Libano-Israele: colloqui a Roma il 04 agosto. La sfida di riportare lo Stato al centro

Libano-Israele: colloqui a Roma il 04 agosto. La sfida di riportare lo Stato al centro

K metro 0 – Roma – Roma torna al centro della diplomazia mediorientale ospitando il sesto round di negoziati tra Libano e Israele, sotto la mediazione degli Stati Uniti. Non si tratta di un semplice incontro tecnico, ma di un passaggio politico destinato a ridefinire gli equilibri regionali. L’Italia, lavora per “evitare pericolosi vuoti di

K metro 0 – Roma – Roma torna al centro della diplomazia mediorientale ospitando il sesto round di negoziati tra Libano e Israele, sotto la mediazione degli Stati Uniti. Non si tratta di un semplice incontro tecnico, ma di un passaggio politico destinato a ridefinire gli equilibri regionali. L’Italia, lavora per “evitare pericolosi vuoti di sicurezza dopo la fine di Unifil, in stretto coordinamento con gli alleati, a cominciare dalla Francia. Questa è la politica estera che vogliamo: costruire ponti e creare le condizioni per la pace”, lo ha detto Tajani durante il Question Time al Senato.

Il messaggio è chiaro: il dossier libanese non è più subordinato ai negoziati sul nucleare iraniano, ma viene affrontato come una questione autonoma, fondata sul ripristino della sovranità dello Stato e sul monopolio della sicurezza da parte delle istituzioni.

L’agenda prevede l’espansione dell’iniziativa delle zone pilota, la risoluzione delle controversie di confine ancora aperte e i progressi verso un accordo di pace e sicurezza complessivo tra i due Paesi. Quindi, sul tavolo ci sono i nodi decisivi: consolidamento del cessate il fuoco, ritiro israeliano dalle aree pilota, dispiegamento dell’esercito libanese e avvio della ricostruzione. Il successo delle zone pilota rappresenterà il vero test dell’intesa: se funzioneranno, il processo di normalizzazione potrà avanzare; in caso contrario, l’intero impianto negoziale rischia di arenarsi.

La novità politica più rilevante è che la diplomazia di Beirut sembra aver riconquistato un ruolo centrale, specialmente dopo il recente tour del  presidente Aoun a Washington, poi ad Ankara incontrando l’omologo turco Recep Tayeb Erdogan. Per la comunità internazionale, l’unico interlocutore legittimato è lo Stato libanese. È un cambio di paradigma che mette inevitabilmente sotto pressione Hezbollah, la cui legittimazione politica si è sempre fondata sull’idea che solo il suo apparato militare potesse garantire la difesa del Paese. Se sarà lo Stato a ottenere risultati concreti attraverso la diplomazia, questa narrativa perderà gran parte della propria forza.

Il presidente Joseph Aoun ha sintetizzato efficacemente questa visione: soltanto l’esercito e le istituzioni possono garantire la sicurezza dei cittadini. Un principio che punta a chiudere mezzo secolo di conflitti interni e di deleghe della forza a soggetti paralleli.

Anche il rinnovo del mandato dell’UNIFIL, sostenuto da 86 parlamentari libanesi, si inserisce in questa strategia di rafforzamento della legittimità internazionale e della stabilizzazione del Libano meridionale.

L’esercito israeliano, tuttavia, continua a effettuare limitati raid aerei nel sud e a demolire i villaggi occupati. Dall’inizio del conflitto, i raid israeliani hanno causato la morte di oltre 4.300 persone, secondo le autorità libanesi.

Al di là delle diffidenze reciproche, Libano e Israele condividono oggi un interesse strategico: trasformare il confine meridionale da linea di scontro permanente a frontiera stabile. Israele mira a eliminare definitivamente le minacce alla propria sicurezza; il Libano ha invece l’occasione storica di riaffermare l’autorità dello Stato, porre fine alla stagione delle guerre per procura e liberarsi della logica dello “Stato nello Stato”. Se il negoziato di Roma produrrà risultati concreti, potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase per il Libano: quella di un Paese finalmente sovrano, stabile e capace di recuperare il ruolo di ponte economico e politico del Levante, la “Svizzera del Medio Oriente” che per decenni ha rappresentato un modello di convivenza e prosperità.

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Nizar Ramadan
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