Dopo Trump, la battaglia è già cominciata: Vance e Rubio si contendono l’eredità del presidente

Dopo Trump, la battaglia è già cominciata: Vance e Rubio si contendono l’eredità del presidente

K metro 0 – Washington – Donald Trump non è candidato alle elezioni di novembre, ma il suo nome continua a dominare la campagna elettorale americana. A meno di un mese dalle elezioni di midterm, decisive per il controllo del Congresso, tra i repubblicani comincia infatti a prendere forma anche un’altra partita: quella per l’eredità

K metro 0 – Washington – Donald Trump non è candidato alle elezioni di novembre, ma il suo nome continua a dominare la campagna elettorale americana. A meno di un mese dalle elezioni di midterm, decisive per il controllo del Congresso, tra i repubblicani comincia infatti a prendere forma anche un’altra partita: quella per l’eredità politica del presidente e, sullo sfondo, per la corsa alla Casa Bianca del 2028.

Il nome che parte dalla posizione istituzionalmente più forte è quello del vicepresidente JD Vance. A 42 anni, l’ex senatore dell’Ohio è diventato uno dei principali interpreti del trumpismo e nelle ultime settimane ha intensificato la propria presenza nella campagna per i candidati repubblicani. Il 6 ottobre era in Alaska, dove il GOP deve difendere un seggio al Senato in una competizione diventata insolitamente difficile.

Vance, tuttavia, non è l’unica figura attorno alla quale si concentra l’attenzione. Marco Rubio, segretario di Stato ed ex rivale di Trump nelle primarie repubblicane del 2016, occupa una posizione centrale nell’amministrazione e ha acquisito particolare visibilità sul fronte internazionale. Ad Atene, il 7 ottobre, ha legato esplicitamente la dottrina “America First” alla difesa dei valori occidentali, delineando una visione che rivendica continuità con l’impostazione politica di Trump.

Tra Vance e Rubio non esiste, almeno pubblicamente, una sfida dichiarata. E nessuno dei due ha formalizzato una candidatura per il 2028. Ma il futuro del movimento costruito da Trump è destinato a diventare una delle questioni centrali del Partito repubblicano.

Prima, però, c’è il voto del 3 novembre. Ed è proprio l’esito delle elezioni di midterm a poter modificare profondamente gli equilibri. I repubblicani devono difendere le maggioranze al Congresso in un momento complicato per la Casa Bianca. Un’analisi Reuters su 62 competizioni considerate competitive ha rilevato che 41 candidati repubblicani hanno preso le distanze da Trump su singole politiche o hanno ridotto la visibilità dei propri legami con il presidente.

A pesare è anche la guerra con l’Iran. Il conflitto, ormai entrato nel settimo mese, ha avuto ripercussioni sui mercati energetici e sul costo della vita, trasformandosi in un tema della campagna interna. Vance, direttamente coinvolto nei tentativi diplomatici, sostiene che Teheran debba ridurre sensibilmente la propria capacità di arricchimento dell’uranio per arrivare alla fine delle ostilità.

È questo il paradosso che accompagna la successione a Trump. Vance e Rubio devono dimostrare di poter raccogliere un’eredità politica che ha trasformato il Partito repubblicano, ma lo fanno mentre quella stessa eredità affronta uno dei suoi test elettorali più difficili.

Il 2028 è ancora lontano. Prima di scegliere chi potrà rappresentare il dopo-Trump, i repubblicani dovranno capire quanto del trumpismo uscirà rafforzato – o indebolito – dalle urne di novembre.

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Joseph Villeroy
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