Spagna, identificate le due vittime italiane del disastro ferroviario di Urda: 69 morti

Spagna, identificate le due vittime italiane del disastro ferroviario di Urda: 69 morti

Sono Ana Martina Conte Grand e Daniela Millan Parlanti le due italiane morte nel disastro ferroviario di Urda: 69 vittime

K metro 0 – Madrid – Hanno finalmente un nome le due vittime italiane del disastro ferroviario di Urda, nella provincia spagnola di Toledo. Sono Ana Martina Conte Grand, 32 anni, cittadina italo-argentina, e Daniela Millan Parlanti, 40 anni, italo-venezuelana. Entrambe figuravano tra le persone disperse dopo lo scontro tra due treni ad alta velocità avvenuto mercoledì 28 ottobre sulla linea Madrid-Siviglia. La conferma delle loro identità arriva mentre le autorità spagnole continuano le operazioni di riconoscimento delle vittime e le indagini sulle cause dell’incidente, che ha provocato almeno 69 morti.

Ana Martina Conte Grand era originaria di San Juan, in Argentina, e viveva in Andalusia dal 2025. Viaggiava insieme al fratello Jeremias, rimasto ferito nell’incidente. I due si trovavano a bordo del convoglio AVE di Renfe ed erano diretti a Cordova. La famiglia aveva seguito per giorni le operazioni di identificazione, in attesa della conferma ufficiale.

La seconda vittima italiana è Daniela Millan Parlanti, nata a Caracas, in Venezuela. Aveva studiato tecnologia cardiopolmonare all’Università centrale del Venezuela e si era successivamente specializzata in ecografia. Dopo un periodo di lavoro in Argentina, si era trasferita in Spagna, dove aveva costruito la propria vita familiare a Madrid. Anche lei viaggiava sul treno AVE diretto verso Siviglia.

Le identificazioni arrivano in una fase particolarmente delicata delle operazioni di recupero. Secondo il Centro integrato dei dati costituito dalle autorità spagnole, al 2 novembre sono state identificate 66 delle 69 persone decedute. Il bilancio comprende 54 cittadini spagnoli e 12 vittime registrate con nazionalità straniere. Restano tre persone da identificare, per le quali sono in corso ulteriori accertamenti.

Il riconoscimento dei corpi ha richiesto un complesso lavoro medico-legale. In 53 casi è stato possibile procedere attraverso il confronto delle impronte digitali, mentre per altre 13 vittime sono state necessarie analisi del Dna, effettuate dall’Istituto nazionale di tossicologia in collaborazione con la Guardia Civil. Le comunicazioni ai familiari vengono effettuate individualmente, secondo le procedure previste per gli incidenti con numerose vittime.

Nel frattempo, gli investigatori continuano a lavorare tra i resti dei convogli. La magistratura ha chiesto di intensificare le operazioni di ricerca e rimozione dei vagoni, garantendo turni di lavoro continuativi. La priorità è recuperare eventuali resti ancora presenti nell’area e completare gli accertamenti tecnici necessari a ricostruire la dinamica dello scontro.

L’incidente ha coinvolto un treno AVE di Renfe e un convoglio della compagnia Iryo. Tra gli elementi esaminati dagli investigatori figurano il funzionamento dei sistemi di sicurezza ferroviaria e le comunicazioni operative precedenti alla collisione. Le responsabilità, tuttavia, non sono ancora state accertate in via definitiva.

Il governo spagnolo prepara intanto un decreto con misure economiche a sostegno delle vittime e delle loro famiglie, atteso al Consiglio dei ministri del 3 novembre. La tragedia ha inoltre riacceso il dibattito nazionale sulla sicurezza dell’alta velocità, mentre il settore ferroviario è interessato da mobilitazioni sindacali.

Per le famiglie di Ana Martina Conte Grand e Daniela Millan Parlanti, l’identificazione chiude giorni di incertezza, ma apre la fase del rimpatrio e delle esequie. Per la Spagna, invece, la ricerca delle cause e delle eventuali responsabilità resta il passaggio decisivo per ricostruire una delle più gravi tragedie ferroviarie degli ultimi anni.

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