K metro 0 – Nicosia – Cipro torna al centro della partita geopolitica nel Mediterraneo orientale. Mentre le Nazioni Unite tentano di riaprire un negoziato fermo dal 2017, intorno all’isola gli equilibri sono cambiati: alla storica rivalità tra Grecia e Turchia si sovrappone quella, sempre più evidente, tra Ankara e Israele. È in questo scenario
K metro 0 – Nicosia – Cipro torna al centro della partita geopolitica nel Mediterraneo orientale. Mentre le Nazioni Unite tentano di riaprire un negoziato fermo dal 2017, intorno all’isola gli equilibri sono cambiati: alla storica rivalità tra Grecia e Turchia si sovrappone quella, sempre più evidente, tra Ankara e Israele.
È in questo scenario che il segretario generale dell’Onu António Guterres sta cercando di riavvicinare il presidente della Repubblica di Cipro Nikos Christodoulides e il leader turco-cipriota Tufan Erhürman.
Christodoulides ha dato la propria disponibilità a un incontro trilaterale a New York. Erhürman mantiene una posizione più prudente: non esclude nuovi colloqui, ma chiede che siano preceduti da progressi concreti e che non si ripeta l’esperienza di vertici conclusi senza risultati.
Dietro le divergenze sul metodo c’è però una questione più profonda. Il contesto strategico nel quale dovrebbe ripartire il negoziato non è più quello di Crans-Montana, dove nel 2017 fallì l’ultimo grande tentativo di arrivare a una soluzione.
Negli ultimi anni Nicosia ha rafforzato sensibilmente i rapporti con Israele e Grecia. Energia, sicurezza, difesa, infrastrutture e gestione delle emergenze sono diventati pilastri di una cooperazione trilaterale che la Repubblica di Cipro considera uno strumento di stabilità nel Mediterraneo orientale.
Il 10 settembre Christodoulides ha ricevuto a Nicosia il presidente israeliano Isaac Herzog, indicando esplicitamente sicurezza, energia e difesa tra i settori nei quali approfondire la partnership.
Ma quello che Nicosia considera un sistema di cooperazione regionale viene osservato in modo molto diverso dall’altra parte dell’isola.
Erhürman ha criticato gli accordi con Israele e Grecia sostenendo che non tengano conto dei turco-ciprioti e possano deteriorare ulteriormente il clima necessario per una soluzione. Il leader turco-cipriota ha posto in particolare una questione politica: è difficile, sostiene, parlare di costruzione della fiducia mentre vengono contemporaneamente rafforzati accordi militari con altri attori regionali.
Il progressivo deterioramento dei rapporti tra Ankara e Israele, alimentato dalle crisi mediorientali e dalle rispettive strategie regionali, rischia infatti di trasformare Cipro in uno dei punti di contatto tra due sfere d’influenza concorrenti.
Per la Turchia, l’isola resta una questione strategica e di sicurezza nazionale, oltre che il centro degli interessi politici della comunità turco-cipriota. Il rafforzamento dei legami tra Nicosia, Atene e Israele viene quindi inevitabilmente letto anche attraverso questa lente.
Nicosia respinge implicitamente questa interpretazione. La Repubblica di Cipro presenta i rapporti con Israele come parte di una rete destinata a rafforzare la sicurezza e la resilienza della regione. Non ci sono elementi per definire formalmente la cooperazione tra Cipro, Grecia e Israele come un’alleanza costruita contro la Turchia.
Ma in geopolitica la percezione conta quasi quanto le intenzioni dichiarate. E le percezioni delle due parti dell’isola stanno diventando sempre più distanti.
Lo stesso vale per il futuro negoziato. Christodoulides vuole sfruttare l’attuale iniziativa diplomatica per tornare a colloqui formali sotto l’egida delle Nazioni Unite e punta anche a un maggiore coinvolgimento dell’Unione europea.
Erhürman insiste invece sulla parità politica dei turco-ciprioti e chiede garanzie sul metodo prima di avviare un nuovo processo. È disponibile anche a un futuro vertice nel formato 5+1 – le due comunità cipriote, Turchia, Grecia, Regno Unito e Onu – ma soltanto dopo un’adeguata preparazione.
Qualche spazio di dialogo rimane. Sul tavolo ci sono nuovi punti di attraversamento della linea che divide l’isola, sminamento, cooperazione nella gestione delle catastrofi, sport, migrazione e altre misure di fiducia.
Sono dossier apparentemente minori rispetto alla grande questione dello status dell’isola, ma potrebbero essere proprio questi a stabilire se esista ancora il terreno politico per affrontare il problema principale.
Il prossimo colloquio tra Erhürman e Guterres a New York sarà quindi un test.
L’Onu non deve più soltanto provare a ricomporre una divisione che dura da oltre mezzo secolo. Deve farlo mentre intorno a Cipro prende forma un Mediterraneo diverso, nel quale energia, sicurezza e nuove alleanze stanno ridisegnando i rapporti di forza.
Ed è questo il vero rischio: che una delle più antiche dispute irrisolte d’Europa finisca per essere inglobata in una competizione regionale molto più grande, proprio nel momento in cui la diplomazia prova ancora una volta a riaprire uno spazio per il compromesso.













