Usa, la strategia della forza: Trump minaccia nuovi attacchi per piegare Teheran

Usa, la strategia della forza: Trump minaccia nuovi attacchi per piegare Teheran

K metro 0 – Golfo Persico – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha convocato ieri una riunione nella Situation room della Casa Bianca per discutere un’offensiva su vasta scala contro l’Iran, che andrebbe ben oltre gli attacchi in corso nell’area dello Stretto di Hormuz. Lo scrive il sito d’informazione “Axios” citando tre fonti a conoscenza

K metro 0 – Golfo Persico – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha convocato ieri una riunione nella Situation room della Casa Bianca per discutere un’offensiva su vasta scala contro l’Iran, che andrebbe ben oltre gli attacchi in corso nell’area dello Stretto di Hormuz. Lo scrive il sito d’informazione “Axios” citando tre fonti a conoscenza del dossier. La riunione si è svolta mentre le forze armate statunitensi conducevano attacchi per il quarto giorno consecutivo nell’area dello Stretto di Hormuz e lungo la costa meridionale iraniana.

Funzionari statunitensi hanno spiegato che gli attacchi mirano a compromettere la capacità dell’Iran di colpire le navi in transito nello stretto. Ieri pomeriggio è inoltre entrato in vigore il blocco navale statunitense sui porti iraniani, dopo che la scorsa settimana Trump aveva notificato al Congresso un nuovo stato di guerra con l’Iran. Alla riunione hanno preso parte, oltre a Trump, il vicepresidente James David Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Guerra Pete Hegseth, il capo di Stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, il direttore della Cia John Ratcliffe, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, e altri alti funzionari.

Secondo le stesse fonti, l’incontro si è concentrato sui piani per colpire obiettivi strategici in territorio iraniano, in aggiunta alle operazioni già in corso nello Stretto di Hormuz. In un’intervista rilasciata all’emittente “Fox News” prima della riunione, Trump ha detto che gli attacchi si intensificheranno nei prossimi giorni, annunciando operazioni militari “dure” contro l’Iran nelle prossime 72 ore e prospettando un’ulteriore escalation in seguito. Il presidente ha avvertito che la prossima settimana le forze statunitensi colpiranno le centrali elettriche e i ponti del Paese, a meno che Teheran non accetti di sedersi al tavolo negoziale. Le forze armate statunitensi nel frattempo, hanno ripristinato il blocco navale nello Stretto di Hormuz, impedendo il transito delle navi dirette ai porti iraniani o provenienti da essi, mentre le altre imbarcazioni potranno continuare a navigare, pur sotto la minaccia di attacchi da parte della Repubblica Islamica. Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha reso noto che il dispositivo è entrato in vigore alle 16:00 della costa orientale Usa (le 22 italiane di ieri) e coinvolge oltre 20 navi da guerra e centinaia di velivoli dispiegati nella regione.

Secondo gli analisti internazionali alla base della svolta americana ci sarebbe una nuova valutazione strategica della Casa Bianca: la trattativa non sarebbe più considerata uno strumento efficace per contenere Teheran, ma un’opportunità per l’Iran di recuperare terreno dopo i danni subiti nei primi mesi del conflitto.

Il nuovo ciclo di attacchi arriva dopo le tensioni nello Stretto di Hormuz, dove gli episodi contro alcune navi petrolifere hanno contribuito ad alimentare l’escalation. Per Washington, la sicurezza della principale rotta energetica mondiale rappresenta un elemento centrale del confronto, mentre Teheran continua a utilizzare il controllo dell’area come leva di pressione internazionale. Intanto, i paesi del Golfo sono tornati a essere teatro del conflitto fra Stati Uniti e Iran: una guerra a intensità variabile, di cui il Memorandum è stata soltanto una pausa tattica. Tuttavia, sembra comunque che nessuno dei due paesi sia pronto a tornare a una guerra a tutto campo.

La strategia di Trump sembra quindi puntare a utilizzare la forza militare come strumento negoziale: colpire per aumentare il peso degli Stati Uniti al tavolo delle trattative e costringere l’Iran ad accettare condizioni più favorevoli a Washington. Una scelta che però aumenta il rischio di un conflitto più lungo e di un coinvolgimento di altri attori regionali.

La nuova escalation mette in allarme anche i mercati internazionali. Un’eventuale conflitto aperto potrebbe avere conseguenze sui prezzi dell’energia e sull’economia globale, rendendo il confronto tra Stati Uniti e Iran una crisi con ripercussioni ben oltre il Medio Oriente.

La domanda centrale ora è se la nuova offensiva americana riuscirà a rafforzare la posizione di Washington oppure se porterà a un ulteriore allargamento del conflitto.

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Nizar Ramadan
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