Quattro indagini in corso, su strage del 28 febbraio alla scuola di Minab, in Iran

Quattro indagini in corso, su strage del 28 febbraio alla scuola di Minab, in Iran

K metro 0 – Washington – A più di 4 mesi ormai, dall’attacco peggiore di tutte le operazioni militari condotte da USA e Israele contro l’Iran a partire dal 28 febbraio, incredibilmente non esiste ancora un resoconto definitivo di quanto accaduto, la mattina stessa di sabato 28 febbraio, a Minab, cittadina iraniana nel sud-est del Paese,

K metro 0 – Washington – A più di 4 mesi ormai, dall’attacco peggiore di tutte le operazioni militari condotte da USA e Israele contro l’Iran a partire dal 28 febbraio, incredibilmente non esiste ancora un resoconto definitivo di quanto accaduto, la mattina stessa di sabato 28 febbraio, a Minab, cittadina iraniana nel sud-est del Paese, a circa 25 km dallo Stretto di Hormuz.

Gli studenti della scuola elementare “Shajareh Tayyebeh” erano da poco in classe: intorno alle 9:40 del mattino, le bombe erano iniziate a cadere su Teheran, e alle 10:15, i media statali diffondevano l’avviso della chiusura delle scuole in tutto il Paese. In quel lasso di tempo, un missile statunitense “Tomahawk” (almeno questo è accertato, rileva l‘AP) colpiva in pieno la scuola.

L’Agenzia stampa, ha cercato di ricostruire la vicenda attingendo a informazioni di pubblico dominio, filmati video, rapporti sui diritti umani e interviste a ricercatori, civili e funzionari (rilasciate, però. spesso a condizione di mantenere l’anonimato), dentro e fuori l’Iran. Tuttavia, molti dettagli dell’accaduto – non solo l’elenco completo dei morti, ma anche il numero esatto dei proiettili che hanno colpito la scuola- rimangono ancora oscuri.

Nella mezz’ora circa trascorsa tra l’inizio del bombardamento americano-israeliano di Teheran e l’annuncio ufficiale della chiusura delle scuole nel Paese, comunque, insegnanti e amministratori della scuola hanno ritenuto prudente avvisare i genitori degli alunni sui telefoni fissi, perché riportassero anticipatamente i figli a casa (notizia confermata da un recente rapporto ufficiale di Airwars, gruppo indipendente con sede a Londra che monitora i conflitti in corso nel mondo). Ma il missile è arrivato prima, causando – secondo quanto poi riferito dai medici dell’ospedale locale –  almeno 108 morti, in prevalenza bambini; il giorno dopo, i media statali parlavano di circa 150 morti, e in seguito il bilancio delle vittime saliva a 168.

La scuola di Minab si trova accanto ad alcuni edifici usati dalla Marina dei Guardiani della Rivoluzione, logico bersaglio di primo piano degli attacchi USA (un video pubblicato online dall’agenzia di stampa iraniana Mehr, e verificato dal “New York Times”, mostra effettivamente un missile Tomahawk colpire l’edificio militare alle spalle della scuola, appunto il 28 febbraio). Originariamente, il palazzo che ospita la scuola faceva parte dello stesso complesso militare: prima di essere recintato e convertito  ad edificio scolastico oltre dieci anni fa. 

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che «l’aggressione americana e sionista contro la scuola elementare di Minab non sarà mai cancellata dalla memoria storica della nostra nazione». Mentre il 1º marzo, l’ambasciatore di Teheran all’ONU sollevava la questione, definita «ingiustificabile» e «criminale», presso l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani, Volker Turk. Ravina Shamdasani, portavoce dell’ Alto Commissariato, ha dichiarato: che Turk chiede “un’indagine rapida, imparziale e approfondita sulle circostanze dell’attacco. L’onere delle indagini ricade sulle forze che hanno perpetrato l’attacco». Ma in ogni caso, ha proseguito, «Il diritto bellico è inequivocabile… Tutti gli Stati e tutti i gruppi armati devono rispettarlo. Gli attacchi diretti contro civili o beni civili, così come gli attacchi indiscriminati, costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e possono essere qualificati come crimini di guerra». Anche Unicef e Unesco, come agenzie ONU specializzate, hanno espresso grave allarme per l’attacco alla scuola di Minab,

Attualmente, sono 4 le inchieste in corso su modalità e, soprattutto, responsabilità del grave accaduto: da parte, rispettivamente, di USA, primi ad essere chiamati in causa, Israele, ONU, come detto, ed Amnesty International.

L’amministrazione Trump non ha ancora accettato la responsabilità del fatto, né reso noti i risultati dell’indagine avviata dal Pentagono: interrogato dai media sull’incidente giorni fa, il presidente ha dichiarato di non aver letto il rapporto del Pentagono, e di non aver visto nulla che lo portasse a credere che fossero stati gli USA a compiere l’attacco.  Precisando poi, sabato 7 marzo, che le responsabilità della strage sarebbero solo degli iraniani, notoriamente maldestri nel maneggiare armamenti… L’attuale portavoce della Casa Bianca, Caroline Leavitt, ha dichiarato comunque, il 10 marzo, che il Presidente in ogni caso rispetterà i risultati dell’inchiesta. Ma è impossibile non rilevare le analogie tra questa strage di Minab e quanto accaduto a maggio 1999, durante la guerra del Kosovo, col bombardamento NATO dell’ambasciata di Pechino a Belgrado (che uccise tre cittadini cinesi, provocando crisi diplomatica con la Cina): dovuto ufficialmente, secondo l’inchiesta di allora, a grave errore umano, l’uso di mappe della capitale serba obsolete.  Diversi funzionari del Pentagono sostengono ora che difficilmente l’accaduto puo’ essere il risultato di un uso errato delle nuove tecnologie, come anzitutto l’ IA applicata alla guerra: ipotesi più probabile, dicono, resta quella di un devastante errore umano.

Anche Tel Aviv ha precisato di stare conducendo un’indagine sull’incidente. Nadav Shoshani, portavoce dell’ IDF, ha affermato che Israele non sa chi sia responsabile dell’attacco aereo, e che non è a conoscenza di alcuna operazione condotta dalle forze israeliane nella regione al momento dell’accaduto.  

Amnesty International stessa, infine, ha condotto un’indagine sull’attacco illegale, chiedendo – con Erika Guevara Rosas, alta direttrice delle campagne e ricerche di Amnesty-  che i responsabili di tale atto contro civili ne rispondano in giudizio, perchè l’atto rientrerebbe nei crimini di guerra.  Da parte loro, “le autorità iraniane – ha proseguito Guevara Rosas – devono fare tutto il possibile per allontanare immediatamente i civili dalle vicinanze di obiettivi militari e consentire agli osservatori indipendenti di entrare nel Paese. Devono anche ripristinare l’accesso a Internet facendo sì che 92 milioni di persone possano acquisire informazioni in grado di salvare le loro vite, e contattare i propri cari”.

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