Repubblica Ceca, Corte costituzionale: i redditi da prostituzione volontaria sono soggetti a tassazione

Repubblica Ceca, Corte costituzionale: i redditi da prostituzione volontaria sono soggetti a tassazione

K metro 0 – Praga – I redditi derivanti dalla prostituzione volontaria sono soggetti a tassazione al pari di altre forme di lavoro autonomo nella Repubblica Ceca. Lo ha stabilito la Corte costituzionale di Praga, confermando un orientamento già stabilito dalla Suprema corte amministrativa in due distinte sentenze. Il giudice costituzionale ceco ha respinto due

K metro 0 – Praga – I redditi derivanti dalla prostituzione volontaria sono soggetti a tassazione al pari di altre forme di lavoro autonomo nella Repubblica Ceca. Lo ha stabilito la Corte costituzionale di Praga, confermando un orientamento già stabilito dalla Suprema corte amministrativa in due distinte sentenze. Il giudice costituzionale ceco ha respinto due ricorsi presentati da una donna nei cui confronti le autorità hanno accertato imposte dovute per gli anni 2013 e 2014. L’importo che la donna deve al fisco supera 900 mila corone (circa 37 mila euro). I due ricorsi respinti impugnavano una sentenza del Tribunale regionale di Ostrava e una della Suprema corte amministrativa.

“Il diritto tributario si fonda sul principio della sostanza economica. A essere tassati sono l’effettivo guadagno economico e l’incremento patrimoniale, a prescindere dalla legittimità giuridica o morale della fonte da cui sono stati tratti. La tassazione non rappresenta né un’approvazione morale né un riconoscimento ufficiale dell’attività da parte dello Stato”, si legge nella decisione della Corte costituzionale, che ha respinto la tesi della donna secondo cui, tassando la prostituzione, lo Stato ceco finirebbe per agire come uno sfruttatore della prostituzione medesima. La ricorrente, infatti, aveva osservato che, sebbene nella Repubblica Ceca la prestazione volontaria di servizi sessuali a pagamento non costituisca reato, lo sfruttamento della prostituzione altrui invece lo è. La Corte Costituzionale ha replicato che, imponendo tributi, lo Stato non mira ad arricchirsi attraverso il lavoro altrui ma esclusivamente a garantire un’equa ripartizione del carico fiscale e la regolamentazione del mercato. I giudici hanno bocciato anche un’altra argomentazione addotta dalla donna, ossia che fino a quel momento le autorità non hanno effettivamente tassato i proventi dalla prostituzione volontaria.

“La Suprema corte amministrativa ha chiarito che il fatto che un’autorità amministrativa si occupi di una questione per la prima volta (…) è irrilevante. Sostenere il contrario porterebbe all’assurda conclusione che un’autorità amministrativa agisca in modo incostituzionale ogni volta che affronta una tematica per la prima volta”, si legge nella pronuncia.

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