Il Nobel messo al bando, sentenza russa contro “Memorial”

Il Nobel messo al bando, sentenza russa contro “Memorial”

K metro 0 – Mosca – La Russia ha dichiarato “estremista” l’organizzazione che ha vinto il premio Nobel  per la pace nel 2022. E non si tratta di un caso isolato: è solo l’ultimo tassello di un mosaico autoritario  che attraversa il continente. La Corte Suprema della Federazione Russa ha emesso la sentenza nel corso di

K metro 0 – Mosca – La Russia ha dichiarato “estremista” l’organizzazione che ha vinto il premio Nobel  per la pace nel 2022. E non si tratta di un caso isolato: è solo l’ultimo tassello di un mosaico autoritario  che attraversa il continente.

La Corte Suprema della Federazione Russa ha emesso la sentenza nel corso di un’udienza a porte chiuse, proprio come si conviene ad un regime. Il fascicolo classificato come ” segretissimo”. All’organizzazione processata non era stata neppure notificata l’apertura del procedimento. Al termine di una breve camera di consiglio, i giudici hanno emesso la sentenza e dichiarato “Memorial”, organizzazione estremista, vietandone con effetto immediato qualunque attività sul territorio russo. 

Aver dichiarato Memorial organizzazione estremista comporta una conseguente criminalizzazione di tutte le sue attività: chiunque vi partecipi, la finanzi, o anche solo condivida il materiale che pubblica, rischia il carcere. Il carcere russo. Una punizione che potrebbe arrivare anche a colpire il passato, dunque avere effetti retroattivi. 

Nella sentenza le toghe russe hanno scritto  che l’attività  di Memorial è “di natura chiaramente antirussa” perché punta a “violare l’integrità territoriale e ad erodere i valori storici, culturali, spirituali e morali” del paese. Una formulazione che nella Russia di Putin, ha il sapore di una condanna capitale.

Memorial fu fondata nel 1989 da Andrei Sacharov, uno degli eroi della resistenza democratica nella Russia dei gulag, in collaborazione con altri attivisti per i diritti civili. L’intento era quello di documentare e testimoniare i delitti e gli abusi dell’era sovietica. Per quasi quattro decenni ha costruito immensi archivi sulle vittime del terrore, ha difeso prigionieri politici contemporanei, ha testimoniato le guerre cecene e le altre guerre coloniali della Russia post sovietica, e la repressione brutale e sistematica delle minoranze. Ha rappresentato la coscienza storica di un paese che faticava a fare i conti con se stesso. 

Il percorso verso la messa al bando è stato lungo e metodico, nello stile della Russia putiniana. Mosca aveva già inserito Memorial nel registro degli agenti stranieri nel 2016. Alla fine del 2021, poco prima dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, la Corte Suprema ne aveva ordinato lo scioglimento e la liquidazione delle principali strutture operative. Negli anni successivi, l’organizzazione ha continuato ad operare soprattutto dall’estero. Nel febbraio del 2026, anche la filiale tedesca è stata dichiarata organizzazione non desiderata.

La nuova sentenza chiude il cerchio. Non si tratta di una misura amministrativa: è un atto di chirurgia politica sulla memoria collettiva.

Qualche settimana prima della sentenza che ha cancellato  Memorial, un’altra notizia aveva attraversato in sordina le cronache internazionali. Le autorità di Mosca hanno annunciato che il Museo della Storia del Gulag- ultima grande istituzione russa dedicata ai milioni di vittime del potere politico- non riaprirà mai più i battenti. Al suo posto sorgerà un MUseo della Memoria dedicato al ” genocidio del popolo sovietico e ai crimini di guerra nazisti. 

Una sostituzione semanticamente precisa. Non si tratta di far dimenticare tout court, ma di far ricordare qualcos’altro. Dove c’erano le vittime di Stalin,ci saranno le vittime del nazismo con un processo di rimozione delle colpe collettive. Il passato viene riscritto, non cancellato: un’operazione  molto insidiosa.

Il 14 novembre del 2024 il Museo del Gulag cessò di ammettere visitatori. Il motivo ufficiale :” violazione delle norme anticendio”. Fonti interne al governo municipale di Mosca rivelarono che alti funzionari del Cremlino e del FSB erano stati i veri artefici della decisione.Il Direttore del Museo, Roman Romanov, aveva rifiutato di censurare una mostra sulle repressioni sovietiche su richiesta esplicita  del Dipartimento della Cultura di Mosca. Romanov fu licenziato e il museo venne chiuso. Il solo Museo di tutto il paese dedicato alla riflessione e all’autocritica. Cancellati con un tratto di penna.

La condanna di Memorial non è una fiammata improvvisa : è il risultato prevedibile di un’architettura legislativa costruita mattone su mattone in vent’anni di putinismo.

Il concetto di ” agente straniero” è apparso per la prima volta nel 2012 nella ” legge sulle organizzazioni non profit” e si riferiva alle organizzazioni che ricevono finanziamenti stranieri e partecipano ad attività politiche. Gli agenti stranieri devono registrarsi al ministero della Giustizia e indicare il loro status in tutte le pubblicazioni. Molte organizzazioni per i diritti umani, fondazioni e i principali media di opposizione sono state costrette ad interrompere il loro lavoro. Nel 2015 è apparsa la categoria delle ” organizzazioni indesiderate”, poi quella dell'” estremismo”- già applicata al Fondo anticorruzione di Navalny e all’intera comunità LGBT. La stessa designazione di estremista è stata utilizzata nel 2023 per criminalizzare l’intera comunità LGBTIQ con un’unica sentenza e si inserisce nella sistematica repressione contro le organizzazioni della società civile, i difensori dei diritti umani e liberali, i media e il giornalismo indipendente , gli avvocati e l’opposizione politica. La sentenza contro Memorial rappresenta un salto di qualità nella strategia repressiva  del Cremlino: qualsiasi collaborazione, finanziamento o anche semplice condivisione dei contenuti di Memorial in Russia può esporre a gravi conseguenze penali. 

Ciò che rende questa storia ancora più inquietante  è la sua geografia. Il modello repressivo di Mosca ha trovato imitatori fedeli ai confini dell’Unione Europea, in paesi formalmente democratici. In Ungheria il deputato di Fidesz, Janos  Halasz ha depositato il disegno di legge sulla ” trasparenza della vita pubblica, ribattezzato ” legge russa” perchè usa l’argomento degli agenti stranieri per reprimere il dissenso. Una ulteriore misura per afffiancare l’Ufficio per la protezione della sovranità che già si occupa di reprimere organizzazioni che ricevono fondi, anche dall’Unione, se l’ufficio li considera una minaccia alla sovranità nazionale. Sempre in Ungheria negli ultimi mesi si è assistito ad una stretta sui diritti civili. In Serbia soffia lo stesso vento: istituzioni sottomesse, libera stampa messa a tacere, magistratura sotto controllo, attivisti e giornalisti monitorati da polizia e servizi di intelligence. In Slovacchia il parlamento ha approvato una legge che impone rigorose restrizioni alle organizzazioni della società civile. I manifestanti scesi in piazza a Bratislava per protestare l’hanno chiamata semplicemente ” legge russa”. 

Ciò che unisce le diverse scene è l’apparente rispetto delle forme. Nessun colpo di stato, si usano i commi delle leggi per svuotare le leggi. Si invocano sovranità e trasparenza per seppellire la società civile. Un brutto vento soffia da est: chi ha conservato la memoria del gulag viene sepolto vivo dalla stessa logica che il gulag ha prodotto.

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Rossana Livolsi
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