Le streghe Vardø. Viaggio ai confini dell’Artico, nelle terre più estreme del Profondo Nord

Le streghe Vardø. Viaggio ai confini dell’Artico, nelle terre più estreme del Profondo Nord

K metro 0 – Stoccolma – All’estremo nord dell’Europa. Oltre il circolo polare artico. Verso Est. In direzione opposta alla Norvegia degli spettacolari fiordi occidentali. Verso una landa desolata artica senza alberi, dove l’Europa finisce. Un viaggio off the beaten track, fuori dai sentieri battuti. Alla scoperta di luoghi remoti dal fascino sorprendente. Come la

K metro 0 – Stoccolma – All’estremo nord dell’Europa. Oltre il circolo polare artico. Verso Est. In direzione opposta alla Norvegia degli spettacolari fiordi occidentali. Verso una landa desolata artica senza alberi, dove l’Europa finisce. Un viaggio off the beaten track, fuori dai sentieri battuti. Alla scoperta di luoghi remoti dal fascino sorprendente. Come la chiesa di Nesseby, tra le più belle della Norvegia, che appare in lontananza sotto un sole che illumina la sua guglia bianca, mentre si addensano nuvole temporalesche e montagne violacee, che potrebbero essere norvegesi o russe, fanno da sfondo al di là del mare.  

Un percorso straordinario descritto nel reportage realizzato da Anthony Ham per la BBC. A partire dalla piccola città di Tana Bru, nell’estremo nord-est della Norvegia, al crocevia di quattro mondi molto diversi. Dal dimenticato villaggio di pescatori di Kongsfjord, alla comunità sami (lapponi) di Karasjok l’unico popolo indigeno ufficialmente riconosciuto nell’UE, fino a Kirkenes e al confine russo.

Ma il vero tesoro si cela in una strada costiera che porta più a est di qualsiasi altra nell’Europa occidentale: la E75, che si dirama dalla E6, la strada più lunga della Norvegia, e si estende per 2.578 km da Oslo fino a Kirkenes. Qui il traffico scompare e il paesaggio inizia a sembrare unico in Norvegia.

A differenza delle spettacolari bellezze naturali più a sud-ovest, non ci sono scogliere, né verdi prati; solo una stretta striscia d’asfalto che si snoda sotto una catena montuosa, lungo una stretta pianura costiera sopra l’insenatura sempre più ampia del Varangerfjorden, il fiordo più orientale della Norvegia, che si estende per circa 100 chilometri tra la penisola di Varanger e la Norvegia continentale, non lontano dal confine con la Russia e la Finlandia.  

Qui della Norvegia turistica non c’è più traccia. Siamo nel vero artico. Oltre la chiesa di Nusseby,

uno dei pochi edifici sopravvissuti alla distruzione causata dalla terra bruciata fatta dai soldati tedeschi sconfitti durante la ritirata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la strada scende, dopo aver aggirato un promontorio, verso Vestre Jakobselv, un villaggio di case di legno dipinte con colori vivaci, orlate da chioschi dove il baccalà salato appeso si asciuga ai venti subartici.

La Strada Panoramica di Varanger, uno dei 18 itinerari panoramici nazionali norvegesi, segue la E75 e la Fv341 per 160 km da Varangerbotn ad Hamningberg, tracciando la remota costa artica del paese.

Periodo migliore per il viaggio, da giugno a settembre, per le lunghe ore di luce e la fauna selvatica. L’inverno offre paesaggi innevati e l’aurora boreale, ma richiede una certa dimestichezza con la guida in condizioni artiche. Circa 18 km dopo, si raggiunge Vadsø, considerata qui una città nonostante abbia meno di 6.000 abitanti. È avvolta da basse nuvole e le sue strade sono deserte.

“In inverno, questa sarebbe una bella giornata”, dice Astrid Carlsen, direttrice di un hotel del posto.  

Ma quando si azzarda l’ipotesi che sia un posto difficile in cui vivere, guarda verso l’orizzonte. “Sì, può essere difficile. Ma questo luogo ha una strana bellezza in inverno. Ti fa apprezzare cose come il sole, una casa calda, la famiglia. Se vivi qui abbastanza a lungo, arrivi a vedere l’inverno come qualcosa di speciale”.

Immersa nella luce cristallina del nord, quando le nuvole si diradano e il sole splende, Vadsø si trasforma.  Attraverso il Mare di Barents lo sguardo si estende fino a Kirkenes e oltre, fino alla Russia.  

Oltrepassata Vadsø, tutti gli alberi scompaiono e le montagne si appiattiscono; il paesaggio è avvolto da un’austera bellezza di landa desolata. Il vero Artico, non è definito dal Circolo Polare Artico, ma dalle aree a nord del limite della vegetazione arborea artica” spiega   Rolf Ancker Ims, dell’università di Tromsø, l’ateneo più a nord del mondo.

“L’Artico è limitato a quelle aree dove non ci sono alberi, né foreste, al livello del mare” e dove la temperatura media giornaliera a luglio è inferiore a 10°C. Si attraversa quel confine tra l’Artico e il Subartico a Vardø, dove la E75 raggiunge la sua estremità orientale. Vardø è in realtà un’isola, ma un tunnel sottomarino la collega alla terraferma. La strada emerge dal mare costeggiando un tranquillo porto, dove i gabbiani hanno colonizzato ogni sporgenza disponibile per nidificare e litigare. Qui, più a est di San Pietroburgo, Vardø si trova sull’estremo limite dell’Europa occidentale.

Quest’isola remota è anche conosciuta come la Salem della Norvegia. Nel XVII secolo, 91 donne del luogo furono processate e giustiziate come streghe. Ora, il Memoriale di Steilneset, progettato dall’architetto svizzero Peter Zumthor, recupera la memoria di queste donne e delle loro storie dal passato, proprio nel luogo in cui ebbero luogo molte delle esecuzioni. Nell’imponente sala commemorativa, una vetrata illuminata è dedicata a ciascuna delle vittime.

Ogni storia è un racconto affascinante di superstizione e avversità, uno strano e intimo catalogo di litigi tra vicini che costarono la vita a queste donne. Più avanti, imboccata la Fv341, una strada che si snoda verso nord e costeggia un litorale che sembra ultraterreno, si scorgono schegge nere da incubo, grandi striature di tempo geologico, bastioni frastagliati di onde pietrificate. Lungo tutta questa strada, si ha la sensazione di un intero continente che geme e spinge le montagne verso il mare.

Ma tutte le strade devono pur finire da qualche parte, e la Fv341 termina poco oltre un piccolo delta fluviale erboso popolato da piccole mandrie di renne selvatiche. Qui, Hamningberg si adagia ai piedi di alte colline sulla sponda settentrionale di una baia dalla forma perfettamente arcuata. Un tempo uno dei più grandi villaggi di pescatori della Norvegia nord-orientale, fu abbandonato negli anni ’60.

Come doveva essere vivere qui, in un luogo non solo fisicamente remoto, ma dove la consapevolezza dell’isolamento aleggia su ogni cosa, come le basse nuvole invernali di Varanger? Non c’è più nessuno in giro a raccontarcelo, e i gabbiani che stridono nel vento non ne vogliono sapere. Ma intanto, il fascino di questi luoghi ci conquista. E con riluttanza, inizia il lungo viaggio di ritorno verso il mondo e il suo rumore.

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