K metro 0 – Tripoli – Il 90 per cento dei libici coinvolti nella consultazione pubblica promossa dalla Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ritiene necessaria la convocazione di elezioni nazionali, mentre l’82 per cento indica come priorità l’allontanamento dal potere delle figure coinvolte in corruzione e violazioni dei diritti umani. È
K metro 0 – Tripoli – Il 90 per cento dei libici coinvolti nella consultazione pubblica promossa dalla Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ritiene necessaria la convocazione di elezioni nazionali, mentre l’82 per cento indica come priorità l’allontanamento dal potere delle figure coinvolte in corruzione e violazioni dei diritti umani. È quanto emerge dai risultati completi dell’iniziativa “Dì la tua”, lanciata dall’Unsmil nell’ambito del dialogo strutturato sulla Libia, condotta attraverso questionari online, interviste telefoniche e discussioni sulla piattaforma digitale dedicata ai giovani.
Secondo i dati diffusi dalla missione Onu, la richiesta di elezioni resta il punto di maggiore convergenza tra i partecipanti. L’80 per cento degli intervistati attribuisce il mancato completamento del quadro legislativo elettorale alle divisioni politiche tra le parti e alla mancanza di volontà, da parte di chi detiene il potere, di andare al voto. Il tema della legittimità istituzionale emerge anche nelle risposte sulle funzioni di un eventuale governo unificato: il 60 per cento dei partecipanti ritiene che il suo compito principale dovrebbe essere la preparazione e il finanziamento delle elezioni, seguito dall’unificazione del bilancio, indicata dal 52 per cento.
La consultazione fotografa anche una forte domanda di rendicontabilità. L’82 per cento dei partecipanti considera prioritario rimuovere dalle posizioni di potere le personalità corrotte o responsabili di violazioni dei diritti umani; il 74 per cento chiede inoltre che i responsabili di crimini siano perseguiti per via giudiziaria. Tra le condizioni per il successo della riconciliazione nazionale figurano anche il ritorno degli sfollati nelle loro città, indicato dal 30 per cento, e la possibilità per i cittadini di eleggere i propri rappresentanti attraverso consultazioni credibili, segnalata dal 29 per cento.
Il sondaggio evidenzia inoltre la centralità del dossier sicurezza. Il 55 per cento dei partecipanti indica la divisione politica, che ostacola l’unificazione delle istituzioni di sicurezza, come principale preoccupazione nella vita quotidiana. Seguono il timore di arresti o detenzioni senza mandato legale, indicato dal 37 per cento, e i combattimenti ricorrenti tra gruppi armati nei quartieri, citati dal 36 per cento. Quanto alle formazioni armate, il 70 per cento dei partecipanti chiede il trasferimento di campi e uomini armati fuori dalle città e dalle aree residenziali; il 56 per cento sostiene il disarmo, mentre il 54 per cento indica il rafforzamento degli apparati di sicurezza ufficiali. La base metodologica comprende 5.964 partecipanti al sondaggio online condotto tra il 17 febbraio e il primo aprile 2026, un’indagine telefonica su 1.500 persone realizzata tra il 16 novembre e il 16 dicembre 2025 dalla società Diwan, oltre ai contributi raccolti sulla piattaforma digitale per i giovani, che al primo aprile contava 3.216 membri.













