Rapporto Draghi: ombre sul futuro dei rapporti USA-UE

Rapporto Draghi: ombre sul futuro dei rapporti USA-UE

K metro 0 – Bruxelles – Pubblicato il giorno prima del dibattito presidenziale tra Donald Trump e Kamala Harris (previsto per martedì 10 settembre) il tanto atteso  Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea  prefigura importanti cambiamenti nei rapporti economici fra UE e Stati Uniti nei prossimi cinque anni.   L’ex premier italiano a cui si

K metro 0 – Bruxelles – Pubblicato il giorno prima del dibattito presidenziale tra Donald Trump e Kamala Harris (previsto per martedì 10 settembre) il tanto atteso  Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea  prefigura importanti cambiamenti nei rapporti economici fra UE e Stati Uniti nei prossimi cinque anni.  

L’ex premier italiano a cui si attribuisce il merito di aver “salvato l’euro” durante il suo mandato di otto anni a capo della BCE, non ha esitato a criticare, duramente, le politiche economiche e commerciali degli Stati Uniti negli ultimi mesi. Ed ha accusato apertamente Washington e Pechino di “non rispettare più le regole” del commercio internazionale.

Ha avvertito che Pechino (come ci ricordano Alexandra Brzowski, Sarantis Michalopoulos e Thomas Moller-Nilsen sul sito di notizie paneuropeo  EURACTIV) sta “minacciando di indebolire le industrie [europee]” in virtù della sua “significativa sovracapacità” di tecnologie verdi come veicoli elettrici e pannelli solari.

Ma ha anche sottolineato che l’Inflation Reduction Act (IRA), il programma di sussidi verdi da mille miliardi di dollari del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, rappresenta un pericolo simile per la base manifatturiera europea.

“Gli Stati Uniti [stanno] utilizzando una politica industriale su larga scala per attrarre capacità manifatturiere nazionali di alto valore all’interno dei confini, comprese quelle delle aziende europee, mentre utilizzano il protezionismo per escludere i concorrenti e dispiegano il loro potere geopolitico per riorientare e proteggere le catene di approvvigionamento”, aveva già avvertito Draghi lo scorso aprile.  

E in un altro discorso dello scorso giugno, aveva osservato che la decisione di Washington di imporre tariffe elevate su una serie di beni cinesi potrebbe avere effetti a catena dannosi sull’Europa. “Non vogliamo diventare protezionisti in Europa, ma non possiamo essere passivi se le azioni degli altri minacciano la nostra prosperità”, aveva affermato. Sostenendo inoltre che l’Europa potrebbe essere costretta a introdurre le proprie tariffe per “compensare il vantaggio ingiusto creato dalle politiche industriali e dalle svalutazioni del tasso di cambio reale all’estero”.

Un’affermazione che, date le precedenti minacce di Trump di svalutare il dollaro per aumentare le esportazioni statunitensi, potrebbe plausibilmente essere interpretata come un sottile avvertimento a Washington e Pechino.

L’enfasi di Draghi sui pericoli del protezionismo statunitense era visibile, anche mercoledì scorso quando ha presentato il suo rapporto ai rappresentanti degli Stati membri e agli eurodeputati. Secondo un riassunto del briefing parlamentare, visionato da Euractiv, Draghi ha avvertito che “gli Stati Uniti erano diventati un concorrente dell’UE” sul piano economico.

Prepararsi a scenari diversi

L’amministrazione Biden-Harris ha imposto tariffe sulle importazioni dalla Cina di beni che considera strategici. Harris e Trump hanno indicato che avrebbero adottato una linea dura nei confronti della Cina, spingendo potenzialmente gli europei a fare di più per allinearsi alle politiche di Washington.

Durante il mandato di Biden, Bruxelles ha tentato di risolvere le controversie commerciali esistenti, comprese quelle dei dazi su acciaio e alluminio risalenti alla precedente amministrazione Trump nel 2018 e ha rilanciato il ruolo dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) per risolvere le controversie commerciali.

“Abbiamo avuto qualche anno per provare a sistemare le cose, ma chiaramente, anche con un democratico [Biden] alla Casa Bianca, non eravamo d’accordo sui veicoli elettrici o sulle materie prime”, ha sottolineato un funzionario dell’UE.

Ed ha  aggiunto: “Chiunque ci sia alla Casa Bianca, noi europei dobbiamo iniziare a prenderci cura di noi stessi”.

Un test decisivo avverrà a marzo 2025, due mesi dopo l’insediamento del prossimo presidente degli Stati Uniti. L’UE si è impegnata a posticipare i suoi dazi di ritorsione sui prodotti statunitensi nel contesto della controversia su acciaio e alluminio.

Cambiamento di mentalità

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha già indicato un cambiamento rispetto al mandato precedente, che assegnerebbe alla sicurezza economica una preminenza rispetto  alla passata propensione verso un’intensificazione degli scambi e alla ricerca di accordi.

Negli ultimi due anni, i funzionari europei si sono concentrati sul rafforzamento della competitività e della produzione industriale in tutto il blocco dei paesi dell’UE, che secondo loro potrebbe portare a ulteriori passi verso l’autonomia strategica europea.

Condividi su:
Condividi:

Posts Carousel

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos

Che tempo fa



Condividi su: