K metro 0 – Gaza – A un anno dall’entrata in vigore del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, la pace resta lontana. Nuovi attacchi israeliani hanno provocato altre vittime palestinesi, mentre il piano promosso dagli Stati Uniti per porre fine al conflitto continua a incontrare ostacoli sul disarmo di Hamas, sul ritiro delle
K metro 0 – Gaza – A un anno dall’entrata in vigore del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, la pace resta lontana. Nuovi attacchi israeliani hanno provocato altre vittime palestinesi, mentre il piano promosso dagli Stati Uniti per porre fine al conflitto continua a incontrare ostacoli sul disarmo di Hamas, sul ritiro delle truppe israeliane e sulla ricostruzione del territorio devastato dalla guerra.
Secondo il ministero della Sanità di Gaza, dall’inizio della tregua, il 10 ottobre 2025, almeno 1.481 palestinesi sono stati uccisi e 5.254 feriti. Un bilancio che continua a crescere nonostante l’accordo abbia determinato una significativa riduzione delle operazioni militari su larga scala.
Anche nel giorno del primo anniversario, sabato 10 ottobre, fonti mediche palestinesi hanno riferito di almeno sette persone uccise in diversi attacchi israeliani, tra cui una bambina di otto anni. Quattro vittime sono state segnalate nella zona occidentale di Gaza City e un’altra nel quartiere di Tuffah. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira militanti, accusando Hamas di riarmarsi e di violare il cessate il fuoco. Il movimento palestinese respinge le accuse e sostiene che siano le operazioni israeliane a compromettere la tregua. Secondo le autorità israeliane, quattro soldati sono stati uccisi da militanti palestinesi nel periodo successivo all’accordo.
Il piano in venti punti sostenuto dal presidente americano Donald Trump aveva consentito il rilascio degli ostaggi israeliani ancora detenuti a Gaza e di numerosi prigionieri e detenuti palestinesi, oltre a un incremento degli aiuti umanitari. Le fasi successive, tuttavia, sono rimaste sostanzialmente bloccate. Israele mantiene il controllo di una parte maggioritaria della Striscia e condiziona ulteriori ritiri al completo disarmo di Hamas. Il movimento palestinese ha manifestato disponibilità, in linea di principio, a trasferire le armi a un’amministrazione palestinese sostenuta dagli Stati Uniti, ma respinge le condizioni poste dal governo israeliano. Non è stata ancora dispiegata neppure la forza internazionale di stabilizzazione prevista dall’intesa.
A rendere ancora più difficile il quadro è l’emergenza umanitaria. Secondo le valutazioni internazionali riportate da Reuters, oltre 1,2 milioni di persone affrontano condizioni di insicurezza alimentare acuta, mentre le organizzazioni umanitarie denunciano ostacoli all’ingresso dei materiali necessari per riparare abitazioni, ospedali e infrastrutture. Una valutazione internazionale stima in 71,4 miliardi di dollari le risorse necessarie per la ripresa e la ricostruzione nell’arco di dieci anni.
A dodici mesi dall’accordo, Gaza resta divisa tra aree controllate militarmente da Israele e zone amministrate di fatto da Hamas. Per la popolazione palestinese, costretta a vivere tra macerie, edifici danneggiati e sistemazioni precarie, la tregua ha ridotto l’intensità della guerra, ma non ha ancora portato né sicurezza né una prospettiva concreta di pace.













