Consiglio Ue, apre con agenda su Ucraina, Medio Oriente e bilancio europeo

Consiglio Ue, apre con agenda su Ucraina, Medio Oriente e bilancio europeo

K metro 0 – Bruxelles – Il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno si apre a Bruxelles con un’agenda che riflette una fase di grande pressione per l’Unione europea. I capi di Stato e di governo discuteranno di Ucraina, Medio Oriente, competitività, sfide economiche globali, prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034, difesa e sicurezza europea,

K metro 0 – Bruxelles – Il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno si apre a Bruxelles con un’agenda che riflette una fase di grande pressione per l’Unione europea. I capi di Stato e di governo discuteranno di Ucraina, Medio Oriente, competitività, sfide economiche globali, prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034, difesa e sicurezza europea, migrazione e droghe illecite. Non sarà un vertice da cui emergeranno decisioni risolutive su tutti i dossier, ma una riunione di orientamento politico: l’obiettivo del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa è consolidare alcune linee comuni – sul solco di quanto avvenuto al vertice del G7 di Evian – e indicare alla Commissione e alle presidenze di turno la direzione dei prossimi negoziati e verificare quanto spazio resti per una posizione unitaria tra i Ventisette. Il primo dossier sarà la competitività, che Costa ha definito la “pietra angolare” della prosperità e del modello sociale europeo.

I leader faranno il punto sull’agenda “Un’Europa, un mercato”, costruita attorno a semplificazione normativa, rafforzamento del mercato unico, politica commerciale, riduzione dei costi dell’energia e accelerazione della trasformazione digitale e dell’intelligenza artificiale. Il tema verrà affrontato anche alla luce degli squilibri macroeconomici globali e della concorrenza internazionale, in particolare nei rapporti con Cina e Stati Uniti. La linea di Costa è che l’Europa debba “fare la sua parte” sul piano economico, ma che una concorrenza globale leale richieda condizioni di parità. Sullo sfondo c’è la preoccupazione di diversi Stati membri per l’eccesso di capacità produttiva cinese, le dipendenze strategiche e il rischio di una nuova pressione competitiva su settori come veicoli elettrici, batterie, pannelli solari, acciaio e chimica. Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Lituania hanno già spinto per strumenti più incisivi contro pratiche commerciali considerate distorsive, mentre altri Paesi restano più cauti per evitare un irrigidimento eccessivo dei rapporti con Pechino.

Il secondo grande capitolo riguarda il prossimo bilancio pluriennale dell’Ue per il periodo 2028-2034. La presidenza di turno cipriota, in scadenza di mandato a fine mese, ha presentato una “cornice negoziale” che prevede una riduzione di circa il 2 per cento rispetto alla proposta iniziale della Commissione. La discussione si annuncia complessa perché riapre le linee di frattura tradizionali tra contributori netti e beneficiari netti. I Paesi cosiddetti “frugali”, tra cui Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Finlandia, Austria e Germania, chiedono un bilancio più contenuto e una maggiore concentrazione su nuove priorità come difesa, competitività e innovazione. Il fronte degli “amici della coesione”, nel quale rientrano molti Paesi dell’Europa centrale, meridionale e orientale, insiste invece sulla necessità di preservare risorse adeguate per politica agricola comune e fondi di coesione. L’Italia, pur essendo contributore netto, si colloca tradizionalmente tra i Paesi più attenti alla difesa della coesione. Un ulteriore nodo riguarda le nuove risorse proprie: il Parlamento europeo chiede un aumento moderato del bilancio e nuove entrate, mentre alcuni governi restano contrari a introdurre nuove forme di prelievo europeo. Il vertice dovrebbe servire soprattutto a fornire delle indicazioni alla presidenza irlandese entrante dal primo luglio e a mantenere l’obiettivo politico di un’intesa entro la fine dell’anno.

L’Ucraina sarà il dossier politico più sensibile e anche quello sul quale Bruxelles punta a mostrare maggiore unità. I leader ascolteranno il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – arrivato ieri sera direttamente da Evian – sugli ultimi sviluppi del conflitto e dovrebbero ribadire il doppio binario indicato da Costa: sostenere Kiev e aumentare la pressione sulla Russia. Sul tavolo ci sono il rafforzamento dell’assistenza militare, in particolare difesa antiaerea, munizioni, droni e capacità missilistiche, il sostegno alla ricostruzione delle infrastrutture energetiche e civili e l’adozione rapida del ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, che punta a colpire banche, reti di criptovalute, produzione di droni, operatori del petrolio e raffinazione. Il vertice arriva inoltre dopo l’avvio della prima fase dei negoziati di adesione con Ucraina e Moldova, con l’apertura del cluster sui fondamentali. Per Bruxelles si tratta di un passaggio simbolico rilevante: dopo mesi di stallo, l’allargamento torna a essere presentato come parte della risposta strategica alla guerra russa.

Sul piano diplomatico, tuttavia, la posizione europea non è ancora pienamente definita. Negli ultimi giorni sono emersi contatti tecnici tra l’ufficio di Costa e il Cremlino per aprire canali di comunicazione, senza discussioni di merito. Bruxelles insiste sul fatto che l’Ue non si considera mediatrice, ma sostiene l’Ucraina nella ricerca di una pace giusta e duratura. Allo stesso tempo, tra i leader cresce la consapevolezza che l’Europa dovrà evitare di farsi trovare con un ruolo marginale qualora dovessero partire dei negoziati guidati dagli Stati Uniti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilanciato l’idea di un inviato unico europeo per i contatti con Mosca, preferibilmente espressione di una media potenza Ue, per evitare la moltiplicazione dei formati diplomatici e la percezione che Francia, Germania e Regno Unito possano assumere da soli la guida del dossier. La proposta non è ancora una posizione comune, ma segnala il tentativo italiano di spostare la discussione dalla sola assistenza militare alla costruzione di una voce diplomatica europea più riconoscibile. La difesa europea sarà trattata in continuità con il dossier ucraino. Le recenti incursioni di droni nello spazio aereo dell’Ue, compreso l’episodio del drone russo con esplosivo precipitato in Romania, hanno rafforzato la percezione della minaccia sul fianco orientale. I leader discuteranno dell’attuazione dell’agenda europea per la prontezza alla difesa, con attenzione a capacità industriali, acquisti comuni, munizioni, difesa aerea, protezione delle infrastrutture critiche e rafforzamento del fianco orientale. Non si attende una svolta operativa immediata, ma il tema si intreccia con il bilancio pluriennale: senza nuove risorse o una riallocazione significativa della spesa, molte ambizioni europee in materia di difesa rischiano di rimanere dichiarazioni di principio.

Il Medio Oriente sarà l’altro grande dossier esterno. I leader discuteranno del conflitto in Iran e delle sue implicazioni sui prezzi dell’energia, della situazione a Gaza e in Cisgiordania e degli sviluppi in Libano. L’intesa annunciata tra Stati Uniti e Iran, con l’obiettivo di fermare le ostilità e riaprire pienamente lo Stretto di Hormuz, ha modificato il contesto del vertice, ma non ha eliminato le incognite. La priorità europea è garantire la libertà di navigazione e contenere gli effetti economici della crisi, soprattutto sul costo dell’energia e sulle catene di approvvigionamento. In questo quadro potrebbero essere discusse forme di contributo europeo alla sicurezza marittima, compreso un eventuale rafforzamento dell’operazione Aspides o un coordinamento più stretto con iniziative internazionali nello Stretto di Hormuz. Le posizioni dei governi restano però prudenti: molti leader vogliono evitare che un impegno navale venga percepito come un’escalation militare o come un allineamento automatico alle priorità statunitensi. Su Gaza e Israele, l’Ue continua invece a scontare divisioni profonde. I leader dovrebbero riaffermare la richiesta di accesso umanitario, cessate il fuoco, rilascio degli ostaggi e rilancio di una prospettiva politica fondata sulla soluzione dei due Stati, ma resta difficile tradurre queste formule in misure comuni. Il caso del ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, per cui l’Italia ha proposto delle sanzioni dopo il trattamento riservato agli attivisti diretti verso Gaza, ha mostrato l’assenza di consenso tra i Ventisette. Francia e altri Paesi hanno assunto posizioni più dure, mentre Germania, Repubblica Ceca, Austria e altri Stati membri restano contrari o molto cauti davanti all’ipotesi di colpire un ministro in carica. Anche sulla revisione o sulla sospensione di parti dell’accordo di associazione Ue-Israele la linea comune resta lontana. Per questo il vertice rischia di limitarsi a una discussione politica, senza decisioni incisive.

La migrazione sarà affrontata in una fase cruciale, pochi giorni dopo la piena applicazione del Patto su migrazione e asilo avvenuta il 12 giugno. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha scritto ai leader rivendicando una riduzione del 40 per cento degli attraversamenti irregolari dall’inizio dell’anno e sottolineando che l’Ue dispone ora di un sistema più prevedibile e coerente per gestione delle frontiere, procedure d’asilo, solidarietà e rimpatri. Il dibattito sarà però dominato anche dal nuovo regolamento sui rimpatri, approvato dal Parlamento europeo e in attesa della finalizzazione formale da parte degli Stati membri, che introduce procedure più rapide e la possibilità di creare centri di rimpatrio in Paesi terzi. I governi favorevoli a una linea più dura presenteranno il nuovo quadro come uno strumento necessario per rendere credibile la politica migratoria europea. Le organizzazioni per i diritti umani e alcuni gruppi politici, invece, denunciano il rischio di indebolire le garanzie per richiedenti asilo e migranti e di spostare fuori dall’Ue responsabilità giuridiche e politiche delicate. Il vertice non dovrebbe riaprire il compromesso legislativo, ma servirà a misurare la spinta politica verso una fase di attuazione più restrittiva. Nella lettera di von der Leyen entrano anche i partenariati con i Paesi terzi. La Commissione insiste sulla cooperazione con Tunisia, Libia, Marocco, Algeria, Egitto, Mauritania e Senegal per ridurre le partenze irregolari, rafforzare la gestione delle frontiere, sostenere rimpatri volontari e contrastare i trafficanti. Questo approccio trova il sostegno dei governi più esposti sulle rotte mediterranee, a partire da Italia e Grecia, ma continua a sollevare dubbi tra chi teme una dipendenza eccessiva da partner fragili o autoritari. A Bruxelles, tuttavia, il baricentro politico si è spostato: la priorità condivisa dalla maggioranza dei leader è ridurre gli arrivi irregolari e aumentare l’effettività dei rimpatri, anche a costo di tensioni con Parlamento europeo, organizzazioni umanitarie e agenzie internazionali.

Tra i punti meno centrali ma politicamente rilevanti ci sarà anche il contrasto alle droghe illecite, tema che il Consiglio europeo affronta per la prima volta con questa visibilità. I leader faranno il punto sull’attuazione della strategia Ue in materia di droghe, in un contesto segnato dall’aumento dei traffici internazionali, dalla pressione sui porti europei e dal legame tra narcotraffico, criminalità organizzata e sicurezza interna. Sarà un dossier meno divisivo rispetto a Medio Oriente o bilancio, ma utile per rafforzare il messaggio di un’Unione attenta anche alle minacce che hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana dei cittadini. Nel complesso, il vertice del 18 e 19 giugno si profila come una riunione di raccordo. Il risultato più importante, per Costa, potrebbe essere tentare di mantenere un’unità di vedute comune tra dossier molto diversi, evitando che le divisioni su bilancio, Gaza, rapporti con la Russia o migrazione oscurino la capacità dell’Ue di presentarsi come attore politico credibile in una fase di instabilità globale.

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