K metro 0 – Kiev. Mentre la Russia intensifica gli attacchi contro l’Ucraina e promette di “aumentare la pressione”, dietro la dimostrazione di forza del Cremlino emergono segnali di crescente difficoltà sul piano militare, economico e sociale. Le analisi pubblicate da Franceinfo, incrociate con il rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS) e
K metro 0 – Kiev. Mentre la Russia intensifica gli attacchi contro l’Ucraina e promette di “aumentare la pressione”, dietro la dimostrazione di forza del Cremlino emergono segnali di crescente difficoltà sul piano militare, economico e sociale. Le analisi pubblicate da Franceinfo, incrociate con il rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS) e con le verifiche indipendenti della BBC Russian Service e di Mediazona, delineano un quadro nel quale Mosca continua a mantenere un’elevata capacità offensiva, ma paga un prezzo sempre più alto in termini di uomini, risorse e consenso interno.
L’ultimo segnale è arrivato con il devastante bombardamento che ha colpito Kiev nella notte tra mercoledì e giovedì, provocando almeno 27 morti e 91 feriti. Il giorno successivo la capitale ucraina ha proclamato il lutto cittadino. Poche ore dopo, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha ribadito che Mosca continuerà ad “aumentare la pressione” sull’Ucraina. Secondo Franceinfo, questa nuova escalation arriva in un momento particolarmente delicato per Vladimir Putin, il cui obiettivo iniziale di una rapida “operazione militare speciale” si è trasformato in una lunga guerra di logoramento.
A fotografare le dimensioni del conflitto è il nuovo rapporto del CSIS, uno dei principali centri di ricerca statunitensi in materia di sicurezza internazionale. Lo studio stima che, dall’inizio della guerra, le perdite complessive tra Russia e Ucraina abbiano raggiunto circa due milioni di militari tra morti, feriti e dispersi. La quota maggiore riguarderebbe Mosca, con circa 1,4 milioni di soldati colpiti e almeno 450.000 morti. Gli analisti evidenziano inoltre come le forze armate russe continuino a perdere oltre 30.000 uomini ogni mese, un ritmo che supera la capacità di reclutamento.
Anche il progetto investigativo realizzato dalla BBC Russian Service insieme al sito indipendente Mediazona, che da oltre tre anni verifica i caduti attraverso necrologi, registri pubblici, social network e documenti ufficiali, continua a documentare un aumento costante delle perdite russe. Gli stessi ricercatori precisano che il numero dei militari identificati rappresenta soltanto una parte del totale reale, poiché molti decessi non vengono resi pubblici dalle autorità.
Secondo i dati riportati da Franceinfo e ripresi dal rapporto del CSIS, dall’inizio del 2026 il rapporto delle perdite sarebbe cambiato sensibilmente: per ogni soldato ucraino ucciso o ferito, la Russia ne perderebbe in media otto, mentre fino alla fine del 2025 il rapporto oscillava tra due e tre a uno. Un’evoluzione attribuita soprattutto al crescente impiego, da parte di Kiev, di droni assistiti dall’intelligenza artificiale e alla strategia di colpire sempre più in profondità infrastrutture militari ed energetiche russe, con l’obiettivo di logorare la capacità bellica del Cremlino piuttosto che conquistare nuovo territorio.
Lo stesso Vladimir Putin, intervenendo il 12 giugno davanti a un gruppo di militari, ha riconosciuto l’intensificazione degli attacchi con droni, accusando l’Ucraina di voler minare il morale della popolazione russa e provocare danni economici. Nel frattempo, però, il CSIS descrive un esercito sempre più affaticato, con problemi di coordinamento tra le diverse componenti delle forze armate, episodi di corruzione, reclute scarsamente addestrate e un morale in progressivo deterioramento.
Le conseguenze della guerra iniziano a farsi sentire anche all’interno della Federazione Russa. Diversi attacchi ucraini hanno colpito impianti energetici e raffinerie anche lontano dal fronte, compresi siti nei pressi di Mosca e nell’area di San Pietroburgo. Secondo Franceinfo, alcune regioni hanno introdotto limitazioni alla vendita di carburante, mentre la Crimea occupata è stata posta in stato di emergenza. Parallelamente, le previsioni di crescita economica per il 2026 sono state ridotte allo 0,4%, mentre il governo è costretto ad aumentare il ricorso al debito per sostenere lo sforzo bellico.
“La guerra sta ormai producendo effetti profondi anche sull’economia civile”, osserva la politologa Carole Grimaud, docente dell’Università Paul-Valéry di Montpellier, intervistata da Franceinfo, citando l’aumento dell’inflazione, il rallentamento di numerosi investimenti e la crescente insoddisfazione della popolazione. A confermarlo è anche un recente sondaggio Gallup, secondo il quale sei russi su dieci ritengono che la situazione economica della propria regione stia peggiorando e oltre la metà denuncia una riduzione del proprio tenore di vita, il dato più negativo registrato negli ultimi vent’anni.
In questo contesto hanno suscitato attenzione alcune dichiarazioni dello stesso Putin, che per la prima volta ha ammesso pubblicamente l’esistenza di “problemi” causati dagli attacchi ucraini, pur sostenendo che la situazione non sia “critica”. Per Grimaud si tratta di un cambio di linguaggio significativo: fino a oggi il Cremlino aveva evitato di collegare apertamente le difficoltà interne alla guerra. Ciò non significa, però, che il potere del presidente russo sia realmente in discussione. Come osserva l’esperta, il sistema politico resta fortemente centralizzato e il dissenso continua a essere rigidamente controllato.
Un quadro confermato anche dal The Moscow Times, che ha raccolto la testimonianza di Dmitry Skorobutov, ex direttore della televisione di Stato Rossiya 1, secondo il quale Putin riceverebbe informazioni filtrate e parziali sull’andamento del conflitto. Una ricostruzione che trova punti di contatto con un’inchiesta pubblicata da Le Monde, nella quale diversi osservatori descrivono il presidente russo come sempre più isolato, circondato da collaboratori che tendono a confermare le sue convinzioni anziché metterle in discussione.
Dal canto suo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in dichiarazioni riportate da Ukrainska Pravda, sostiene che proprio questo progressivo indebolimento potrebbe spingere il Cremlino ad aumentare ulteriormente gli attacchi missilistici e con droni contro l’Ucraina nel tentativo di compensare le difficoltà sul terreno.
Resta infine aperta la questione della mobilitazione. Secondo diversi media russi indipendenti, il Cremlino starebbe valutando un nuovo richiamo alle armi dopo le elezioni della Duma previste per settembre. L’aumento dei premi destinati ai volontari, il reclutamento di detenuti e l’arruolamento di cittadini stranieri non sembrano infatti sufficienti a compensare le perdite subite al fronte. Una nuova mobilitazione rappresenterebbe però anche un rischio politico significativo per Putin, considerando che quella del settembre 2022 provocò proteste diffuse e la fuga all’estero di centinaia di migliaia di cittadini russi.
A oltre quattro anni dall’inizio dell’invasione, la Russia conserva un’enorme capacità militare e continua a colpire duramente l’Ucraina. Tuttavia, l’insieme dei dati raccolti da Franceinfo, CSIS, BBC Russian Service, Mediazona, Gallup, The Moscow Times e Le Monde restituisce l’immagine di un conflitto che sta progressivamente erodendo uomini, risorse economiche e margini di manovra politica del Cremlino. Resta da capire se questa crescente pressione sarà sufficiente ad aprire uno spazio per i negoziati oppure, al contrario, porterà a una nuova fase di escalation.













