K metro 0 – Sicilia – Se pensiamo alla cultura ed all’arte siciliana ci vengono subito in mente i grandiosi templi greci a Selinunte, Segesta ed Agrigento ed ai teatri greci di Taormina e Siracusa. Grazie alla sua posizione geografica, la Sicilia ha sempre avuto un ruolo di mediazione tra Oriente ed Occidente, il che
K metro 0 – Sicilia – Se pensiamo alla cultura ed all’arte siciliana ci vengono subito in mente i grandiosi templi greci a Selinunte, Segesta ed Agrigento ed ai teatri greci di Taormina e Siracusa. Grazie alla sua posizione geografica, la Sicilia ha sempre avuto un ruolo di mediazione tra Oriente ed Occidente, il che si riflette anche nell’arte siciliana. Monumenti fenici, arabi e bizantini, scavi ed opere d’arte si trovano qui accanto a mosaici e ville romane, castelli e cattedrali normanne ed intere città barocche. I “carretti” sono considerati delle vere e proprie forme di arte, frutto di competenze antiche e tramandate di generazione in generazione, che ne hanno tributato l’iscrizione nel Registro delle eredità immateriali di Sicilia.
Per tutto il XIX secolo e fino alla seconda metà del XX, si potevano ancora ammirare all’opera uno dei vanti dell’artigianato siciliano, infatti ancora molti tragitti di merci o persone, venivano fatti a bordo di questi caratteristici carretti, che originariamente avevano un aspetto molto semplice: tinte unite e senza particolari fronzoli. Con il passare del tempo però sono stati trasformati, fino a far prevalere tinte accese tra cui il verde il rosso e il blu, disegni, decorazioni e pitture varie. Oggi infatti gli esemplari che si possono ammirare vengono valutati come una vera opera d’arte, grazie al lavoro certosino dei maestri artigiani.
Patria indiscussa dell’arte del “carretto” è la cittadina di Aci Sant’Antonio, in provincia di Catania, che, grazie alle opere di personaggi come Salvatore Chiarenza, Francesco D’Amico, Gaetano Bottino, è diventata uno dei principali punti di riferimento a livello mondiale di quest’arte popolare, che ancora oggi continua a vivere grazie agli eccellenti lavori portati avanti da personalità come Domenico Di Mauro e Nerina Chiarenza, ma anche all’istituzione di vere e proprie scuole che insegnano l’arte della costruzione e della decorazione del carretto.
Le tecniche di lavorazione sono un patrimonio tramandato nel tempo, di padre in figlio, opera impegnativa portata avanti grazie alla collaborazione tra artigiani con specializzazioni diverse che mettono a disposizione le proprie competenze. La costruzione di un carretto ha un impegno di diversi mesi, e ciò spiega il motivo per cui il costo di ogni singolo manufatto risulta notevolmente variabile, tanto è vero che se ne possono trovare esemplari da 3.500 euro fino a 150.000.
La realizzazione di un carretto è un lavoro di equipe tra il carradore, colui che costruisce il carretto, dalla cassa, alle fiancate, alle stanghe, sino al portello e le ruote. Poi scultori e fabbri sagomano le parti di metallo, fino a che i decoratori e i pittori si occupano delle illustrazioni che raccontano una storia, con scene di vita quotidiana e gesta cavalleresche o mitologiche, raffigurando personaggi come Carlo Magno, Orlando, Rinaldo, Napoleone Bonaparte, Giuseppe Garibaldi. Ciascuna provincia siciliana si differenzia dall’altra per il tipo di carretto, che consente di collocare facilmente ogni manufatto nella sua zona di origine.
Il celebre carretto di Palermo si distingue per le sue sfumature prevalentemente gialle e per i temi tra il religioso e il cavalleresco; il Carretto trapanese invece è riconoscibile avendo ruote con un diametro più grande delle altre; il carretto della città di Catania ha ruote generalmente più piccole e con decorazioni prettamente di colore rosso. L’arte del carretto ha conquistato personaggi illustri del calibro dello scrittore Guy de Maupassant che, nel suo “Viaggio in Sicilia”, dedicò queste parole alla descrizione dei caratteristici carretti: “Vedo dei carretti, piccole scatole quadrate, appollaiate molto in alto su ruote gialle, sono decorati con pitture semplici e curiose, che presentano fatti storici, avventure di ogni tipo, incontri di sovrani. Persino i raggi delle ruote sono decorati. Il cavallo che li trascina porta un pennacchio sulla testa e un altro a metà della schiena. Quei veicoli dipinti, buffi e diversi tra loro, percorrono le strade, attirano l’occhio e la mente e vanno come dei rebus che viene sempre la voglia di risolvere”.
fonte turismo













