Croazia: Perko a “Nova”, riaprire dossier prestiti franchi svizzeri minerebbe fiducia investitori

Croazia: Perko a “Nova”, riaprire dossier prestiti franchi svizzeri minerebbe fiducia investitori

K metro 0 – Zagabria – Riaprire oggi il dossier dei prestiti indicizzati in franchi svizzeri, a quasi dieci anni dalla conversione del 2015, rappresenterebbe un rischio per la certezza del diritto, per la stabilità del sistema finanziario croato e per la percezione del Paese da parte degli investitori internazionali. Lo afferma Tamara Perko, presidente

K metro 0 – Zagabria Riaprire oggi il dossier dei prestiti indicizzati in franchi svizzeri, a quasi dieci anni dalla conversione del 2015, rappresenterebbe un rischio per la certezza del diritto, per la stabilità del sistema finanziario croato e per la percezione del Paese da parte degli investitori internazionali. Lo afferma Tamara Perko, presidente dell’Associazione bancaria croata, in un’intervista rilasciata ad “Agenzia Nova” sul possibile riesame degli effetti giuridici della conversione dei mutui in franchi svizzeri. Secondo Perko, quella misura “fu introdotta come una soluzione legislativa complessiva e permanente, volta a eliminare le conseguenze del rischio valutario, ad allineare la posizione dei debitori in franchi svizzeri a quella dei debitori in euro e a prevenire ulteriori contenziosi e nuovi oneri per la magistratura”.

La Croazia, ricorda la presidente dell’associazione bancaria, adottò allora “un modello unico”, in base al quale le banche furono obbligate per legge a offrire la conversione, mentre i debitori erano liberi di accettarla o meno. L’intero costo dell’operazione, pari a circa un miliardo di euro, fu sostenuto dal settore bancario. Perko sottolinea che, con l’accettazione della conversione, “è stato costituito un nuovo rapporto giuridico, collocando i debitori in franchi svizzeri nella stessa posizione in cui si sarebbero trovati se i loro prestiti fossero stati indicizzati all’euro fin dall’inizio”. Questo assetto, secondo la presidente dell’Associazione bancaria croata, era coerente con l’obiettivo del diritto dell’Unione europea, ossia “ristabilire l’equilibrio e garantire pari trattamento ai consumatori, non creare una posizione privilegiata per una categoria di debitori rispetto agli altri cittadini che hanno regolarmente rimborsato prestiti denominati in euro”. Per questo, aggiunge, “riaprire gli effetti giuridici di tale soluzione quasi un decennio dopo costituirebbe una seria minaccia alla certezza del diritto e alla stabilità dell’ordinamento giuridico”. Il messaggio, avverte Perko, sarebbe che “neppure una soluzione legislativa attuata, accettata e applicata per anni può essere considerata definitiva”.

La questione, secondo la presidente dell’associazione bancaria, non riguarda soltanto le banche. “Dal punto di vista della certezza del diritto, sarebbe estremamente problematico contestare retroattivamente accordi di conversione conclusi sulla base di un preciso quadro legislativo, successivamente confermato come costituzionale, e che hanno prodotto effetti giuridici per quasi dieci anni”, afferma Perko. Attraverso la conversione, spiega, i rapporti di prestito sono stati ridefiniti “come se fossero stati indicizzati all’euro sin dall’inizio”, con l’applicazione dei tassi d’interesse allora previsti per i prestiti in euro. In questo modo, secondo Perko, “è stato creato un nuovo e definitivo rapporto giuridico tra banche e debitori”. La presidente ricorda inoltre che “la Corte suprema, nei procedimenti modello, ha già assunto la posizione giuridica secondo cui gli accordi di conversione sono validi e producono effetti giuridici”. Una posizione che, nelle intenzioni, doveva assicurare uniformità della giurisprudenza e certezza del diritto per tutte le parti coinvolte. Perko avverte che una revisione successiva di tali accordi solleverebbe “serie preoccupazioni sulla stabilità e prevedibilità del sistema giuridico”. Se rapporti giuridici ormai definiti potessero essere riaperti dopo così tanto tempo, si creerebbe “un precedente che minerebbe la fiducia nella definitività delle soluzioni legislative e dei rapporti contrattuali in generale”. Si tratterebbe, aggiunge, di un tema rilevante “non solo per il settore bancario, ma anche per la sicurezza giuridica ed economica complessiva dello Stato”. In questo contesto, la presidente dell’Associazione bancaria croata richiama anche i progressi compiuti dalla Croazia negli ultimi anni: il rafforzamento della stabilità finanziaria, il miglioramento del rating investment grade e il percorso verso l’adesione all’Ocse. “Certezza del diritto, prevedibilità regolatoria e stabilità istituzionale sono tra i criteri chiave monitorati attentamente dagli investitori internazionali e dalle istituzioni finanziarie quando prendono decisioni di investimento”, afferma Perko.

Un’eventuale riapertura delle conversioni già concluse e attuate, prosegue, “invierebbe un segnale di incertezza giuridica e di una possibile rivalutazione retroattiva di rapporti giuridici già definiti”. Tale segnale, secondo Perko, “avrebbe un impatto negativo sul clima degli investimenti e sulla percezione della Croazia come mercato stabile e prevedibile”, rappresentando “un passo indietro in un momento in cui il Paese ha acquisito una significativa credibilità internazionale”. Anche sul piano finanziario, le conseguenze potrebbero essere rilevanti. “Le implicazioni finali potranno essere valutate solo quando saranno noti la decisione e il suo ambito di applicazione. Tuttavia, è chiaro che una decisione sfavorevole che imponesse alle banche un ulteriore onere finanziario rilevante avrebbe conseguenze negative per il settore bancario, per la certezza del diritto e per il clima degli investimenti”, afferma la presidente dell’associazione. Perko colloca il dossier anche in una fase internazionale segnata da tensioni geopolitiche, maggiore incertezza macroeconomica e bisogno di nuovi investimenti. “In un momento caratterizzato da tensioni geopolitiche elevate, maggiore incertezza macroeconomica e necessità di nuovi investimenti, un simile sviluppo rappresenterebbe un passo indietro”, dichiara. Un sistema finanziario stabile e prevedibile, osserva, “è essenziale per il finanziamento sia delle famiglie sia delle imprese”. Ogni segnale secondo cui assetti legislativi già conclusi possano essere contestati retroattivamente “aumenta la percezione del rischio regolatorio e giuridico”, con effetti negativi nel lungo periodo “sul costo del capitale, sulla disponibilità di finanziamenti e sulla fiducia degli investitori”.

La presidente dell’Associazione bancaria croata insiste anche sulla necessità che la Corte suprema decida senza pressioni politiche, mediatiche o di interessi particolari. “È della massima importanza che la Corte suprema decida esclusivamente sulla base della legge, dei fatti e della giurisprudenza rilevante, libera da pressioni politiche, mediatiche o da interessi particolari di qualunque parte”, afferma Perko. La questione, aggiunge, “non è banche contro consumatori, ma certezza del diritto, indipendenza della magistratura e prevedibilità del sistema giuridico”. L’Associazione bancaria croata, precisa, “non contesta il diritto di qualunque soggetto di presentare le proprie opinioni giuridiche”, ma considera “inaccettabile creare un’atmosfera in cui determinati esiti vengano presentati in anticipo come le uniche decisioni accettabili, mentre giudici o esperti che esprimono opinioni giuridiche diverse vengono esposti al discredito pubblico”. Un dibattito di questo tipo, secondo Perko, “non contribuisce alla tutela dei consumatori; al contrario, mina la fiducia nelle istituzioni e trasforma una questione giuridica complessa in uno strumento per delegittimare l’intero settore bancario”.

La presidente richiama infine anche il tema della fiducia nella magistratura. “La Croazia si fonda sul principio della separazione dei poteri e la magistratura deve restare indipendente dal potere esecutivo, compreso il governo della Repubblica di Croazia”, afferma. Allo stesso tempo, aggiunge, “è altrettanto importante che nessuna istituzione, compresa la magistratura, sia posta al di sopra dei principi di certezza del diritto, trasparenza e uguaglianza davanti alla legge”. Perko ritiene quindi legittimo chiedersi perché i procedimenti relativi alle conversioni dei prestiti in franchi svizzeri siano ancora aperti, “nonostante la stessa Corte suprema abbia già affermato che gli accordi di conversione sono validi e producono effetti giuridici”. Se una posizione giuridica è già stata espressa chiaramente, osserva, “è difficile comprendere perché vi sia stato un ritardo così prolungato nella sua conferma definitiva e nell’armonizzazione della giurisprudenza”. La fiducia nella magistratura, conclude Perko, “non si costruisce attraverso pressioni politiche, ma attraverso coerenza, trasparenza e completa imparzialità dei giudici”. Per questo, l’Associazione bancaria croata si attende che la Corte suprema “confermi le posizioni giuridiche già stabilite e garantisca certezza del diritto a tutti i partecipanti al sistema”. 

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