K metro 0 – Camberra – L’Australia introdurrà nel 2027 una normativa organica per regolare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Lo ha annunciato il primo ministro Anthony Albanese durante un intervento alla University of Sydney, spiegando che il governo intende definire fin da ora le condizioni economiche, sociali e ambientali che accompagneranno la diffusione dell’AI. L’esecutivo
K metro 0 – Camberra – L’Australia introdurrà nel 2027 una normativa organica per regolare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Lo ha annunciato il primo ministro Anthony Albanese durante un intervento alla University of Sydney, spiegando che il governo intende definire fin da ora le condizioni economiche, sociali e ambientali che accompagneranno la diffusione dell’AI.
L’esecutivo punta a evitare che il Paese si trasformi in un semplice polo di infrastrutture per società straniere, rafforzando invece la ricerca, le competenze tecnologiche nazionali e la capacità dell’industria australiana di beneficiare degli investimenti nel settore.
Tra le misure previste figura la creazione di un Office of AI all’interno del Department of the Prime Minister and Cabinet, incaricato di coordinare le politiche governative in materia di intelligenza artificiale nei settori dell’energia, dell’istruzione, del lavoro, della difesa, della sicurezza e della proprietà intellettuale.
Uno dei pilastri della riforma riguarda i data center destinati a sostenere lo sviluppo dell’AI. Il governo presenterà al National Cabinet una proposta per introdurre standard nazionali uniformi che sostituiranno l’attuale quadro regolatorio, oggi affidato in larga parte ai singoli Stati e alle autorità locali.
La futura legislazione definirà i criteri per la localizzazione delle nuove strutture, i limiti ai consumi energetici e gli obblighi nei confronti delle comunità. Le aziende dovranno finanziare la produzione dell’energia necessaria al funzionamento dei propri impianti e sostenere integralmente i costi di connessione alla rete, evitando che tali oneri ricadano su famiglie e imprese.
I gestori saranno inoltre chiamati a compensare i consumi attraverso investimenti in nuova capacità da fonti rinnovabili e sistemi di accumulo energetico. Particolare attenzione sarà riservata anche all’utilizzo dell’acqua: i nuovi data center dovranno limitare il consumo idrico per il raffreddamento dei server e contribuire, se necessario, al potenziamento delle infrastrutture idriche, soprattutto nelle aree più esposte alla siccità.
Altro punto centrale della riforma è la tutela del diritto d’autore. Albanese ha affermato che nessuna azienda potrà utilizzare libri, musica, opere d’arte, articoli o altri contenuti creati in Australia per addestrare modelli di intelligenza artificiale senza il consenso dei titolari dei diritti. Gli autori manterranno il controllo sia sull’autorizzazione sia sulle condizioni economiche di utilizzo delle proprie opere.
“Qualsiasi soluzione diversa è un furto”, ha dichiarato il premier, sottolineando che il principio sarà recepito nella futura normativa. Il governo riconosce che il bilanciamento tra innovazione e tutela del copyright rappresenta una delle principali sfide dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Secondo Albanese, l’AI non deve essere considerata soltanto un fattore di trasformazione del mercato del lavoro, ma anche uno strumento per aumentare la produttività, rafforzare la competitività dell’economia australiana e sostenere la creazione di nuova occupazione qualificata. Parallelamente, l’esecutivo dovrà affrontare le questioni legate alla protezione dei dati personali, all’automazione e all’impiego degli algoritmi nei processi decisionali.
Il Climate Council ha intanto richiamato l’attenzione sull’impatto ambientale della rapida espansione dei data center, evidenziando i possibili effetti sull’aumento della domanda di energia, sul consumo delle risorse idriche e sugli obiettivi di riduzione delle emissioni.
Sul fronte delle procedure di ingresso nel Paese, il governo ha infine annunciato l’introduzione dell’Australia Travel Declaration, una dichiarazione digitale che sostituirà progressivamente i moduli cartacei compilati dai viaggiatori internazionali. Il nuovo sistema sarà esteso a tutti gli aeroporti e porti internazionali nei prossimi 12-18 mesi con l’obiettivo di velocizzare i controlli di frontiera.













