K metro 0 – Parigi – Emmanuel Macron vorrebbe riguadagnare consensi in Francia ispirandosi goffamente alla ‘grandeur’ per cercare di spegnere la rivolta dei ‘Gilet Gialli’ contro il suo governo. Pertanto, ha spostato l’attenzione sulla politica estera e sulle problematiche con altri Paesi europei, in particolare attaccando quei Paesi che non si sottometterebbero all’asse Germania-Francia
K metro 0 – Parigi – Emmanuel Macron vorrebbe riguadagnare consensi in Francia ispirandosi goffamente alla ‘grandeur’ per cercare di spegnere la rivolta dei ‘Gilet Gialli’ contro il suo governo. Pertanto, ha spostato l’attenzione sulla politica estera e sulle problematiche con altri Paesi europei, in particolare attaccando quei Paesi che non si sottometterebbero all’asse Germania-Francia ed alle regole di Bruxelles.
In una conferenza stampa convocata all’Eliseo fine aprile per annunciare i suoi provvedimenti, il presidente francese, riferendosi alla UE, ha parlato della possibilità di ridurre la lista dei Paesi inclusi nell’accordo di Schengen. Secondo il presidente Macron, l’accordo di Schengen, nella sua forma attuale, non funzionerebbe più e, di conseguenza, si potrebbe persino fare in modo che questo accordo includa meno stati. Così, Macron ha proposto di escludere quei Paesi che rifiutano di partecipare alla distribuzione dei migranti che arrivano in Europa e che non prestano abbastanza attenzione al controllo dei loro confini. Benché non accennasse direttamente a chi si stava riferendo, Varsavia ha preso a giusto titolo l’osservazione del presidente della Francia come riferita alla Polonia, come uno dei Paesi che si sono opposti fermamente alle politiche di ripartizioni dei migranti decise dalla UE.
La risposta è arrivata dal portavoce polacco del Ministero degli Esteri, Eva Suvarain, che ha sottolineato: “La Polonia non solo gode dei benefici dell’Unione Europea, ma ne sopporta anche l’onere”.
Come se non bastasse ne è seguita una reazione violenta anche da parte dei politici polacchi e dai media.
Anche la rivista polacca dell’opposizione, Polityka, ha affermato: “È facile immaginare come, nei Paesi esclusi dalla zona di Schengen, la narrativa sul predominio delle élite occidentali nell’Unione europea possa crescere, possa far aumentare l’euroscetticismo e con esso il sostegno dei partiti antieuropei”.
Questa polemica rappresenta un segnale di malessere dell’opinione pubblica polacca, un più chiaro, anche se appena pronunciato, sintomo di disgusto di buona parte dell’opinione pubblica nei confronti della UE.
Il presidente del partito di governo PiS, Jaroslav Kaczynski, intervenendo alla Conferenza regionale di Poznan su diritti e giustizia, ha particolarmente sottolineato: “L’appartenenza all’Unione europea è un’esigenza del patriottismo polacco, come questo sia vantaggioso per la Polonia, abbiamo un livello più elevato di sicurezza e uno status migliore”.
Tuttavia, nel suo discorso, il leader polacco ha dovuto menzionare il rovescio della medaglia dell’appartenenza alla UE, quando ha detto che l’UE ha un problema con l’uguaglianza, che riguarda non solo aspetti della grande politica, ma anche la vita di tutti i giorni. Kaczynski ha fatto notare le differenze dei prezzi fra Germania e Polonia su alcuni prodotti e l’imposizione di standard qualitativi inferiori sulle importazioni fatte dalla Germania. Questo potrebbe essere un particolare secondario ma le affermazioni di Varsavia sull’Unione Europea e viceversa sono molto più serie.
Nel corso della campagna elettorale per le elezioni al Parlamento europeo, il partito polacco al governo ha espresso diverse idee che possono essere in netto contrasto con l’ideologia progressista vigente nella UE. Il Partito “Legge e giustizia” ha adottato gli slogan di proteggere le famiglie polacche dalla politica europea di imposizione del gender, ha dichiarato la sua lotta contro le persone LGBT e si posiziona come una roccaforte dell’”Unione cristiana”. Le affermazioni fatte dal PiS non sono state esplicite, ma il contesto in cui opera oggi è cambiato, e questo rientra nel deterioramento delle relazioni di Varsavia con un certo numero di capitali europee e con Bruxelles. Non c’è soltanto il tema dei migranti ma anche altre questioni essenziali, nella polemica che oppone il partito nazionalista polacco con le autorità della UE.
Se gli equilibri politici dell’UE dovessero rimanere gli stessi, la Polonia potrebbe rimanere ai margini ed essere penalizzata, tanto che qualcuno osserva che potrebbe diventare una nuova ‘Turchia, che non ha spazio nell’UE’. Mentre la Turchia è considerata ‘troppo islamica’ per essere gradita nella UE, la Polonia potrebbe essere considerata ‘troppo cristiana’ per essere compatibile con alcune volontà presenti oggi nella UE. Alla fine, questo potrebbe portare, sulla base dei risultati delle riforme nell’Unione europea, a respingere Varsavia sul piano politico.
Nel frattempo, la Polonia stessa potrebbe trovarsi di fronte a un problema con la libera circolazione nella UE e, se l’idea del presidente francese Emmanuel Macron dovesse passare, si avrebbe una secessione della Polonia da questa Unione Europea.
L’intervento di Macron e la reazione della Polonia hanno fatto emergere il disagio che serpeggia per l’Europa. In realtà, ad esprimersi sull’Europa, dovrebbero essere i rappresentanti dei partiti politici europei. I capi di Stato e di governo dei diversi Paesi dell’Europa farebbero bene ad occuparsi soltanto dei problemi dei loro Paesi e di rispettare le regole decise dal Parlamento europeo. Non si può essere europeisti solo a parole, ma bisognerebbe farlo con i fatti. Nessuno dovrebbe ledere i principi di solidarietà tra i popoli che sono alla base dell’ideale fondante l’Unione europea.
di Salvatore Rondello













