K metro 0 – Bruxelles – Arriva una novità in tema di sicurezza: secondo quanto ha stabilito la Corte di Giustizia europea gli operatori telefonici che ricevono chiamate di soccorso sono obbligati a trasmettere gratuitamente alle autorità le informazioni necessarie a localizzare la persona che ha effettuato la chiamata d’emergenza al 112, il numero europeo
K metro 0 – Bruxelles – Arriva una novità in tema di sicurezza: secondo quanto ha stabilito la Corte di Giustizia europea gli operatori telefonici che ricevono chiamate di soccorso sono obbligati a trasmettere gratuitamente alle autorità le informazioni necessarie a localizzare la persona che ha effettuato la chiamata d’emergenza al 112, il numero europeo adibito al servizio delle richieste di aiuto.
A tal proposito la Corte di Giustizia dell’Unione ha puntualizzato che gli Stati Membri devono intervenire affinché tale obbligo sia rispettato anche se il telefono della persona che richiede aiuto sia dotato di scheda Sim o no.
Questa decisione della Corte di Giustizia arriva dopo la pronuncia avvenuta sul caso che ha visto come protagonista una famiglia della Lituania, dopo un tragico fatto di cronaca avvenuto nel 2013. Una ragazza di 17 anni venne rapita, violentata e uccisa. Tentò di chiedere aiuto mentre era rinchiusa nel bagagliaio di un’auto, chiamando una decina di volte, attraverso un cellulare, il 112. Gli apparecchi del centro di raccolta delle chiamate non mostravano il numero di telefono cellulare utilizzato e questo ha impedito la sua localizzazione. Inoltre, non è stato possibile accertare se il telefono avesse una scheda Sim.
Pertanto, i familiari hanno proposto al Tribunale amministrativo regionale di Vilnius un ricorso per ottenere la condanna della Lituania al risarcimento del danno morale subito dalla vittima e da loro stessi, dicendo che il paese non aveva garantito l’attuazione corretta della direttiva “servizio universale”.
Su questo tema difatti esiste la direttiva 2002/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 marzo 2002, relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica. Questa norma comunitaria non è servita purtroppo a salvare la vita della ragazza lituana, forse per la scorretta applicazione della stessa.
È importante ricordare che attualmente in Italia per i dati delle chiamate da fisso la Polizia può rivolgersi al gestore (che fornisce indirizzo e civico), ma per quelli da cellulare la centrale operativa deve ricorrere a un’interrogazione al Ced Interforze, il sistema informatico del Viminale.
In alcuni Paesi europei le cose funzionano meglio, grazie all’uso della tecnologia Advance mobile location (Aml), che, sfruttando la tecnologia Gps, permette di individuare con esattezza la posizione del chiamante e quindi localizzarlo. Ma se la direttiva comunitaria è obbligatoria, usare l’Aml non lo è. In Italia ancora non è operativo, l’auspicio è che si attivi il prima possibile per salvaguardare la sicurezza delle persone che vivono momenti di grande difficoltà che spesso purtroppo si trasformano in vere tragedie.













