K metro 0 – Bruxelles – Una nuova polemica coinvolge la Commissione europea dopo la decisione di aprire un profilo su W Social, piattaforma nata in Svezia e presentata come alternativa europea ai grandi social network internazionali. A far discutere non è tanto la presenza dell’esecutivo comunitario sulla nuova rete, quanto il modo in cui
K metro 0 – Bruxelles – Una nuova polemica coinvolge la Commissione europea dopo la decisione di aprire un profilo su W Social, piattaforma nata in Svezia e presentata come alternativa europea ai grandi social network internazionali. A far discutere non è tanto la presenza dell’esecutivo comunitario sulla nuova rete, quanto il modo in cui questa adesione è stata comunicata.
W Social è stata lanciata ufficialmente nei giorni scorsi a Bruxelles, dopo essere stata presentata all’inizio dell’anno durante il Forum Economico Mondiale di Davos. Il progetto punta a ritagliarsi uno spazio nel mercato dei social media facendo leva sul crescente interesse europeo per la sovranità tecnologica e la riduzione della dipendenza dalle grandi piattaforme straniere.
Nel corso dell’evento di presentazione, i promotori dell’iniziativa hanno annunciato l’arrivo sulla piattaforma di alcune delle più importanti figure istituzionali europee. Tra queste la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Presenti anche gli account ufficiali delle principali istituzioni dell’Unione.
Le critiche sono arrivate dopo un post pubblicato dalla stessa Commissione europea, nel quale veniva comunicata l’apertura del profilo su W Social. Nel messaggio si sottolineava, tra l’altro, la soddisfazione per l’ingresso in una piattaforma sviluppata in Europa. Un passaggio che, secondo alcuni osservatori, rischia di essere interpretato come una forma di sostegno a un’iniziativa privata.
Bruxelles respinge però questa lettura. Il portavoce per il digitale, Thomas Regnier, ha precisato che la Commissione non intende promuovere alcuna azienda e che l’annuncio aveva il solo scopo di informare i cittadini della presenza dell’istituzione su un nuovo canale di comunicazione.
Come riferisce Euractiv, Regnier ha invitato a distinguere tra la semplice comunicazione della presenza su una piattaforma e un’effettiva attività promozionale. La Commissione sostiene infatti di adottare da tempo una strategia basata sulla presenza in numerosi social network per raggiungere pubblici diversi.
Al momento l’esecutivo europeo è presente su oltre quindici piattaforme e considera la diversificazione dei canali digitali uno strumento essenziale per ampliare la diffusione delle proprie informazioni.
Le perplessità, tuttavia, restano. W Social è ancora in fase beta e non è disponibile liberamente a tutti gli utenti. L’accesso avviene infatti attraverso una lista d’attesa e molte delle funzionalità annunciate non sono ancora operative.
Sempre secondo quanto riportato dai media, la cofondatrice di W Social Anna Zeiter ha spiegato che in questa prima fase l’azienda sta privilegiando l’ingresso di giornalisti, rappresentanti politici e istituzioni europee. L’apertura completa al pubblico dovrebbe avvenire soltanto nel corso del prossimo anno.
La discussione arriva in un momento in cui l’Unione Europea cerca di rafforzare la propria autonomia nel settore tecnologico e digitale. Per questo motivo ogni iniziativa che riguarda piattaforme europee viene osservata con particolare attenzione, soprattutto quando coinvolge direttamente le istituzioni comunitarie.
Al di là delle polemiche, il caso evidenzia ancora una volta quanto sia delicato il confine tra comunicazione istituzionale e percezione pubblica. Un equilibrio che, nell’era dei social media, continua a essere oggetto di confronto anche all’interno delle stesse istituzioni europee.
Red/S.D/2026













