Londra, celebri teatri a rischio chiusura per quasi un anno

Londra, celebri teatri a rischio chiusura per quasi un anno

K metro 0 – Londra – I teatri, del West End di Londra, sono stati tra i primi a chiudere, ancor prima che il governo imponesse misure restrittive in tutto il Regno Unito. C’è un serio rischio che quei palcoscenici tornino a offrire emozioni non prima dell’inizio del nuovo anno, riporta il giornale londraitalia.it I

K metro 0 – Londra – I teatri, del West End di Londra, sono stati tra i primi a chiudere, ancor prima che il governo imponesse misure restrittive in tutto il Regno Unito. C’è un serio rischio che quei palcoscenici tornino a offrire emozioni non prima dell’inizio del nuovo anno, riporta il giornale londraitalia.it

I settori più proliferi di Londra, l’entertainment, che viaggia su una media di 16 milioni di biglietti venduti e un incasso che tocca quasi 800 milioni di sterline all’anno sono generati solo dai 39 teatri del cuore della capitale. Attendiamo con ansia le prossime decisioni che verranno prese dal governo sulla questione lockdown, ma quello che intaccherà pesantemente il nostro settore sarà il social distancing. Per prepararci serve tempo e questo significa almeno attendere fino ai primi mesi del prossimo anno per ragionare sulla riapertura “, ha detto ai microfoni della BBC Sir Cameron Mackintosh storico produttore inglese.

Infatti, i teatri di Londra del West End, che vanno dai 2.384 posti a sedere dell’Apollo che è considerato il più grande, ai 70 del più piccolo, il Jermyn Street Theatre, sono anche tra i più antichi del Paese, se si pensa che il Theatre Royal Drury Lane è datato 1663 e sono quasi tutti progettati per ospitare più persone possibile con poltrone letteralmente una attaccata all’altra e strette scalinate per raggiungere le varie aree dedicate al pubblico. Lo stesso vale anche per il Royal Albert Hall o il Palladium, che non fanno parte dell’area del West End, ma che al tempo stesso richiamano centinaia di migliaia di spettatori ogni anno. Questo sta a significare che i 2 metri attualmente imposti per il social distancing, – afferma il giornale – sarebbero quasi impossibili da rispettare nella hall di ingresso in fase di accoglienza del pubblico e, se venissero anche messi in pratica durante gli spettacoli, significherebbe rinunciare ad almeno un terzo del pubblico per performance con pesanti ripercussioni sugli incassi.

La questione, del social distancing nel mondo dello spettacolo che coinvolge tutto il Vecchio Continente ove il settore della cultura europeo è un’industria che ha assunto un peso crescente nelle economie contemporanee, rischia oggi di subire ripercussioni sui posti di lavoro, sugli incassi e di riflesso anche sul turismo.

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Patrizia Grandi
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