K metro 0 – Caracas – Almeno 235 morti, oltre 4000 feriti e 50mila dispersi. Tra le vittime, un cittadino italovenezuelano. E’ questo il drammatico bilancio provvisorio del violento terremoto che ha colpito il Venezuela con due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5. Le operazioni di soccorso intanto proseguono mentre molte persone risultano ancora intrappolate sotto
K metro 0 – Caracas – Almeno 235 morti, oltre 4000 feriti e 50mila dispersi. Tra le vittime, un cittadino italovenezuelano. E’ questo il drammatico bilancio provvisorio del violento terremoto che ha colpito il Venezuela con due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5.
Le operazioni di soccorso intanto proseguono mentre molte persone risultano ancora intrappolate sotto le macerie. Squadre di soccorso da tutto il mondo si stanno mobilitando e si moltiplicano le promesse di aiuti esteri. Tra queste quella degli Usa, che annunciano risorse immediate per 150 milioni di dollari.
Il terremoto che ha colpito il Paese Sudamericano, il più forte in oltre un secolo, non poteva arrivare in momento peggiore per la nazione, che sconta anni di inflazione galoppante, corruzione governativa e cattiva gestione dell’industria petrolifera e delle più grandi riserve di greggio del mondo, con un pil ridotto dell’80% rispetto al 2013.
Una situazione che non è migliorata dopo la cattura, con un blitz delle forze speciali Usa, del presidente Nicolas Maduro e l’ascesa al potere della sua allora vice, Delcy Rodriguez alla guida di un governo, che pur mantenendo la facciata di continuità bolivariana, si è allineato alle richieste di Donald Trump, avviando una cauta liberalizzazione dell’economia e l’apertura alle compagnie petrolifere straniere, ottenendo in cambio la revoca delle azzoppanti sanzioni che gli Stati Uniti imponevano a Caracas.
Nonostante la revoca delle sanzioni, e il graduale aumento della produzione petrolifera, l’inflazione rimane alta, i salari bassi e per i venezuelani quotidianamente lottano per i beni essenziali, dal pieno di benzina all’acquisto dei medicinali. Nel 2025 quasi 8 miloni di persone, vale a dire un terzo della popolazione, ha avuto bisogno di assistenza umanitaria, secondo dati dell’Onu. Numeri che il devastante sisma faranno crescere.
Una catastrofe naturale di questa portata, che si teme potrà aver provocato migliaia di vittime, appare destinata a compromettere gravemente le fragili speranze di ripresa economica, in particolare dell’industria petrolifera che ha bisogno di miliardi di dollari di investimenti nelle infrastrutture obsolete. In generale dopo anni di profonda crisi economica, il Venezuela manca di infrastrutture, dalla rete elettrica e idrica agli ospedali, per affrontare una tale crisi.
Inoltre, la popolazione, già stremata da anni di crisi, ora osserva con attenzione per capire se la risposta ufficiale sarà in grado di proteggerla o se, ancora una volta, lo Stato le volterà le spalle. “L’economia venezuelana era impantanata in una profonda crisi dal 2013, ben prima delle sanzioni internazionali, con una cattiva gestione che aveva portato la povertà tra le famiglie a circa il 65%”, ha dichiarato a RTVE News Juan Manuel Trak, politologo venezuelano e ricercatore specializzato nei processi politici contemporanei.
Secondo le prime proiezioni dell’Us Geological Survey, si stima che il sisma provocherà danni economici tra i 10 e i 100 miliardi di dollari, cifra che è praticamente pari all’intero attuale valore dell’economia venezuelana. Secondo alcuni esperti, infatti, oltre ai crolli provocati dalle due fortissime scosse, di magnitudo 7.2 e 7.5, bisogna tenere conto del rischio di incendi che potrebbero divampare tra le macerie a causa della rottura delle tubature del gas e del sistema elettrico, come ha spiegato alla Cnn Lucy Jones, sismologo del California Institute of Technology, sottolineando che questi incendi potrebbero raddoppiare i danni e le perdite economiche provocate dal terremoto.













