K metro 0 – Sidney – L’arresto di un eroe nazionale di guerra ha colpito profondamente il popolo australiano, in un paese la cui identità è spesso intrecciata alle gesta di giovani uomini sui campi di battaglia stranieri. Le reazioni di politici, leader della comunità e del pubblico si sono così profondamente divise. L’ex primo
K metro 0 – Sidney – L’arresto di un eroe nazionale di guerra ha colpito profondamente il popolo australiano, in un paese la cui identità è spesso intrecciata alle gesta di giovani uomini sui campi di battaglia stranieri. Le reazioni di politici, leader della comunità e del pubblico si sono così profondamente divise.
L’ex primo ministro australiano John Howard ha descritto Ben Roberts-Smith, insignito della Victoria Cross e accusato di crimini di guerra, come la “moderna personificazione della tradizione Anzac”.
Lo storico Ken Inglis ha descritto a The Guardian la leggenda Anzac come una “religione civile” in Australia, tale è il suo legame con la storia nazionale. Il termine – abbreviazione dell’Australian and New Zealand Army Corps (Corpo d’armata australiano e neozelandese), formatosi nel 1914 – è diventato sinonimo delle forze australiane impegnate in conflitti all’estero.
La professoressa Marilyn Lake, storica dell’Università di Melbourne, afferma di aver suscitato notevoli polemiche quando, nel 2010, ha scritto a quattro mani un libro che metteva in discussione parte di quella creazione di miti, intitolato “What’s Wrong with Anzac?” (Cosa c’è di sbagliato nell’Anzac?).
Ma in generale la società e la politica sembrano più polarizzate sull’arresto dell’eroe nazionale. Roberts-Smith, spalle larghe e occhi azzurri, fu l’eroe della battaglia di Tizak in Afghanistan, per la quale le sue azioni gli valsero la più alta onorificenza militare australiana. Al momento è detenuto nel carcere di Silverwater a Sydney, accusato di cinque capi d’imputazione per “crimini di guerra e omicidio”. Le accuse si riferiscono alla morte di cinque uomini afghani tra l’aprile del 2009 e l’ottobre del 2012.
L’accusato, non ha ancora presentato una dichiarazione di colpevolezza o innocenza e probabilmente dovrà affrontare un’udienza per la cauzione entro aprile, con il processo che seguirà molto più tardi. Ha sempre negato le accuse.
Un tribunale civile ha però stabilito, nel 2023, che sulla base della “preponderanza delle probabilità” Roberts-Smith ha commesso crimini di guerra in Afghanistan, in una causa per diffamazione intentata dallo stesso Roberts-Smith, che ha confermato le rivelazioni di due giornalisti investigativi dei quotidiani Nine.
Kerry Stokes, miliardario ed ex capo della società di media SevenWest, ha finanziato la causa per diffamazione senza successo, e non ha voluto commentare pubblicamente l’arresto dell’ex soldato. Gina Rinehart, la persona più ricca d’Australia, ha dichiarato però di “non comprendere” le motivazioni che hanno portato all’incriminazione di Roberts-Smith e di altri ancora sotto inchiesta.
Due ex primi ministri conservatori, Howard e Tony Abbott, hanno rilasciato dichiarazioni più misurate. Abbott ha affermato che la sua “istintiva simpatia” rimane per i soldati delle forze speciali che hanno partecipato alla campagna in Afghanistan, i quali “hanno combattuto coraggiosamente e valorosamente per una giusta causa”, e ha descritto le regole di ingaggio come “altamente restrittive”.
“È sbagliato giudicare le azioni di uomini in combattimento mortale con gli standard della vita civile ordinaria”, ha dichiarato Abbott. Howard ha affermato che l’arresto “toccherà nel profondo” molti, ma che uno dei valori fondamentali dell’Australia rimane lo Stato di diritto.
Il sostegno a Roberts-Smith è stato manifestato vivacemente da parte di gruppi di destra, nazionalisti e anti-immigrazione, tra cui alcune figure di estrema destra come Joel Davis, ex membro di alto rango del National Socialist Network.
Non tutti i conservatori sono stati però così irremovibili. Andrew Hastie, un importante esponente liberale che si è battuto per una riduzione dell’immigrazione, era tra gli ex soldati delle SAS che hanno testimoniato contro Roberts-Smith durante il processo per diffamazione.
Nella prima settimana di aprile Hastie, ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che Roberts-Smith aveva diritto alla presunzione di innocenza, ma che “nessuno di noi è al di sopra della legge”.
Il commentatore conservatore Andrew Bolt – una delle voci più influenti della destra australiana – ha chiesto a coloro che “difendono con rabbia Ben Roberts-Smith” di considerare le accuse, in particolare se ritengono che ai soldati australiani debba essere consentito sparare a prigionieri disarmati.
“Vi sta bene se i nostri soldati sparano ai prigionieri alle spalle? Se mitragliano un uomo con una gamba sola che si è arreso? Se uccidono un uomo ammanettato già ferito dopo essere stato gettato da una scogliera?”.
La risposta, almeno per alcuni, sembra essere: sì.
Giovedì 9 aprile, la Australian Flag Society – un gruppo nazionalista cristiano che da tempo si batte per l’assoluzione di Roberts-Smith – ha pubblicato sulla sua pagina social un’immagine che ritrae un soldato australiano, all’ombra della bandiera nazionale, mentre spinge un uomo afghano giù da una scogliera. Il gruppo ha chiesto ai suoi sostenitori se ritenessero l’immagine “accettabile nell’ambito della nostra campagna per salvare Ben Roberts-Smith da un processo”. Alcuni commentatori hanno espresso parere negativo sull’immagine, altri l’hanno approvata.
di Sandro Doria













