Russia: cittadini in fuga per la guerra e le restrizioni alle libertà

Russia: cittadini in fuga per la guerra e le restrizioni alle libertà

K metro 0 – Mosca – In Russia sono molti i cittadini che hanno deciso di partire all’estero dopo l’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022. Un’inchiesta di Associated Press ha raccontato le storie di diversi russi in fuga dal loro Paese per motivazioni legate alla guerra. Secondo diverse fonti, infatti, gli espatriati dalla Russia sono aumentati

K metro 0 – Mosca – In Russia sono molti i cittadini che hanno deciso di partire all’estero dopo l’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022. Un’inchiesta di Associated Press ha raccontato le storie di diversi russi in fuga dal loro Paese per motivazioni legate alla guerra. Secondo diverse fonti, infatti, gli espatriati dalla Russia sono aumentati nell’ultimo mese per le crescenti voci riguardanti una prossima mobilitazione di truppe verso il fronte, per i recenti attacchi con droni ucraini in territorio russo e per le limitazioni alla libertà, sempre più stringenti dall’inizio del conflitto.

Quest’estate, un professionista del marketing digitale di 28 anni ha deciso di lasciare il suo Paese, senza sapere quando farà ritorno. “È molto triste lasciare la Russia”, ha dichiarato l’uomo, la cui identità è rimasta nascosta per motivi di sicurezza, ai microfoni di AP prima di dirigersi a Tbilisi, in Georgia. Il ventottenne ha attribuito la sua partenza alla “situazione politica” in Russia e alle complicazioni derivanti dalle restrizioni all’accesso a Internet imposte dalle autorità. “Altrimenti non sarei partito.”

Gli attacchi dei droni ucraini di quest’estate hanno effettivamente causato una significativa crisi del carburante e hanno inferto colpi durissimi al fiorente settore dell’e-commerce. Gli attacchi sono stati infatti utilizzati dal governo, già dallo scorso anno, per giustificare severe restrizioni alla connessione a Internet.

Il professionista del marketing digitale, che si definisce pacifista, afferma che questo è il suo secondo tentativo di emigrare. Aveva già lasciato la Russia nel 2022 per evitare la parziale mobilitazione di 300.000 nuove leve. L’intervistato ha riferito di non essere tecnicamente idoneo al servizio militare in tempo di pace a causa di un problema all’anca, ma aveva comunque ritenuto più sicuro andarsene.

L’esperto di marketing digitale è tornato nella sua città natale, Ulyanovsk, nel 2025 e ha lavorato da remoto per clienti in altri Paesi. Tuttavia, la continua repressione russa contro migliaia di piattaforme, siti e servizi internet gli ha reso più difficile il lavoro e lo ha costretto a cambiare server VPN, nel tentativo di trovarne uno che gli permettesse di aggirare le restrizioni. “Non si sa mai cosa succederà domani”, ha affermato inoltre il giovane da Tbilisi riguardo alle voci di una nuova mobilitazione.

Nel 2022, alla prima chiamata alle armi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, centinaia di migliaia di persone fuggirono dalla Russia. Oggi è difficile stimare quante persone stiano fuggendo dal Paese ma, sui social media, si possono trovare numerosi video di russi che comunicano la decisione di espatriare per motivi legati alla guerra, alle restrizioni della libertà e all’incertezza del futuro. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e altri funzionari a Kiev hanno infatti affermato che la Russia sta pianificando un’altra mobilitazione dopo le elezioni della Duma di Stato che si concluderanno domenica. Queste affermazioni sono state ripetutamente smentite dal Cremlino.

Il servizio di AP riporta anche le parole di una ragazza moscovita di 23 anni, con identità anonima, fuggita recentemente per evitare che il marito potesse essere costretto a servire nell’esercito nel conflitto in Ucraina. “Una persona può trovare una soluzione a qualsiasi cosa, ma avevamo davvero paura che mio marito potesse finire nell’esercito, e questo è diventato un viaggio di sola andata”, ha affermato la ragazza. L’intervistata ha dichiarato che anche il padre era andato via dalla Russia nel 2022 per evitare la leva obbligatoria.

Ivan Nazarov è invece un neolaureato che si è trasferito nella capitale armena di Yerevan. Il giovane ha spiegato di essere a conoscenza di segnalazioni secondo cui alcuni suoi connazionali sarebbero stati costretti a firmare contratti di arruolamento per il fronte. “Per me è una questione di sopravvivenza”, ha dichiarato Nazarov, intervenendo a un incontro organizzato a Yerevan da Kovcheg (termine che in russo significa “arca”), un progetto internazionale per l’assistenza ai cittadini russi costretti all’esilio.

Yan Slovitsky, coordinatore dell’assistenza d’emergenza per Kovcheg, ha parlato di “un’ondata di emigrazione dettata dal panico” in atto da metà luglio, causata dai timori della mobilitazione, dalla crisi del carburante e dalle restrizioni su Internet. Anche un diplomatico di stanza a Mosca ha parlato ad AP di “un aumento tangibile dell’ansia tra la popolazione quest’estate”. Il diplomatico, che parla sotto anonimato in quanto non autorizzato a rilasciare dichiarazioni pubbliche, ha segnalato “testimonianze secondo cui un numero crescente di russi si sarebbe recato nei Paesi confinanti, Georgia e Armenia, forse per timore di un’altra mobilitazione dopo le elezioni della Duma”.

Secondo quanto riferisce la testata americana Politico, oltre 113.000 russi avrebbero lasciato il Paese attraverso il cosiddetto checkpoint di Lars Superiore, che porta in Georgia, nell’ultima settimana di agosto. Il giornale statunitense spiega che le voci su una nuova chiamata alle armi sarebbero aumentate poiché le autorità russe hanno adottato misure di reclutamento sempre più aggressive, intensificato la raccolta di dati sui riservisti e ampliato il mandato della Guardia Nazionale.

Il parlamentare russo Viktor Sobolev ha dichiarato al canale RTVI che il Paese non ha bisogno di persone che “non amano la propria Patria al punto da andarsene a causa di voci infondate. Che se ne vadano pure”.

Intanto, un russo di 35 anni ha dichiarato ad AP di starsi preparando all’esilio. L’uomo, che ha mantenuto l’anonimato, ha riferito di non voler vivere in una terra senza libertà di parola, dove l’economia è in caduta libera e dove i giovani studenti sono costretti ad ascoltare propaganda che esalta la guerra, normalizza la violenza e promuove l’isolamento dal resto del mondo. L’intervistato ha affermato di aver pensato di lasciare la Russia per oltre un decennio, ma di aver comunque nutrito la speranza che “tutto si sarebbe risolto”. Ora, ha aggiunto, i russi “vivono in un’enorme prigione digitale. Non si può dire nulla, non si può fare nulla. Non abbiamo assolutamente alcun diritto”.

Condividi su:
Edoardo Adario
CONTRIBUTOR
PROFILE
Condividi:

Posts Carousel

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos

Che tempo fa



Condividi su: