Ue, 9 Stati vorrebbero cambiare le modalità di voto in politica estera

Ue, 9 Stati vorrebbero cambiare le modalità di voto in politica estera

K metro 0 – Bruxelles – Giovedì 4 maggio il cosiddetto “Gruppo degli amici”, che comprende Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna, ha lanciato un appello per rivedere le votazioni sulla Politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell’Unione europea. L’obiettivo è “migliorare l’efficacia e la velocità del nostro processo

K metro 0 – Bruxelles – Giovedì 4 maggio il cosiddetto “Gruppo degli amici”, che comprende Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna, ha lanciato un appello per rivedere le votazioni sulla Politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell’Unione europea.

L’obiettivo è “migliorare l’efficacia e la velocità del nostro processo decisionale in materia di politica estera” alla luce della “guerra della Russia contro l’Ucraina e delle crescenti sfide internazionali che l’Ue si trova ad affrontare”.

Anziché l’unanimità, insomma, il gruppo chiede l’uso del voto a maggioranza qualificata su questioni chiave di politica estera e di difesa. Una modalità che richiederebbe quindi l’accordo di 15 dei 27 Stati membri, purché rappresentino più del 65% dei 450 milioni di abitanti dell’Ue.

Il sistema favorirebbe però Francia e Germania, i due Paesi più popolosi del blocco continentale. “Il fatto che ora tutto richieda l’unanimità ha dimostrato di rallentare la nostra capacità di reagire in casi in cui la velocità è essenziale”, ha dichiarato un diplomatico dell’Ue a Euractiv.

“Se vogliamo essere un attore geopolitico, dobbiamo essere in grado di agire rapidamente e con decisione”, ha aggiunto. Sebbene gli Stati membri e le istituzioni dell’Ue concordino sul fatto che il blocco è troppo spesso lento ad agire, soprattutto in situazioni di crisi, i precedenti tentativi di cambiare il metodo di voto sono falliti perché i Paesi più piccoli, e in passato soprattutto gli Stati dell’Europa orientale, temono che le loro preoccupazioni politiche possano essere ignorate. Gli oppositori sostengono difatti che potrebbero perdere se tutte le decisioni venissero prese a maggioranza qualificata, attualmente utilizzata per la maggior parte delle attività dell’Ue ma non per alcune aree circoscritte, tra cui la politica estera e di sicurezza, in quanto rappresenta il nucleo della sovranità nazionale.

“Se c’è una cosa che l’ultimo decennio ci ha dimostrato è che gli europei non sono stati ascoltati in maniera adeguata quando si tratta di Russia; e alcuni Paesi dell’Europa occidentale credono ancora di aver avuto assolutamente ragione a ignorarci per la nostra ‘russofobia’”, ha dichiarato alla stessa testata giornalistica online un diplomatico dell’Europa orientale.

“Posso chiedervi subito cosa accadrebbe alle sanzioni contro la Russia o alla decisione di proteggere alcuni Paesi europei più piccoli, non necessariamente in modo militare ma politico, se i grandi Paesi dell’Europa occidentale decidessero che non è politicamente o economicamente fattibile”? ha aggiunto.

Il cancelliere austriaco Karl Nehammer si è espresso contro la proposta, sottolineando che trovare il consenso all’interno dell’Ue può essere sì “faticoso”, ma è comunque “il valore aggiunto della democrazia e della diversità”. “La diversità dei Paesi europei non è un peso”, ha detto giovedì Nehammer rivolgendosi al Parlamento austriaco.

“Le discussioni che teniamo in Consiglio fino alle tre e mezza del mattino sono a volte un po’ estenuanti, ma ne vale la pena”, ha aggiunto. È necessaria una maggioranza semplice di 14 Stati membri su 27 per avviare i colloqui sulla modifica del trattato. Qualsiasi accordo giuridicamente vincolante sulla questione, tuttavia, richiederebbe la ratifica di tutti i 27 Stati membri dell’Ue.

Un ulteriore ostacolo è rappresentato dal fatto che alcuni Stati membri potrebbero indire un referendum sulla questione – un passo che nel 2005 ha portato alla bocciatura del Trattato costituzionale. Il gruppo ha concluso che intende coordinarsi con le istituzioni dell’Unione e lavorare a stretto contatto con tutti gli Stati membri, invitando altri Paesi a unirsi alla sua iniziativa di riforma.

Condividi su:
Condividi:

Posts Carousel

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos

Che tempo fa



Condividi su: