Washington – Tre decessi in pochi mesi, un suicidio che avrebbe potuto essere evitato, prove scomparse durante un’indagine, una fuga, una pistola smarrita e milioni di dollari pubblici finiti in un sistema inefficiente. È quanto emerge da un rapporto del Government Accountability Office (GAO), l’organismo indipendente del Congresso che controlla l’utilizzo dei fondi federali, sul Camp East Montana, il più grande centro di detenzione per immigrati degli Stati Uniti.

La struttura sorge all’interno della base militare di Fort Bliss, nei pressi di El Paso, in Texas, ed è stata realizzata per sostenere il piano di ampliamento della capacità detentiva dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Come riferisce l‘Associated Press, che nei mesi scorsi aveva già documentato le criticità del centro, il rapporto conferma una lunga serie di problemi che avrebbero compromesso sicurezza, assistenza sanitaria e gestione della struttura.

Secondo gli ispettori federali, il campo è stato aperto nell’agosto scorso prima che fossero completati tutti i lavori e senza le verifiche previste dagli standard dell’ICE. Al momento dell’entrata in funzione mancavano alcune infrastrutture essenziali e il sistema di controllo presentava lacune che aumentavano il rischio di incidenti e violazioni della sicurezza.

Tra gli episodi più gravi riportati nel documento figura la morte del cittadino cubano Geraldo Lunas Campos, 55 anni. L’uomo è deceduto a gennaio dopo essere stato immobilizzato dagli addetti alla sicurezza. Il GAO ha rilevato che parte delle prove relative all’accaduto sarebbe andata persa o sarebbe stata distrutta. Un’autopsia indipendente ha classificato il decesso come omicidio per asfissia, mentre un’indagine dell’FBI è tuttora in corso.

Pochi giorni dopo si è verificato un secondo episodio drammatico. Victor Manuel Diaz, migrante nicaraguense di 36 anni, si è tolto la vita all’interno della struttura. Secondo il rapporto, il personale non avrebbe seguito le procedure previste per i detenuti considerati a rischio suicidio. Diaz venne lasciato in una sala medica anziché in una cella protetta e non fu monitorato con la frequenza richiesta dai protocolli.

L’indagine punta il dito anche contro l’assistenza sanitaria garantita ai migranti trattenuti nel centro. Molti detenuti non sarebbero stati sottoposti a visite mediche complete e alcune persone affette da malattie croniche avrebbero ricevuto cure considerate insufficienti. Preoccupante inoltre quanto emerso sul fronte della tubercolosi: invece dei test previsti, il gestore della struttura avrebbe utilizzato semplici questionari di valutazione. Questa scelta avrebbe consentito a un detenuto malato di entrare in contatto con gli altri ospiti del centro, contribuendo alla diffusione di un focolaio.

Le carenze non riguardavano soltanto l’ambito sanitario. Nell’ottobre scorso un detenuto riuscì a fuggire dalla struttura, episodio che l’ICE attribuì a negligenze del gestore. A gennaio, inoltre, una guardia perse una pistola carica all’interno del campo. L’arma non è mai stata recuperata.

Anche le condizioni di vita quotidiana risultano al centro delle contestazioni. I dormitori venivano puliti meno di frequente di quanto previsto dai contratti e, secondo il rapporto, alcuni agenti offrivano biscotti ai detenuti in cambio della pulizia degli spazi comuni. Per settimane, inoltre, non furono disponibili servizi essenziali come la biblioteca legale, le sale per gli incontri con gli avvocati e le aree destinate alle visite di parenti e amici.

Il documento dedica ampio spazio anche alla gestione economica del progetto. Prima ancora che arrivassero i primi detenuti, l’esercito statunitense aveva già speso oltre 11 milioni di dollari per servizi di sicurezza, assistenza sanitaria, trasporti e ristorazione. In seguito, secondo gli ispettori, milioni di dollari sarebbero stati ulteriormente sprecati a causa di contratti costruiti sulla capienza massima della struttura – 5.000 posti – nonostante il numero effettivo dei detenuti fosse spesso molto inferiore.

Alla base di molti problemi vi sarebbe la scelta di affidare il contratto da 1,3 miliardi di dollari alla società Acquisition Logistics. L’azienda, osserva il rapporto, non aveva alcuna esperienza nella gestione di centri di detenzione per immigrati. La decisione fu presa nel tentativo di accelerare la realizzazione del progetto dopo che l’ICE non era riuscita ad assegnare l’appalto attraverso le procedure ordinarie.

Dopo la pubblicazione del rapporto, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha reso noto di aver sostituito il gestore della struttura, sostenendo che il nuovo appaltatore garantirà standard più elevati e una migliore assistenza sanitaria ai detenuti.

Le conclusioni del GAO hanno immediatamente acceso il confronto politico a Washington. Il senatore democratico Dick Durbin ha definito il rapporto “schiacciante”, sostenendo che il documento mostra le conseguenze di una gestione affrettata della politica di detenzione dei migranti.

Il caso di Camp East Montana rischia ora di diventare uno dei dossier più delicati per l’amministrazione Trump. Oltre agli sprechi di denaro pubblico, il rapporto solleva infatti interrogativi sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla sicurezza delle migliaia di persone che transitano ogni anno nei centri federali per immigrati.

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