Gli “scarafaggi” non si arrendono. Non si ferma in India la protesta dei ragazzi

Gli “scarafaggi” non si arrendono. Non si ferma in India la protesta dei ragazzi

K metro 0 – Delhi – Nello stadio Jaipal Singh Munda di Ranchi, capitale dello stato indiano del Jharkhand, per il 17esimo giorno consecutivo migliaia di studenti sono tornati in piazza. Da diciassette giorni dormono all’aperto , alcuni in sciopero della fame. Lunedì la protesta ha rotto gli argini: cordoni di polizia sfondati, idranti, lacrimogeni, manganellate. Martedì

K metro 0 – Delhi – Nello stadio Jaipal Singh Munda di Ranchi, capitale dello stato indiano del Jharkhand, per il 17esimo giorno consecutivo migliaia di studenti sono tornati in piazza. Da diciassette giorni dormono all’aperto , alcuni in sciopero della fame. Lunedì la protesta ha rotto gli argini: cordoni di polizia sfondati, idranti, lacrimogeni, manganellate.

Martedì il Bharatiya Janata Party (BJP)- il principale partito nazionalista indiano, oggi al governo a livello federale, ma all’opposizione nello stato del Jharkhand- ha proclamato uno sciopero generale contro quella che definisce una repressione ” brutale” dei manifestanti. E’ l’ultimo più duro capitolo di una vicenda che dal mese di luglio tiene sotto pressione il governo guidato da Hemant Soren e che racconta, ancora una volta, la frattura profonda tra una generazione di giovani indiani senza sbocchi occupazionali e un sistema di reclutamento pubblico che appare sempre più screditato e dominato  da nepotismo e clientelismo. 

Un concorso, migliaia di sospetti

Tutto nasce da un esame preliminare di servizio civile bandito dalla Jharkhand Public Service Commission ( CPSC)- l’ente statale che seleziona i funzionari pubblici del Jharkhand tramite concorso, l’equivalente di una commissione concorsi per l’amministrazione statale- lo scorso aprile. Quando a luglio sono stati pubblicati i risultati, alcuni candidati hanno iniziato a diffondere sui social network fogli di risposta che sarebbero appartenuti a partecipanti risultati idonei, ma con un numero di risposte  completate  molto più basso di quanto atteso per superare la soglia. Il sospetto, rapidamente diventato accusa pubblica, è che i punteggi siano stati manipolati.

Da quel momento gli studenti e gli aspiranti candidati- la platea di chi da anni prepara concorsi pubblici come unica prospettiva di stabilità economica in uno stato con un mercato del lavoro privato debole- hanno iniziato a raccogliersi allo stadio di Ranchi, chiedendo l’annullamento dell’esame e una riforma complessiva del sistema di selezione. Il Criminal Investigation Department (CID)  della polizia dello stato ha aperto un’inchiesta, che ha già portato a più di una dozzina di arresti; sotto la lente degli investigatori anche il ruolo di una società privata coinvolta nella gestione di alcune fasi del concorso, la cui selezione è ora messa in discussione dai candidati. 

Concessioni parziali, protesta continua

Nei giorni scorsi il governo ha tentato di disinnescare la tensione con alcune concessioni: domenica ha accettato di annullare non solo un esame preliminare, ma anche altri due concorsi arretrati, mentre tre membri della commissione si sono dimessi dopo essere stati interrogati dagli inquirenti. Il presidente della JPSC, Khiangte si era già dimesso il 22 luglio ed è stato poi arrestato.

Non è bastato. Gli studenti chiedono anche l’annullamento del Combined Graduate Level exam, gestito dalla Jharkhand Staff Selection Commission, l’ente che seleziona il personale per le posizioni di livello  inferiore rispetto ai funzionari, più o meno l’equivalente di una commissione  per il personale amministrativo statale e, soprattutto il trasferimento dell’inchiesta al Central Bureau of Investigation ( una sorta di FBI indiano): non si fidano più di un’indagine interna allo stato che considerano parte del problema. Tra i volti simbolo della mobilitazione, il leader studentesco Devendra Nath Mahto che dopo nove giorni di digiuno e la perdita di oltre dieci chili, è stato ricoverato in ospedale, non senza aver prima partecipato alla marcia di lunedì.

La repressione e la politicizzazione dello scontro

Lunedì migliaia di manifestanti hanno cercato di raggiungere l’assemblea legislativa del Jharkhand, riunita in sessione monsonica, sfondando diversi cordoni di sicurezza. La polizia ha risposto con idranti, lacrimogeni, manganelli; secondo le forze dell’ordine tre agenti sarebbero rimasti feriti, mentre fonti giornalistiche riportano di numerosi manifestanti contusi. Il capo della polizia di Ranchi ha parlato di una minoranza di manifestanti responsabile degli scontri, sostenendo che la stragrande maggioranza fosse pacifica e che le forze dell’ordine abbiano usato ” la forza minima per un tempo molto breve”, proprio perché si trattava di studenti.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Il BJP ha indetto uno sciopero  generale statale, accusando il governo Soren di aver trattato gli studenti ” come criminali” e denunciando centinaia di feriti. Anche lo storico Indian National Congress ha preso le distanze dalla gestione dell’ordine pubblico : il leader dell’opposizione alla Lok Sabha ( la camera bassa del parlamento indiano), Rahul Gandhi, ha condannato l’uso della forza contro una protesta pacifica. Il premier statale Soren, dal canto suo, ha accusato non meglio specificati interessi partigiani di voler strumentalizzare la vicenda per destabilizzare la democrazia nello stato, promettendo comunque giustizia per gli studenti.

Un malessere oltre i confini dello Jharkhand

La vicenda di Ranchi non è isolata. Arriva  a poche settimane da un’altra ondata di mobilitazione giovanile su scala nazionale  promossa dal Cockroach Janta Party (CJP), movimento di protesta  studentesco nato sui social che rivendica di essere un contenitore di mobilitazioni spontanee. Proteste che si erano spinte fino a tentare una marcia sul Parlamento di Delhi. Quella mobilitazione si è sciolta il 25 luglio dopo le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, ma il malcontento che l’aveva alimentata non si è affatto disperso. Si è concentrato e radicalizzato in Jharkhand.

Il filo che lega le due vicende è lo stesso:un’intera generazione di giovani indiani- in un paese dove la disoccupazione giovanile resta strutturalmente alta e il settore pubblico rappresenta la principale e spesso unica strada di mobilità sociale- che non crede più nell’integrità dei meccanismi con cui lo stato seleziona i propri funzionari. Ogni fuga di notizie, ogni sospetto di manipolazione, non è percepito come un incidente isolato ma come la conferma di un sistema strutturalmente opaco, dove anni di studio e sacrifici economici delle famiglie possono essere vanificati da una manciata di candidati che hanno pagato per  truccare l’esito dei concorsi.

In questo senso la vicenda di Ranchi assume un significato che travalica i confini dello stato di Jharkhand. E’ un test della capacità delle istituzioni indiane di rigenerare la fiducia in una generazione che si sente tradita e della tenuta del governo Soren in uno stato dove il consenso giovanile è ormai una variabile politicamente esplosiva. Con l’opposizione che soffia sul fuoco e un’inchiesta ancora aperta, il finale di questa protesta è tutt’altro che scritto.

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Rossana Livolsi
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