K metro 0 – Teheran – La “continua occupazione israeliana” del Libano costituisce “una violazione dell’accordo” raggiunto tra Iran e Stati Uniti per porre fine alle ostilità. È quanto ha affermato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, citato dai media statali della Repubblica islamica. Araghchi ha sottolineato che la fine dei conflitti in Iran e in
K metro 0 – Teheran – La “continua occupazione israeliana” del Libano costituisce “una violazione dell’accordo” raggiunto tra Iran e Stati Uniti per porre fine alle ostilità. È quanto ha affermato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, citato dai media statali della Repubblica islamica.
Araghchi ha sottolineato che la fine dei conflitti in Iran e in Libano “è interconnessa”, avvertendo che qualsiasi nuovo attacco israeliano al Libano “non sarà accettato”. Sottolineando che l’accordo raggiunto tra Washington e Teheran entrerà ufficialmente in vigore a partire da venerdì 19 giugno, il ministro iraniano ha precisato che le questioni relative al dossier nucleare e all’allentamento delle sanzioni saranno affrontate nella seconda fase dei colloqui. I prossimi negoziati, ha affermato Araghchi, saranno suddivisi in due fasi. Il primo incontro tratterà temi quali la situazione dello Stretto di Hormuz, il blocco navale statunitense e la ricostruzione delle infrastrutture iraniane, mentre la fase successiva riguarderà la questione nucleari e l’allentamento delle sanzioni, che saranno risolte con un “accordo finale”.
“Axios”: l’intelligence Usa solleva dubbi sulla volontà dell’Iran di accettare le condizioni sul nucleare
Il direttore della Cia John Ratcliffe ha riferito al presidente Donald Trump e ad altri alti funzionari che le informazioni raccolte dall’intelligence statunitense sollevano seri dubbi sulla volontà dell’Iran di accettare le concessioni nucleari richieste dagli Stati Uniti in un accordo finale. Lo rivelano tre fonti a conoscenza delle discussioni al sito web d’informazione “Axios”. Ratcliffe non è l’unico scettico nel team di Trump. Anche il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbero espresso preoccupazioni interne sull’accordo. Al contrario, il vicepresidente James David Vance e gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero invece sostenuto l’intesa.
Nei giorni precedenti all’annuncio di domenica si sono svolti diversi incontri ad alto livello tra Trump e i suoi consiglieri. Durante tali riunioni, il presidente e il suo team hanno discusso informazioni di intelligence secondo cui il modo in cui i funzionari iraniani parlavano tra loro dell’accordo non coincideva con quanto riferito ai mediatori e agli Stati Uniti. Ratcliffe e Rubio hanno sostenuto che, sulla base di tali dati, l’Iran difficilmente accetterà le concessioni nucleari richieste da Washington.













