K metro 0 – Tel Aviv – «La popolazione israeliana ha votato contro la permanenza di Netanyahu alla guida del governo». Con queste parole Gadi Eisenkot, principale sfidante del primo ministro israeliano, ha commentato nella notte tra il 27 e il 28 ottobre i primi risultati delle elezioni parlamentari, chiedendo al premier uscente di ritirarsi
K metro 0 – Tel Aviv – «La popolazione israeliana ha votato contro la permanenza di Netanyahu alla guida del governo». Con queste parole Gadi Eisenkot, principale sfidante del primo ministro israeliano, ha commentato nella notte tra il 27 e il 28 ottobre i primi risultati delle elezioni parlamentari, chiedendo al premier uscente di ritirarsi dalla politica.
Intervenendo davanti ai sostenitori del suo partito Yashar a Tel Aviv, Eisenkot ha sostenuto che il voto rappresenti una sfiducia nei confronti dell’attuale governo. «Un leader degno di questo nome avrebbe riconosciuto la sfiducia degli elettori e annunciato il proprio ritiro dalla politica», ha dichiarato, secondo Reuters.
Gli exit poll, tuttavia, non indicano ancora un vincitore certo. Le proiezioni aggiornate delle emittenti israeliane Kan 11 e Channel 13 attribuiscono 51 seggi al blocco di Netanyahu e altrettanti all’opposizione, con 18 deputati ai partiti arabi. Channel 12 ha registrato oscillazioni tra i due schieramenti nel corso della notte. Nessuno raggiunge autonomamente la maggioranza di 61 seggi necessaria per governare la Knesset, composta da 120 membri.
Secondo Associated Press, il risultato apre una fase di trattative che potrebbe durare settimane. Netanyahu potrebbe rimanere primo ministro ad interim durante i negoziati, mentre Eisenkot dovrà cercare alleati per costruire una maggioranza parlamentare.
Nel suo intervento, l’ex capo di Stato maggiore ha promesso di lavorare per un governo capace di rappresentare tutte le componenti della società israeliana. Ha inoltre avvertito Netanyahu di non utilizzare la sicurezza nazionale per finalità politiche, rivolgendosi anche ai vertici militari e dei servizi di sicurezza affinché mantengano la propria autonomia istituzionale.
«Non osate usare la sicurezza di Israele per i vostri bisogni politici», ha dichiarato Eisenkot, secondo Anadolu. Il leader dell’opposizione ha anche escluso l’opportunità di tornare immediatamente alle urne, sostenendo che sarebbe un errore convocare nuove elezioni senza tentare di formare un governo.
Il principale elemento di novità riguarda il peso dei partiti arabi. Gli exit poll attribuiscono circa 18 seggi complessivi alla Lista comune e a Ra’am, guidata da Mansour Abbas. Il loro sostegno potrebbe consentire alle forze contrarie a Netanyahu di raggiungere la maggioranza parlamentare.
Abbas ha manifestato la disponibilità a contribuire alla formazione di un esecutivo alternativo. Resta però da superare la contrarietà espressa durante la campagna elettorale da Eisenkot e da altri esponenti dell’opposizione a un’alleanza di governo con le formazioni arabe. Tra le ipotesi figura anche un sostegno esterno a un eventuale governo di minoranza.
La partecipazione elettorale ha raggiunto il 77,7%, il livello più alto dal 1999, secondo la Commissione elettorale centrale israeliana. La mobilitazione degli elettori arabi ha contribuito al risultato delle loro liste, che potrebbero esercitare un’influenza decisiva sulle trattative.
Dal fronte del Likud, il ministro Amichai Chikli ha invitato alla prudenza, sostenendo che sia prematuro considerare conclusa la carriera politica di Netanyahu.
I risultati definitivi sono attesi nei prossimi giorni. Successivamente il presidente Isaac Herzog consulterà i partiti per individuare il candidato con maggiori possibilità di formare un governo.
Il voto consegna dunque un Parlamento senza maggioranze certe. Le dichiarazioni di Eisenkot segnano l’avvio dello scontro politico del dopo-elezioni, ma la possibilità di sostituire Netanyahu dipenderà dagli accordi tra forze parlamentari oggi divise.













