Il voto sulla ripresa dei negoziati per l’adesione all’Ue arriva in un momento delicato per gli equilibri europei e per la sicurezza dell’Artico. K metro 0 – Reykjavík – L’Islanda torna a guardare verso Bruxelles. Il referendum previsto ad agosto non chiederà direttamente agli islandesi se entrare nell’Unione europea, ma se riaprire i negoziati di
Il voto sulla ripresa dei negoziati per l’adesione all’Ue arriva in un momento delicato per gli equilibri europei e per la sicurezza dell’Artico.
K metro 0 – Reykjavík – L’Islanda torna a guardare verso Bruxelles. Il referendum previsto ad agosto non chiederà direttamente agli islandesi se entrare nell’Unione europea, ma se riaprire i negoziati di adesione avviati nel 2009 e successivamente congelati. Una consultazione che, nonostante le dimensioni ridotte del Paese, potrebbe avere conseguenze politiche ben più ampie.
Il nodo centrale resta la sovranità nazionale, soprattutto sulla pesca. Il settore rappresenta una componente fondamentale dell’economia islandese e gli euroscettici temono che l’ingresso nell’Ue possa limitare il controllo di Reykjavík sulle proprie acque e sulle risorse marine. I sostenitori della ripresa dei negoziati vedono invece nella trattativa con Bruxelles la possibilità di difendere gli interessi islandesi all’interno di un quadro europeo.
Ma rispetto al passato è cambiato soprattutto il contesto internazionale. L’Artico è diventato un’area sempre più strategica, mentre le tensioni con la Russia e le incertezze sul futuro della cooperazione transatlantica hanno accresciuto l’importanza geopolitica dell’Islanda. In questo scenario, un rapporto più stretto con l’Ue potrebbe rappresentare, per i favorevoli, anche un elemento di sicurezza e stabilità.
L’Islanda è già profondamente integrata nell’economia europea attraverso lo Spazio economico europeo e partecipa all’area Schengen, pur restando fuori dall’Unione. Una ripresa dei negoziati potrebbe quindi trasformarsi in un percorso relativamente rapido verso l’adesione.
Il referendum assume così un valore che va oltre la politica interna. Un “sì” potrebbe rilanciare il processo di allargamento europeo e rafforzare l’attrattività dell’Ue, mentre un “no” darebbe nuova forza alle posizioni euroscettiche.
Per Bruxelles, dunque, il voto islandese sarà anche un test sulla capacità dell’Europa di restare un progetto politico credibile e desiderabile.
Intanto, il Belgio invierà circa 30 militari in Groenlandia per una missione di addestramento della Nato della durata di due settimane. Lo ha annunciato il ministro della Difesa belga Theo Francken durante una visita in Islanda. Il dispiegamento si svolgerà dal 4 al 18 settembre.
Il contingente belga comprenderà truppe provenienti da Leopoldsburg e membri delle Forze speciali. Durante l’esercitazione, parteciperanno ad attività di addestramento nell’ambito di una nuova componente della missione Arctic Sentry, nota come Arctic Shield, secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministro.













