Luca Attanasio, emergono importanti rivelazioni a “Fuori dal Coro”

Luca Attanasio, emergono importanti rivelazioni a “Fuori dal Coro”

K metro 0 – Roma – La morte dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustafà Milambo, avvenute cinque anni fa, il 22 febbraio 2021 nella Repubblica Democratica del Congo, potrebbero essere collegate al racket dei visti rubati nelle ambasciate, la cui ombra era stata svelata da un’inchiesta giornalistica de L’Espresso. Inchiesta che

K metro 0 – Roma – La morte dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustafà Milambo, avvenute cinque anni fa, il 22 febbraio 2021 nella Repubblica Democratica del Congo, potrebbero essere collegate al racket dei visti rubati nelle ambasciate, la cui ombra era stata svelata da un’inchiesta giornalistica de L’Espresso. Inchiesta che aveva portato all’ispezione all’ambasciata italiana di Kinshasa e alla chiusura dell’ufficio visti tre anni fa.

La “svolta” all’orizzonte nel caso relativo all’omicidio dell’ambasciatore italiano emergerebbe nel programma tv Fuori dal Coro. Il conduttore Mario Giordano ha difatti annunciato di recente di aver raccolto documenti esclusivi su una nuova pista. Un super testimone interno alla diplomazia italiana, fonte autorevole, sostiene che Attanasio avesse scoperto un sistema illegale noto ai vertici della Farnesina già anni prima. Il deputato Andrea Di Giuseppe, di Fratelli d’Italia, che ha raccolto documenti e testimonianze, ha presentato così un esposto alla Guardia di Finanza affinché si approfondisca questa nuova pista.

I dettagli della denuncia sono stati riportati nelle scorse settimane da Repubblica e Il Giorno. Ecco come funzionerebbe il racket dei visti: venivano venduti a 7.000 dollari a persona, di cui 5.000 per il visto e 2.000 per il “servizio” prestato. L’ipotesi è che siano coinvolte reti criminali locali, con intermediari internazionali e possibili complicità interne alla diplomazia.

Al momento non ci sono responsabili per l’attacco al convoglio del Programma Alimentare Mondiale (ONU), giacché la Procura di Roma aveva puntato il dito contro due funzionari delle Nazioni Unite, accusandoli di omicidio colposo per non aver adottato le misure di sicurezza essenziali, ma il tribunale dichiarò poi il non luogo a procedere per difetto di giurisdizione: il Governo non aveva chiesto all’ONU di rinunciare all’immunità diplomatica (né si era costituito parte civile).

Le anomalie sui visti erano state invece segnalate tra il 2016 e il 2017 tramite relazioni ufficiali, ma non ci sarebbe stato alcun intervento efficace; per questo motivo, il sistema sarebbe rimasto attivo per anni. Secondo il super testimone, Luca Attanasio avrebbe scoperto il racket dopo il suo arrivo in Congo e si sarebbe anche reso conto della gravità del sistema; si ipotizza che sia stato eliminato perché aveva scoperto troppo e poteva rappresentare un ostacolo per gli interessi criminali, riferisce Ilsussidiario.net.

Riemergono anche interrogativi sulla protezione, perché la scorta di Luca Attanasio era ridotta e non era coinvolto personale specializzato: eppure operava in una zona ad alto rischio. “Documenteremo come sono stati ignorati gli allarmi e come è stata tagliata la sicurezza proprio nel momento del massimo rischio”, ha annunciato Mario Giordano su Rete4.

Il caso Luca Attanasio entra pertanto in una nuova fase, perché potrebbe trattarsi di un intreccio tra criminalità, interessi economici e possibili omissioni istituzionali; ma dovrà appurarlo la magistratura dopo la nuova denuncia.

Salvatore Attanasio, padre di Luca, intanto attende ancora giustizia. Come commenta in effetti in un editoriale Domani.it, si sono in effetti conclusi due processi (uno della Procura di Roma, un altro della Procura militare di Kinshasa), ed è stata proposta una commissione parlamentare di inchiesta il cui iter, data la totale indifferenza della maggioranza, sembra una missione impossible, e un secondo filone è ancora aperto a Roma.

Nessuno si aspettava che si arrivasse in breve tempo ad assicurare alla giustizia mandanti ed esecutori di un gravissimo attentato compiuto in una delle zone più complicate del pianeta in piena terra di nessuno dove a farla da padrone sono circa 150 gruppi armati, scrive sempre il quotidiano. Ora, infine, le ultime dichiarazioni di Fuori dal Coro.

 

Red/S.D

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