K metro 0 – Bruxelles – La decisione dell’Unione europea di vietare l’importazione di oro estratto in Sudan ha suscitato un ampio dibattito tra la popolazione sudanese in merito alla sua efficacia nel fermare il finanziamento del conflitto in corso, iniziato a metà del 2023, tra le Forze armate sudanesi (Saf) e le Forze di
K metro 0 – Bruxelles – La decisione dell’Unione europea di vietare l’importazione di oro estratto in Sudan ha suscitato un ampio dibattito tra la popolazione sudanese in merito alla sua efficacia nel fermare il finanziamento del conflitto in corso, iniziato a metà del 2023, tra le Forze armate sudanesi (Saf) e le Forze di supporto rapido (Rsf).
Il provvedimento, adottato questa settimana, riguarda l’acquisto, l’importazione e il trasferimento di oro proveniente dal Sudan, oltre alla vendita, fornitura, trasferimento ed esportazione di mercurio e cianuro verso il Paese. L’Ue ha affermato che l’oro è diventato una fonte di finanziamento fondamentale per il conflitto in Sudan, e che il divieto di commercio dell’oro sudanese e di accesso alle sostanze chimiche utilizzate per l’estrazione e lo sfruttamento dell’oro ha portato a un’interruzione del commercio. L’Ue ha aggiunto che l’obiettivo è ridurre le risorse a disposizione di coloro che alimentano la violenza, confermando che le misure adottate rientrano nella continua risposta dell’Unione al conflitto in Sudan, che ha causato una crisi umanitaria senza precedenti e diffuse violazioni del diritto internazionale in materia di diritti umani.
Nel frattempo, l’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) ha riferito che l’economia di guerra del Sudan contribuisce a sostenere il conflitto, che dura ormai da tre anni, esponendo la catena di approvvigionamento globale a gravi rischi per i diritti umani. L’Ufficio Onu ha inoltre rivolto un appello a tutte le parti in conflitto, agli Stati e alle aziende coinvolte nella filiera della gomma arabica sudanese, affinché garantiscano il rispetto del diritto internazionale.
In questo contesto, e nel quadro della guerra e della sua evoluzione, i settori dell’esportazione di gomma arabica e oro rappresentano alcune delle risorse più importanti controllate da entrambe le fazioni in conflitto, contribuendo al finanziamento delle loro operazioni militari. Le Rsf controllano la regione del Darfur e ampie zone della regione del Kordofan, entrambe tra le più ricche di oro e gomma arabica. Inoltre, diverse testate giornalistiche hanno denunciato saccheggi da parte delle Rsf durante la loro conquista di El Nuhud, la città sede del mercato della gomma arabica. Attualmente, le autorità stanno minacciando anche El Obeid, capoluogo del Kordofan settentrionale, un altro importante mercato per la gomma arabica.
Alcune stime indicano che il settore minerario tradizionale impiega oltre due milioni di persone e produce circa l’80 per cento dell’oro estratto, mentre quello formale ne produce circa il 20 per cento. Sebbene la gomma arabica rappresenti un’importante fonte di reddito e benefici per circa cinque milioni di persone, viene estratta dai fusti e dai rami dell’acacia in aree colpite dal conflitto, dove sono state documentate gravi violazioni del diritto umanitario e dei diritti umani internazionali. La questione cruciale rimane: in che modo le sanzioni europee e gli appelli dell’Onu possono contribuire a fermare le fonti di finanziamento della guerra? Le Saf utilizzano i principali porti del Sudan e altri punti di ingresso ufficiali per esportare le risorse sotto il loro controllo, mentre le Rsf ricorrono all’esportazione attraverso i Paesi limitrofi, rendendo difficile tracciare merci e risorse in uscita dal Sudan.
L’analista economico Mohamed Al Nayer ha minimizzato l’impatto della decisione europea sul commercio dell’oro. Secondo il quotidiano “Sudan Tribune”, Al Nayer ha spiegato che i dati della Banca centrale del Sudan relativi al primo trimestre del 2026 mostrano che le esportazioni di oro verso i Paesi dell’Unione europea sono state pari a zero. L’esperto ha affermato che la decisione non influirà direttamente sulle esportazioni di oro, poiché i mercati di destinazione attuali includono Egitto e Oman. Gli Emirati Arabi Uniti erano la principale destinazione nel 2026, prima dell’interruzione delle esportazioni verso il Paese, rappresentando circa 800 milioni di dollari delle esportazioni totali di oro del Sudan, pari a 1,5 miliardi di dollari. Al Nayer ha infine ricordato che il Sudan non importa mercurio e cianuro dall’Ue, bensì da Paesi asiatici, pertanto la decisione non influirà sulla catena di approvvigionamento di questi materiali.













