K metro 0 – Nuuk – Il Parlamento della Groenlandia ha approvato l’accordo di sicurezza con Stati Uniti e Danimarca, aprendo la strada a un ampliamento della presenza militare americana nell’Artico. Il testo, sottoscritto a settembre dai leader dei tre Paesi dopo mesi di tensioni sulle rivendicazioni territoriali di Donald Trump, ha ottenuto martedì 3
K metro 0 – Nuuk – Il Parlamento della Groenlandia ha approvato l’accordo di sicurezza con Stati Uniti e Danimarca, aprendo la strada a un ampliamento della presenza militare americana nell’Artico. Il testo, sottoscritto a settembre dai leader dei tre Paesi dopo mesi di tensioni sulle rivendicazioni territoriali di Donald Trump, ha ottenuto martedì 3 novembre 16 voti favorevoli, nessun contrario e sette astensioni. Per la sua entrata in vigore resta necessaria l’approvazione del Parlamento danese, attesa il 19 novembre.
L’intesa consente agli Stati Uniti di rafforzare le proprie infrastrutture militari sull’isola e prevede la possibilità di istituire due nuove aree di difesa, nell’ambito di un aggiornamento degli accordi bilaterali risalenti al 1951. Il progetto comprende anche il potenziamento delle capacità legate alla difesa missilistica americana, incluso il sistema Golden Dome promosso dalla Casa Bianca.
L’approvazione rappresenta un passaggio significativo nei rapporti tra Washington, Copenaghen e Nuuk. Dopo il ritorno alla presidenza, Trump aveva ripetutamente sostenuto la necessità che gli Stati Uniti assumessero il controllo della Groenlandia, territorio autonomo appartenente al Regno di Danimarca, provocando una crisi diplomatica con un alleato della NATO.
Il compromesso raggiunto il 22 settembre a New York, durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, riconosce esplicitamente la sovranità danese e il diritto del popolo groenlandese all’autodeterminazione. L’accordo rafforza quindi la cooperazione militare senza prevedere un trasferimento di sovranità agli Stati Uniti.
Il ministro degli Esteri groenlandese Múte B. Egede ha definito la ratifica un passo importante per la sicurezza dell’isola, sottolineando che Nuuk ha difeso i propri principi fondamentali attraverso il dialogo. La Groenlandia, ha osservato, deve poter contribuire alle decisioni che riguardano la propria sicurezza e il proprio futuro.
L’intesa prevede il rafforzamento della presenza americana presso la base spaziale di Pituffik, già utilizzata per il monitoraggio dei lanci missilistici e la sorveglianza spaziale. Sono inoltre contemplate nuove aree militari a Narsarsuaq e Mestersvig, i cui dettagli operativi dovranno essere definiti successivamente.
Il testo introduce anche limitazioni agli investimenti di Paesi esterni all’Unione europea e alla NATO in settori strategici, con l’obiettivo di contenere l’influenza di Cina e Russia. L’Artico è diventato infatti un’area di crescente interesse militare ed economico, per la posizione geografica, le rotte marittime e le risorse minerarie.
Il voto non ha tuttavia eliminato le divisioni politiche interne. Naleraq, formazione favorevole all’indipendenza, si è astenuta contestando l’assenza di benefici economici garantiti per la popolazione groenlandese. Il partito sostiene che l’accordo non assicuri compensazioni dirette, sufficienti opportunità per le imprese locali o nuovi obblighi vincolanti sulla bonifica dei siti militari contaminati.
Secondo il quotidiano groenlandese Sermitsiaq, la commissione parlamentare competente ha chiesto al governo di approfondire le ricadute economiche, occupazionali e ambientali della cooperazione, prevedendo un maggiore coinvolgimento delle istituzioni locali nell’attuazione dell’intesa.
Il Parlamento danese dovrà ora completare l’iter di ratifica. Solo successivamente, con la comunicazione diplomatica agli Stati Uniti, l’accordo potrà entrare formalmente in vigore.
Il voto di Nuuk segna così un compromesso tra esigenze strategiche e autodeterminazione. Washington ottiene maggiori possibilità operative in una regione cruciale per la sicurezza nordatlantica, mentre la Groenlandia conserva il proprio status politico. Resta però aperta la questione di quanto la crescente presenza militare americana si tradurrà in vantaggi concreti per la popolazione dell’isola.













