K metro 0 – Bruxelles – La vice presidente della Commissione europea e responsabile della politica estera dell’UE, Kaja Kallas, apre alla possibilità di limitare parte degli aiuti europei ai Paesi che sostengono Russia o Iran. Parallelamente, Bruxelles starebbe valutando strumenti per favorire maggiormente le aziende europee nei progetti finanziati dall’Unione all’estero. Lo riporta Euractiv.
K metro 0 – Bruxelles – La vice presidente della Commissione europea e responsabile della politica estera dell’UE, Kaja Kallas, apre alla possibilità di limitare parte degli aiuti europei ai Paesi che sostengono Russia o Iran. Parallelamente, Bruxelles starebbe valutando strumenti per favorire maggiormente le aziende europee nei progetti finanziati dall’Unione all’estero. Lo riporta Euractiv.
Intervenendo prima della riunione dei ministri europei dello Sviluppo, Kallas ha spiegato che, in una fase segnata da crescente competizione geopolitica, l’Europa deve diventare “più strategica” nella gestione della cooperazione internazionale.
“Se un partner sostiene la Russia o l’Iran, dobbiamo poter rivedere il nostro livello di cooperazione”, ha dichiarato, precisando comunque che non si tratta di interrompere completamente gli aiuti. “Serve equilibrio”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di valutare caso per caso.
Le dichiarazioni arrivano mentre le istituzioni europee discutono il futuro di Global Gateway, il piano da circa 300 miliardi di euro pensato per rafforzare la presenza economica dell’UE nei Paesi emergenti, anche in risposta all’influenza crescente di Cina e Russia.
Nelle ultime settimane ha fatto discutere soprattutto un progetto infrastrutturale in Senegal, sostenuto economicamente dall’UE per oltre 320 milioni di euro, che potrebbe essere affidato a una società collegata al governo cinese. Il caso ha riacceso il confronto interno sulla necessità di proteggere maggiormente gli interessi industriali europei nei programmi di cooperazione.
Sulla stessa linea anche il commissario europeo allo Sviluppo, Jozef Síkela, favorevole all’introduzione di una vera e propria “preferenza europea” nei futuri programmi di aiuto. “Investimenti, infrastrutture e catene di approvvigionamento sono diventati strumenti di potere geopolitico”, ha dichiarato. “La politica estera non può permettersi di essere sentimentale”.
Non mancano però le critiche. Diversi eurodeputati temono che subordinare gli aiuti agli interessi economici europei possa allontanare l’UE dagli obiettivi tradizionali della cooperazione internazionale, a partire dalla lotta alla povertà.
Più prudente il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot, che ha invitato l’Europa a non ridurre la propria presenza nei Paesi in via di sviluppo proprio mentre gli Stati Uniti stanno diminuendo parte dell’assistenza internazionale. Secondo Prévot, lasciare spazi vuoti significherebbe favorire altri attori globali con approcci ancora più aggressivi e transazionali.
di Sandro Doria













