K metro 0 – Parigi – Ridisegnare la Francia attorno ai suoi fiumi. Si tinge di Verde la campagna presidenziale di Jean-Luc Mélenchon. Il paladino della gauche ecologista, fondatore de La France Insoumise (LFI), candidato, per la quarta volta, all’Eliseo, ha lanciato la sua campagna il 7 giugno scorso, alla presenza di oltre 20.000 persone
K metro 0 – Parigi – Ridisegnare la Francia attorno ai suoi fiumi. Si tinge di Verde la campagna presidenziale di Jean-Luc Mélenchon. Il paladino della gauche ecologista, fondatore de La France Insoumise (LFI), candidato, per la quarta volta, all’Eliseo, ha lanciato la sua campagna il 7 giugno scorso, alla presenza di oltre 20.000 persone davanti alla Basilica di Saint-Denis,
proponendo la sostituzione delle attuali regioni del paese con “ecoregioni” che seguirebbero il corso dei bacini fluviali.
Istituite nel 2015 dal governo socialista di Manuel Valls, sotto la presidenza di François Hollande, le nuove regioni della Francia metropolitana erano state ridotte a 14, rispetto alle precedenti 22, per creare nuove entità amministrative “di taglia europea, in grado di operare sul fronte della pianificazione territoriale”.
Una riforma dell’architettura della Francia con l’obiettivo di risparmiare fino a 25 miliardi di euro all’anno, nel quadro di un processo generale di modernizzazione e di riduzione della spesa pubblica avviato a partire dal 2014.
“Le regioni ereditate dalla riforma del 2015” secondo Mélenchon, miravano ad accrescere la competitività o l’attrattività dei territori. “Ma i nostri obiettivi” ha dichiarato il leader della France Insoumise, “sono ben diversi: sono quelli della svolta ecologica”. Le regioni, saranno quindi “interamente ristrutturate attorno ai principali fiumi e bacini idrografici. Costituiranno la prima linea di difesa, fornendo proposte e attuando la pianificazione ecologica”.
Il territorio della Francia continentale, spiega Stephane de Sakutin in un suo recente reportage per l’AFP, è costituito da sei bacini idrografici: aree geografiche in cui i corsi d’acqua convergono verso un fiume, per poi sfociare in un estuario. Ciascun bacino può essere suddiviso in diversi sottobacini, seguendo il corso degli affluenti del suo corso principale. L’idea di utilizzare questa morfologia territoriale per creare nuove regioni era già presente nelle proposte di LFI durante la precedente campagna presidenziale.
Le eco-regioni si occuperanno esclusivamente di ambiente, destinando interamente le loro risorse finanziarie e fiscali alla pianificazione ecologica. I confini dei nuovi enti locali si baserebbero su quelli dei 24 sottobacini che strutturano l’area metropolitana. “Fiumi, torrenti e affluenti determinano specifiche forme geologiche e del paesaggio. Ma plasmano anche diversi tipi di attività umane e modelli insediativi”, spiega Claire Lejeune, consulente di Mélenchon. “Questo crea coerenza in termini di tutela di fiumi e torrenti lungo tutto il loro corso”.
I confini amministrativi sono stati tracciati lungo i limiti dei corsi d’acqua stessi. Ma tracciare un confine lungo un fiume significa necessariamente dividerne il bacino idrografico in una o più entità, ha spiegato un’esperta. Le attuali regioni hanno alcune responsabilità ambientali. In particolare, lo Stato ha delegato loro l’attuazione del programma europeo Natura 2000 che mira alla conservazione della biodiversità. “Ma da una sponda all’altra non abbiamo le stesse normative (…) Molto spesso abbiamo dovuto districarci tra sistemi diversi tra le regioni”.
Questa sensazione di confusione, causata dai confini regionali del 2015, è condivisa da Cécile Llovel, idrologa e direttrice dei progetti di Gestione dell’ambiente acquatico e prevenzione delle inondazioni (GEMAPI). “Ho diretto un progetto per il ripristino degli ambienti acquatici sul fiume Mosa. Abbiamo iniziato gli studi nel 2012 e abbiamo ottenuto l’autorizzazione per i lavori solo nel 2022”, lamenta. “Quando si opera a cavallo tra due strutture, si rischia di subire rallentamenti”.
L’esperta rimane scettica sulla fattibilità del progetto proposto da La France Insoumise. “Se fosse necessario cambiare l’organizzazione delle regioni, sarebbe estremamente complicato”, prevede. “Non credo che si possa spazzare via tutto e riprogettare tutto da capo”.
Per Claire Lejeune e Gabriel Amard, i parlamentari incaricati da Melenchon di coordinare le discussioni sul progetto delle ecoregioni, la ristrutturazione delle autorità locali esistenti consentirebbe loro anche di aumentare la vigilanza in materia di inquinamento. “Proteggere l’acqua è molto più facile all’interno di un’unica unità territoriale sostiene Claire Lejeune, secondo la quale un’ecoregione con giurisdizione sull’intero bacino idrografico consentirebbe “coerenza” nella prevenzione e nella gestione dell’inquinamento, favorendo la bonifica dei corsi d’acqua a valle e la prevenzione di un ulteriore inquinamento a monte.
Tuttavia, secondo Cécile Llovel, solo metà di questo obiettivo può essere pienamente raggiunto a breve termine. “Una volta che l’inquinamento raggiunge i fiumi, è troppo tardi. Non possiamo più trattare l’acqua.” “Si può ridurre l’inquinamento alla fonte, ma questo richiede diversi anni”, spiega.
Secondo l’ultimo bilancio preliminare pubblicato, la spesa effettiva totale delle regioni francesi ha superato i 41 miliardi di euro nel 2025. Quanti fondi pubblici verrebbero stanziati ai nuovi enti locali le cui responsabilità sarebbero incentrate esclusivamente sulla “transizione ecologica”? Gabriel Amard e Claire Lejeune assicurano che si terrà un’audizione con diversi esperti per tutto il mese di luglio. Questi incontri aiuteranno a determinare quali misure saranno incluse nel programma elettorale di Jean-Luc Mélenchon per le elezioni presidenziali del 2027. Ulteriori progressi potrebbero essere presentati verso la fine del mese di agosto, prima della pubblicazione del nuovo programma intorno a ottobre.
Se Mélenchon venisse sconfitto nella corsa all’Eliseo, i parlamentari di LFI non escludono di presentare il progetto all’Assemblea Nazionale sotto forma di disegno di legge.













